Sicurezza
Tragedia sulla Pania della Croce: scivola e muore nel crepaccio
Esperto escursionista ligure di 30 anni tradito dal ghiaccio mentre è nel Vallone dell’Inferno. Soccorritori costretti a muoversi via terra per due ore per raggiungere il luogo dell’incidente
MOLAZZANA. L’allarme al 118 è partito alle 17, quando già la luce cominciava rapidamente a calare: «Presto, un uomo è scivolato ed è caduto». Un allarme preoccupante visto da dove arrivava: una valle dell’Appennino dove già a cose normali è difficile arrivare, figurarsi all’imbrunire e un pieno inverno. Protagonista della terribile avventura un gruppo di tre escursionisti. Tra loro anche Moritz Stefan Wallenstätter, 30 anni, di origine tedesca ma residente a Rapallo (Genova). L’uomo che, nonostante la sua esperienza (secondo le prime informazioni era un componente del Soccorso Alpino Ligure), in questa escursione ha perso la vita.
Un esito drammatico di quella che avrebbe dovuto essere una giornata dedicata ad ammirare la bellezza delle Apuane in questo periodo dell’anno. Solo che condizioni degli ultimi giorni avevano reso quei sentieri una trappola. Una trappola mortale.
Teatro della tragedia il cosiddetto Vallone dell’Inferno sulla Pania della Croce. Un percorso da affrontare con molta prudenza, visto che sotto i piedi degli escursionisti non c’era soffice neve: la pioggia e il vento degli ultimi giorni, infatti, avevano trasformato il manto nevoso (qui, come nel resto dell’arco Appenninico Lucchese), facendo affiorare pericolosissimi lastroni di ghiaccio, già a quota mille metri. Insomma, sentieri difficili da praticare per tutti, anche per gli esperti dotati di attrezzature specifiche come i rampini.
Proprio il ghiaccio ha provocato a un certo punto la caduta di uno dei componenti della comitiva, che è scivolato in una sorta di profondo crepaccio, la cosiddetta “Buca della neve”. Un punto molto particolare della montagna garfagnina, dove neve e ghiaccio spesso rimangono anche nei mesi estivi.
Una volta partito l’allarme sono scattati i soccorsi che, visti i luoghi, non si sono rivelati affatto agevoli. Dalla centrale è stato fatto decollare l’eliambulanza Pegaso 3. Solo che l’elicottero, a causa delle condizioni meteo e della diminuzione di luminosità, non è potuto arrivare direttamente sul posto, con i soccorsi che potevano muoversi solo via terra.
L’elicottero ha lasciato la squadra del Soccorso Alpino Speleologico Toscano lungo il Sentiero del Pastore che porta al Rifugio Rossi, a circa un’ora e venti di cammino dal luogo dell’incidente, mentre sempre da terra si stava muovendo anche la squadra di soccorso di Querceta (poi però fatta rientrare per le pessime condizioni meteo).
Una volta raggiunto il ferito, dopo circa due ore, le sue condizioni si sono rivelate più gravi di quanto si pensava all’inizio (il primo allarme parlava di fratture agli arti inferiori). L’uomo era in fin di vita e il medico ha tentato una disperata rianimazione, ma senza successo. E alla fine non è rimasto altro da fare che dichiarare il decesso dell’escursionista. E anche la rimozione della salma si è rivelata assai complessa, con la squadra che ha recuperato la salma nella mattina di domenica 21.
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