Il dolore
Serve un contributo per pulire la Croce di Borgo Giannotti
di Luca Tronchetti
Sergio Bocchibianchi per 70 anni ha curato il monumento «Adesso intervengano gli enti, basterebbero 2-3000 euro»
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LUCCA. Chiede aiuto alle istituzioni. Che sia il Comune, la Provincia, la Regione o gli istituti ecclesiastici. Lui, Sergio Bocchibianchi, 82 anni, da circa 70 si è impegnato con passione e fede alla pulizia del monumento che si erge in piazza della Croce a Borgo Giannotti. Ma adesso è davvero stanco. L’età che avanza, la pensione che è sempre più misera e non lascia margini al superfluo, la scarsa attenzione dei nuovi residenti, sono causa di un’incuria insopportabile per l’antica Croce simbolo del Giannotti. «L’ho pulita sempre io assieme a qualche amico come Luciano Cerri - dice Bocchibianchi che entra in redazione assieme al compare di quartiere - E ci ho messo sempre anche i vasi da fiori e i lumini per addobbarla al meglio. L’ho fatto a mie spese senza chiedere niente a nessuno. L’ho fatto per il quartiere, per la fede che mi anima, perchè questo è un simbolo del Giannotti. Pensi che il 23 settembre 1989, quando papa Giovanni Paolo II fece visita alla nostra città, grazie anche all’interessamento dell’allora parroco di San Marco, don Antonio Tigli, si recò a Borgo Giannotti. E il Sommo Pontefice, Karol Wojtyla, benedì la nostra Croce. Fu un’emozione fortissima che gli abitanti che ancora vivono in questo quartiere ricordano con commozione».
L’origine. Il basamento e la Croce furono installate nella piazza, denominata poi piazza della Croce, nel 1847. Il monumento poi fu ristrutturato nel 1939 e nel 1991 fu rifatto il simbolo del martirio di Cristo. «Abbiamo fatto una ricerca sulle origini della Croce. - prosegue il pensionato - È emerso che a volerla fu il signor Giannotti di Piazza al Serchio che scendeva dalla Garfagnana per andare a trovare il fratello impiegato a Lucca. Ogni volta piantava un albero, ma quando ritornava l’anno successivo la pianta si era seccata. Così decise di erigere a sue spese il monumento con la Croce di Cristo Redentore. I fedeli si fermano in preghiera ed è un luogo caro ai lucchesi fuori le Mura. Versa in uno stato di totale abbandono. L’opera architettonica è completamente annerita e non è più procrastinabile la pulizia anche della scultura bronzea raffigurante Gesù Salvatore e la parte in marmo».
L’appello. «Attraverso le pagine de Il Tirreno - concludono i due amici del Giannotti - chiediamo un contributo da parte di enti, associazioni culturali, privati e amministrazioni. In fondo con due-tremila euro quella che per noi è un’opera d’arte e simbolo del quartiere può tornare all’antico splendore. Ci attendiamo un gesto di buona volontà da parte di chi ha a cuore la tradizione popolare della nostra bella città».
L’origine. Il basamento e la Croce furono installate nella piazza, denominata poi piazza della Croce, nel 1847. Il monumento poi fu ristrutturato nel 1939 e nel 1991 fu rifatto il simbolo del martirio di Cristo. «Abbiamo fatto una ricerca sulle origini della Croce. - prosegue il pensionato - È emerso che a volerla fu il signor Giannotti di Piazza al Serchio che scendeva dalla Garfagnana per andare a trovare il fratello impiegato a Lucca. Ogni volta piantava un albero, ma quando ritornava l’anno successivo la pianta si era seccata. Così decise di erigere a sue spese il monumento con la Croce di Cristo Redentore. I fedeli si fermano in preghiera ed è un luogo caro ai lucchesi fuori le Mura. Versa in uno stato di totale abbandono. L’opera architettonica è completamente annerita e non è più procrastinabile la pulizia anche della scultura bronzea raffigurante Gesù Salvatore e la parte in marmo».
L’appello. «Attraverso le pagine de Il Tirreno - concludono i due amici del Giannotti - chiediamo un contributo da parte di enti, associazioni culturali, privati e amministrazioni. In fondo con due-tremila euro quella che per noi è un’opera d’arte e simbolo del quartiere può tornare all’antico splendore. Ci attendiamo un gesto di buona volontà da parte di chi ha a cuore la tradizione popolare della nostra bella città».
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