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IL CASO TOSCANA PANE
Azienda sfrattata dall’immobile
Dal novembre scorso la società non aveva la disponibilità dei luoghi
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ALTOPASCIO. Un fallimento inevitabile. Per due aspetti decisamente evidenti che il tribunale fallimentare (presidente Michele Fornaciari, giudici Giacomo Lucente e Carmine Capozzi) ha stigmatizzato nella sentenza che ha sancito il crac della Toscana Pane srl nata nel 2010 rilevando attraverso il concordato preventivo la «Toscopan». Quando il 22 giugno 2017 la Toscana Pane ha proposto istanza di pre concordato il bilancio al 31 dicembre 2016 vedeva un attivo circolante di 2,8 milioni e debiti per 6,7 milioni. Quattro mesi dopo l’attivo circolante era di 1,8 milioni e i debiti 6 milioni. Il 4 luglio il tribunale fallimentare ha concesso 60 giorni per elaborare un piano concorsuale, ma allo scadere la società ha rinunciato alla procedura. È emerso dall’istruttoria che il 31 ottobre 2017 l’attivo circolante era ridotto a 1,6 milioni mentre il totale del passivo era di 8,7 milioni con una perdita di esercizio di 784mila euro. Ergo: l’insolvenza si era aggravata con un’evidente incapacità di far fronte alle obbligazioni. Non solo. Il 23 gennaio 2017 la proprietaria dell’immobile della «Toscana Pane» aveva notificato all’azienda uno sfratto per morosità ottenendo dal giudice il 2 marzo 2017 ordinanza di provvisoria di rilascio e notificando il 23 novembre dello scorso anno il precetto di rilascio in modo che ad oggi la «Toscana Pane srl» non ha la disponibilità giuridica dell’immobile. E pure la trattativa per la concessione dell’azienda in affitto sino al 16 dicembre non era andata bene: non era stata sottoscritta alcuna bozza di accordo. Poi il 1 gennaio ecco l’affitto all’IPT di San Miniato.
Luca Tronchetti
Luca Tronchetti
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