Proteste
Il molestatore è libero, la commessa ha paura
di Luca Tronchetti
L’immigrato simula gesti di autoerotismo all’interno del negozio
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LUCCA. La molesta all’interno di un negozio in via Fillungo dopo essersi accertato che dentro non c’è nessuno. Lui, un richiedente asilo di 27 anni originario del Gambia, cerca l’approccio con parole esplicite e frasi volgari mimando una masturbazione. Soltanto il sangue freddo della commessa e la presenza delle telecamere lo fa desistere e lo costringe ad allontanarsi. Un quarto d’ora dopo viene rintracciato da una pattuglia della volante nella zona di porta Santa Maria, portato in questura, riconosciuto dalla vittima e accusato di violenza privata. Una vicenda di cui Il Tirreno aveva parlato anche nell’edizione di sabato. Ma ieri mattina Mohammed Fall torna in libertà. Il giudice Tiziana Lottini non convalida l’arresto perché il codice non prevede la misura restrittiva per quel tipo di reato in assenza di flagranza. Per la convalidare sarebbe stata necessaria un’altra configurazione di reato: l’immigrato avrebbe dovuto spingersi oltre le parole. Il guaio è che l’extracomunitario ora è libero e può tornare in qualsiasi momento.
Angosciata. «Confesso: ho paura. - racconta tra l’amarezza e l’indignazione la commessa ventiseienne che abita in provincia di Pisa - Quando esco dal negozio di sera la zona è al buio e deve fare 6-700 metri per andare a prendere la macchina. Domanda: adesso se mi ritrovo da sola davanti a quell’energumeno chi vado a ringraziare? Fortunatamente a un centinaio di metri in un negozio lavora il mio compagno, ma non posso rivolgermi sempre a lui. Negli ultimi 8-9 mesi ho notato una presenza sempre maggiore di immigrati che non hanno niente da fare e rivolgono pesanti apprezzamenti ogni volta che la sera chiudiamo il negozio per tornarcene a casa. Serve una maggiore presenza di forze dell’ordine».
La storia. Sono le 17,30 e il giovane gambiano, alto più di un metro e 80 e con indosso un piumino grigio e pantaloni scuri, entra (dalle telecamere interne si nota che passa tre volte di fronte al locale per accertarsi che la ragazza fosse sola) e chiede in inglese un articolo per fumatori. «Faccio la commessa da 10 anni, conosco le lingue e so come comportarmi con gli immigrati. - racconta - Così gli mostro alcuni prodotti senza mai guardarlo in faccia». Lui li prova, ma dopo 4-5 minuti cambia umore e parla in italiano: «Un approccio in piena regola. Mi fa apprezzamenti pesanti e mi dice di voler far l’amore con me. Il tutto mentre simula gesti di autoerotismo appoggiando le mani ai pantaloni. A quel punto butta sul bancone tre pacchetti di sigarette, si avvicina e mi sono ritrovata accanto al muro, vicina alla porta del magazzino dove avevo lasciato il cellulare che è collegato con il responsabile del negozio. Mantengo la calma e alzo la testa indicandogli le telecamere. Lui indietreggia e guadagna l’uscita non prima di avermi detto che sarebbe tornato. In tanti anni una cosa simile non mi era mai accaduta. Sotto choc ho telefonato al mio compagno che ha avvertito la polizia. E in quel frangente ho chiamato anche il datore di lavoro che ha azionato il comando collegato con la telecamera interna. Senza quelle immagini non avrei mai riconosciuto il molestatore».
La polizia rintraccia il richiedente asilo che sostiene di essere un ospite della Croce Rossa, ma in realtà bivacca alla stazione.
Udienza di convalida. Davanti al giudice il gambiano parla in inglese sostenendo di non conoscere una parola in italiano quando l’approccio con la commessa era avvenuto nella nostra lingua. E al termine dell’udienza torna libero senza alcun obbligo visto che l’arresto è come se non fosse mai avvenuto.
Angosciata. «Confesso: ho paura. - racconta tra l’amarezza e l’indignazione la commessa ventiseienne che abita in provincia di Pisa - Quando esco dal negozio di sera la zona è al buio e deve fare 6-700 metri per andare a prendere la macchina. Domanda: adesso se mi ritrovo da sola davanti a quell’energumeno chi vado a ringraziare? Fortunatamente a un centinaio di metri in un negozio lavora il mio compagno, ma non posso rivolgermi sempre a lui. Negli ultimi 8-9 mesi ho notato una presenza sempre maggiore di immigrati che non hanno niente da fare e rivolgono pesanti apprezzamenti ogni volta che la sera chiudiamo il negozio per tornarcene a casa. Serve una maggiore presenza di forze dell’ordine».
La storia. Sono le 17,30 e il giovane gambiano, alto più di un metro e 80 e con indosso un piumino grigio e pantaloni scuri, entra (dalle telecamere interne si nota che passa tre volte di fronte al locale per accertarsi che la ragazza fosse sola) e chiede in inglese un articolo per fumatori. «Faccio la commessa da 10 anni, conosco le lingue e so come comportarmi con gli immigrati. - racconta - Così gli mostro alcuni prodotti senza mai guardarlo in faccia». Lui li prova, ma dopo 4-5 minuti cambia umore e parla in italiano: «Un approccio in piena regola. Mi fa apprezzamenti pesanti e mi dice di voler far l’amore con me. Il tutto mentre simula gesti di autoerotismo appoggiando le mani ai pantaloni. A quel punto butta sul bancone tre pacchetti di sigarette, si avvicina e mi sono ritrovata accanto al muro, vicina alla porta del magazzino dove avevo lasciato il cellulare che è collegato con il responsabile del negozio. Mantengo la calma e alzo la testa indicandogli le telecamere. Lui indietreggia e guadagna l’uscita non prima di avermi detto che sarebbe tornato. In tanti anni una cosa simile non mi era mai accaduta. Sotto choc ho telefonato al mio compagno che ha avvertito la polizia. E in quel frangente ho chiamato anche il datore di lavoro che ha azionato il comando collegato con la telecamera interna. Senza quelle immagini non avrei mai riconosciuto il molestatore».
La polizia rintraccia il richiedente asilo che sostiene di essere un ospite della Croce Rossa, ma in realtà bivacca alla stazione.
Udienza di convalida. Davanti al giudice il gambiano parla in inglese sostenendo di non conoscere una parola in italiano quando l’approccio con la commessa era avvenuto nella nostra lingua. E al termine dell’udienza torna libero senza alcun obbligo visto che l’arresto è come se non fosse mai avvenuto.
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