Attenzione
Luvisotti e Avino respingono le accuse: «Auto mai promessa»
di Pietro Barghigiani
Corruzione del giudice Bufo, il direttore dell’Ivg e il vice rispondono all’interrogatorio e chiedono di tornare in libertà
3 MINUTI DI LETTURA
PISA. Un ricorso al Tribunale del Riesame di Genova per chiedere la revoca degli arresti domiciliari.
Lo annuncia l’avvocato Andrea Da Prato per il suo cliente, Virgilio Luvisotti, 84 anni, di Rigoli, dal 9 gennaio colpito dalla misura cautelare nell’ambito dell’inchiesta della Procura ligure “La giustizia di Zorro” conclusa con 7 arresti, di cui 4 in carcere e 3 ai domiciliari.
Appena un’ora è durato l’interrogatorio di garanzia per rogatoria con il gip Giuseppe Laghezza. Verso le 10,30 Luvisotti e il suo legale sono usciti dalla stanza del giudice che ora trasmetterà il verbale alla collega genovese che ha firmato gli arresti.
«Andiamo al Riesame» dichiara l’avvocato Da Prato all’uscita dalla stanza. «Luvisotti ha parlato e risposto alle domande del gip. È amareggiato per accuse che ritengo siano davvero una bufala» aggiunge il legale che ribadisce la totale estraneità del suo assistito agli addebiti che gli vengono mossi: aver promesso un’auto al giudice del Tribunale civile, Roberto Bufo per ottenere vendita e custodia di uno yacht da parte dell’Ivg di cui era direttore. Luvisotti, ex consigliere regionale e comunale di An, è accusato di corruzione in atti giudiziari. Stesso reato contestato a Giovanni Avino, 35 anni, di Pisa, vice direttore Ivg, difeso dall’avvocato Carlo Porcaro D’Ambrosio. Anche lui ha parlato respingendo le ipotesi che lo hanno portato ai domiciliari. E ha ribadito di non aver mai promesso il trasferimento dell’auto al magistrato che dispose la vendita dell’imbarcazione di lusso. L’avvocato ha chiesto per Avino la revoca dei domiciliari.
Il suo interrogatorio, come quello di Luca Paglianti, 53 anni, (difeso dall’avvocato Sandra Aringhieri), originario di Orciatico e residente a Marina di Pisa, architetto in Provincia e consulente per i Tribunali, si è tenuto nel primo pomeriggio. Tutti e tre sono ai domiciliari. Nel corso del confronto con il gip Laghezza, Luvisotti ha precisato di non sapere a chi l’auto, messa all’asta dall’Ivg, sia stata venduta. A comprarla fu un autosalone lucchese, nel cui capannone di proprietà si trova la sede dell’Ivg di Lucca. All’epoca l’ex proprietario dell’Istituto vendite giudiziarie di San Giuliano Terme era alle prese con un serio problema di salute e si trovava in ospedale.
Poi la questione delle date. Lo yacht è stato aggiudicato nel giugno 2016 (con un rialzo a favore dei creditori di oltre un milione di euro, ndr) a un messicano residente in Florida e pagato con il versamento dei 4,8 milioni di euro ad agosto, mentre il decreto di trasferimento è del febbraio 2017. La conversazione intercettata sul tema auto tra Bufo e un altro degli arrestati (l’avvocato Oberto Cecchetti, ndr) risale al maggio 2017. «Quando Luvisotti era in ospedale dopo aver subìto un’operazione importante e non pensava certo a Bufo e all’auto di cui si parla nell’inchiesta anche perché l’Ivg non era più suo» chiosa il legale. Nei prossimi giorni le pronunce del gip e del Tribunale del Riesame di Genova sulle richieste di tornare in libertà degli arrestati.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Lo annuncia l’avvocato Andrea Da Prato per il suo cliente, Virgilio Luvisotti, 84 anni, di Rigoli, dal 9 gennaio colpito dalla misura cautelare nell’ambito dell’inchiesta della Procura ligure “La giustizia di Zorro” conclusa con 7 arresti, di cui 4 in carcere e 3 ai domiciliari.
Appena un’ora è durato l’interrogatorio di garanzia per rogatoria con il gip Giuseppe Laghezza. Verso le 10,30 Luvisotti e il suo legale sono usciti dalla stanza del giudice che ora trasmetterà il verbale alla collega genovese che ha firmato gli arresti.
«Andiamo al Riesame» dichiara l’avvocato Da Prato all’uscita dalla stanza. «Luvisotti ha parlato e risposto alle domande del gip. È amareggiato per accuse che ritengo siano davvero una bufala» aggiunge il legale che ribadisce la totale estraneità del suo assistito agli addebiti che gli vengono mossi: aver promesso un’auto al giudice del Tribunale civile, Roberto Bufo per ottenere vendita e custodia di uno yacht da parte dell’Ivg di cui era direttore. Luvisotti, ex consigliere regionale e comunale di An, è accusato di corruzione in atti giudiziari. Stesso reato contestato a Giovanni Avino, 35 anni, di Pisa, vice direttore Ivg, difeso dall’avvocato Carlo Porcaro D’Ambrosio. Anche lui ha parlato respingendo le ipotesi che lo hanno portato ai domiciliari. E ha ribadito di non aver mai promesso il trasferimento dell’auto al magistrato che dispose la vendita dell’imbarcazione di lusso. L’avvocato ha chiesto per Avino la revoca dei domiciliari.
Il suo interrogatorio, come quello di Luca Paglianti, 53 anni, (difeso dall’avvocato Sandra Aringhieri), originario di Orciatico e residente a Marina di Pisa, architetto in Provincia e consulente per i Tribunali, si è tenuto nel primo pomeriggio. Tutti e tre sono ai domiciliari. Nel corso del confronto con il gip Laghezza, Luvisotti ha precisato di non sapere a chi l’auto, messa all’asta dall’Ivg, sia stata venduta. A comprarla fu un autosalone lucchese, nel cui capannone di proprietà si trova la sede dell’Ivg di Lucca. All’epoca l’ex proprietario dell’Istituto vendite giudiziarie di San Giuliano Terme era alle prese con un serio problema di salute e si trovava in ospedale.
Poi la questione delle date. Lo yacht è stato aggiudicato nel giugno 2016 (con un rialzo a favore dei creditori di oltre un milione di euro, ndr) a un messicano residente in Florida e pagato con il versamento dei 4,8 milioni di euro ad agosto, mentre il decreto di trasferimento è del febbraio 2017. La conversazione intercettata sul tema auto tra Bufo e un altro degli arrestati (l’avvocato Oberto Cecchetti, ndr) risale al maggio 2017. «Quando Luvisotti era in ospedale dopo aver subìto un’operazione importante e non pensava certo a Bufo e all’auto di cui si parla nell’inchiesta anche perché l’Ivg non era più suo» chiosa il legale. Nei prossimi giorni le pronunce del gip e del Tribunale del Riesame di Genova sulle richieste di tornare in libertà degli arrestati.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
