Il Tirreno

Lucca

«Prima che colleghi erano grandi amici»

di Marco Pagli
«Prima che colleghi erano grandi amici»

Proprietari del ristorante Osteria 30 nel centro di Empoli lavoravano insieme da circa vent’anni: iniziarono con un pub

4 MINUTI DI LETTURA





EMPOLI. Nella vita avevano condiviso molto, quasi tutto. Proprio come succede tra amici. Una quotidianità scandita fianco a fianco, condividendo gioie e dolori, sudore e soddisfazioni.

Marco Alderighi e Michele Di Giovanni, 40 anni da compiere a giugno il primo e 42 anni il secondo. Entrambi imprenditori: deceduto il primo nella sua stessa abitazione, e il secondo a lottare per la vita nella camera iperbarica dell’ospedale pisano di Cisanello. Imprenditori ma non solo: soci e colleghi di lavoro. Ma prima di tutto amici.

Erano partiti domenica mattina, giorno di chiusura del loro Ristorante Osteria 30 a Empoli, per trascorrere due giorni in montagna nella casa di Marco a San Pellegrino in Alpe in Garfagnana. Due giorni di svago e di riposo, due giorni cominciati come tanti altri ma finiti in tragedia. Nella peggiore delle tragedie.

Empoli si è svegliata in un incubo e così tutto il circondario, dove i due sono conosciuti e apprezzati. «Siamo sgomenti, senza parole – scandiscono tra le lacrime amici e conoscenti – abbiamo perso una bellissima persona, generosa e piena di vita. Non è giusto morire così. Rimaniamo appesi alla speranza che Michele riesca a uscire fuori da questa situazione».

Uno sgomento che si è propagato attraverso i social e passando nel centro di Empoli ha raggiunto tutti.

Marco, che aveva una figlia di quattro anni, e Michele, che in quella casa ha perso il suo Bruno cane spinone, si conoscevano da sempre e da sempre lavoravano assieme, titolari di alcuni dei locali più conosciuti del territorio. Ma a farli sentire parte di una comunità, che negli anni era diventata una grande famiglia, erano state anche le loro passioni. Non solo la cucina, ma anche il calcio e la musica, la città.

Avevano cominciato a nemmeno vent’anni aprendo il pub Green Stage a Fibbiana, frazione di Montelupo. Era la seconda metà degli anni ’90 e il loro locale in poco tempo diventò un punto di riferimento per i giovani di tutto il circondario. Insieme erano una fucina di idee che riusciva a conquistare, trascinare e attrarre. Innovativi e competenti, felici di poter fare ciò che più piaceva loro: divertire e divertirsi. Poi nel 2004 era arrivata un’altra grande scommessa, nella quale avevano coinvolto altri amici: il ristorante Zenzero di via Paladini.

Per la prima volta la cucina creativa sbarcava nel quadrilatero: un locale curato che proponeva piatti innovativi. Ancora una volta Marco e Michele erano riusciti nell’impresa di entrare nei cuori dei clienti con la spontaneità e la determinazione che li aveva sempre contraddistinti.

L’ultima fatica era stata proprio l’Osteria 30 di via dei Forni, aperta quasi per gioco e ancora una volta coronata con un successo. Questa volta al centro della loro offerta c’era la tradizione gastronomica del territorio, impreziosita da prodotti a chilometro zero.

«Loro due sono sempre stati amici prima ancora che colleghi – racconta Freddy Lavezzo, titolare del negozio Discofollia – li conosco da sempre, da quando con il loro Green Stage animavano le serate dei giovani della zona. Difficile trovare un difetto: ragazzi bravissimi e dei grandi imprenditori. Ognuna delle loro creazioni si è trasformata in un successo. Siamo dilaniati dalla morte di Marco e incrociamo le dita per Michele. Intorno a lui si sta stringendo la città».

Marco Alderighi lascia la compagna Caterina, impiegata nel negozio di abbigliamento Dixie, e una figlia di quattro anni, il fratello Simone e la famiglia. Originario di Carraia, da alcuni anni era tornato a Samminiatello. La sua grande passione, assieme al lavoro, era il calcio. Era cresciuto nelle giovanili del Certaldo e negli anni si era affermato come una giovane promessa. Aveva fatto alcune esperienze in categoria per approdare nel campionato Uisp dopo alcuni anni: il Ponzano, con il quale aveva vinto anche un campionato, e poi il Valdorme, per poi approdare sui campi di calcio a 7.

«Il ricordo più bello che ho di lui – racconta Dino Biondo, allenatore del Ponzano 2008/2009 – è quando alzò la coppa del campionato con mio figlio per mano. Era un ragazzo splendido, che conoscevo da una vita. Non si può morire così».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

La manifestazione

Firenze, oltre 2.000 studenti in corteo: «Se ci togliete il futuro noi vi blocchiamo il presente»

di Redazione Firenze