Il Tirreno

Lucca

Il razzismo elevato a legge Gli anni di follia in mostra

di Michele Citarella
Il razzismo elevato a legge Gli anni di follia in mostra

Con l’avvicinarsi del Giorno della Memoria Palazzo Ducale ospita la rassegna  sulla propaganda nazifascista, durante l’inaugurazione il ricordo di Erno Erbstein

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LUCCA. Si è aperta a Lucca la mostra dal titolo “La razza umana”, che documenta, attraverso ritagli di giornali, documenti e foto, la propaganda antisemita nazista e fascista. All’inaugurazione a palazzo Ducale di giovedì scorso sono intervenuti Paolo Masini (vicepresidente Fondazione Museo della Shoah), il co-curatore della mostra Marcello Pezzetti e il sindaco di Lucca Alessandro Tambellini.

Tema centrale dei vari interventi è stato la sistematica organizzazione che negli anni Trenta del secolo scorso in Germania e in Italia (ma senza trascurare fenomeni in Russia, Francia e nell’Est Europa) è stata messa in piedi per divulgare nelle popolazioni l’idea dell’ebreo come soggetto da eliminare, in quanto individuato nemico e responsabile di tutti i mali dell’epoca. Regimi – sia quello di Hitler sia quello di Mussolini che avevano fatto utilizzo di una manipolata scienza della biologia e si erano serviti di scienziati di rilievo per giustificare l’odio verso gli ebrei e l’emancipazione delle leggi razziali. La propaganda è stata l’arma in più per inculcare nel popolo l’odio antisemita ed essa viene studiata nei dettagli da parte dei governi per renderla più convincente. Si creano superiorità di coscienza dell’italiano e dell’ariano rispetto all’ebreo, dove i dipinto dalla stampa con lineamenti goffi e miranti a renderlo legato al denaro e devoto a certi valori sono per propri interessi .

«Eppure – ha ribadito Pezzetti – c’erano ebrei con tratti scandinavi e quelli mediterranei, quelli di carnagione chiara e con gli occhi chiari e quelli di pelle olivastra, che facevano i più svariati mestieri e appoggiavano le più svariate idee politiche». Il cinema in Italia e i filmati creati ad hoc da Goebbels nel Reich erano armi potenti dei due regimi che crearono anche apposite riviste per sensibilizzare, con prove “scientifiche” la superiorità della razza ariana verso quella ebraica. In Italia il record di tiratura dell’epoca fu del periodico “Difesa della razza ariana”, distribuito in modo capillare in caffè, parrucchieri, scuole e uffici pubblici e perfino bagni da spiaggia. Nel Reich la polizia segreta puniva anche i rapporti sessuali tra ebrei e non ebrei.

Durante l’inaugurazione della mostra, è stata ricordata la figura di Erno Egrin Erbstein, allenatore ungherese della lucchese dal 1933 al 1938 di origine ebraica, vero e proprio innovatore e precursore di tanti illustri colleghi. Facilitato dal suo diploma di educazione fisica, studia tattica, metodi di allenamento e psicologia legata ai giochi di squadra. Inoltre, il suo principale mestiere (agente di borsa) lo porta ad essere un precursore dei moderni manager sportivi. Allenò Bari, Nocerina, Cagliari, ancora Bari e poi Lucchese, dove ottenne il massimo piazzamento fino ad ora mai avuto dai rossoneri: settimo posto in A in concorrenza con l’Ambrosiana Inter. Nella stagione successiva, una polmonite misteriosa lo portò di fatto a non essere più allenatore della Lucchese.

In realtà, Erbstein optò per il trasferimento a Torino, sponda granata, visto che al Liceo Classico Machiavelli di Lucca le figlie “non erano più gradite” dopo il vento razziale che iniziò a soffiare in Italia. Nel capoluogo piemontese ebbe la possibilità di iscrivere le figlie in un liceo privato e di facilitare una eventuale fuga oltre i confini nazionali. Grazie all’aiuto di Ferruccio Novo (presidente del Grande Torino), Erbstein rientrò in modo rocambolesco in Ungheria, dove vie in relativa tranquillità fino all’invasione nazista (1944), quando salvò la famiglia rifugiandosi nel consolato svedese. Finita la guerra, Erbstein tornò ai granata, ove vinse cinque scudetti, contribuendo alla nascita del mito del Grande Torino. Scampato alle persecuzioni nazifasciste, non sfugge al fatale destino della tragedia di Superga, nello schianto aereo al rientro della squadra da una amichevole a Lisbona nel maggio 1949. La mostra è visitabile fino al 10 febbraio (ore 9-19), con possibilità di visite guidate per le scolaresche (info al numero 0583 417481).

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