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Arresti: Luvisotti prepara il ricorso

Arresti: Luvisotti prepara il ricorso

Il legale: «Non ha mai promesso o venduto auto a Bufo» Domani interrogatori di garanzia per i tre ai domiciliari

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LUCCA. Sono previsti per domani pomeriggio gli interrogatori di garanzia per i tre arrestati ai domiciliari nell’inchiesta “La giustizia di Zorro”.

Alle 15 davanti al gip Giuseppe Laghezza, che procede per rogatoria, sfileranno Luca Paglianti, 53 anni, originario di Orciatico e residente a Marina di Pisa, architetto in Provincia e per il Coni regionale oltre che consulente per i Tribunali, assistito dall’avvocato Sandra Aringhieri; Virgilio Luvisotti, 84 anni di San Giuliano, ex consigliere regionale di An, direttore dell’Ivg di Pisa e Lucca, difeso dall’avvocato Andrea Da Prato; Giovanni Avino, vice direttore, 35 anni, di Pisa, tutelato dall’avvocato Carlo Porcaro D’Ambrosio. L’accusa è di corruzione in atti giudiziaria.

Sono in carcere da una settimana il giudice del Tribunale civile di Pisa, Roberto Bufo, 56 anni, di La Spezia residente a Marina di Carrara, ex giudice a Lucca ed ex assessore a Vergemoli; Roberto Ferrandi, 65 anni, di Carrara, commercialista dalla cui attività sospetta nelle aste è partita l’inchiesta; la figlia Francesca Ferrandi, 29 anni, avvocato con studio a Pisa; Oberto Cecchetti, 71 anni, romano, avvocato. Ai quattro viene contestata l’associazione a delinquere finalizzata alla corruzione in atti giudiziari, turbativa d’asta, peculato e falso in atto pubblico. Per loro i filoni sono due: quello di Massa con le aste immobiliari per le quali, secondo l’accusa, brigavano in combutta Ferrandi padre e il giudice Bufo e quello di Pisa dove, sempre il magistrato, stavolta con la figlia del commercialista, procedeva con incarichi per amministrazioni di sostegno e curatele di eredità giacenti dai quali ricavare delle utilità. Nell’aula gip si terranno gli interrogatori di garanzia che, di fatto, saranno poco più di una formalità visto che verranno svolti su delega del giudice che ha firmato gli arresti. Probabile la presentazione di memorie scritte o di dichiarazioni spontanee al giudice che non conoscendo gli atti non potrà interrogare gli indagati.

Intanto, la difesa di Luvisotti sta preparando il ricorso al Tribunale del riesame contro la misura cautelare dei domiciliari.

«Basta leggere le carte per capire che il mio cliente non ha commesso quello di cui viene accusato – spiega il legale – la contestazione è di aver promesso un’auto a Bufo per ottenere la custodia e la vendita di uno yacht. Nelle intercettazioni non c’è una sola conversazione tra Bufo e Luvisotti che abbia come tema l’auto. Non solo. La Mercedes Glk di cui si parla non è mai stata comprata dal giudice. È stata sequestrata nell’autosalone lucchese che l’aveva acquistata all’asta online bandita dall’Ivg. Lo yacht viene assegnato a giugno 2016 e pagato ad agosto. Luvisotti al momento della vendita non è più proprietario dell’Ivg. Ha cedute tutte le sue quote ad Avino. Non si capisce che vantaggio abbia avuto dalla provvigione e dalla custodia dell’imbarcazione. Lui è rimasto come direttore, un ruolo di rappresentanza, ma non è più proprietario. Della macchina poi si fa riferimento nelle intercettazioni nel febbraio 2017 perché Bufo ne voleva acquistare una. Era un interesse generico. Se davvero Luvisotti voleva dare quella Mercedes al giudice perché aspettare quasi un anno? E, ripeto, la macchina è stata comprata da un autosalone lucchese. E a loro che Bufo si rivolge per avere informazioni. Luvisotti in questa fase non ha alcun ruolo».

Sempre domani la commissione del Csm che si occupa dei provvedimenti disciplinari si occuperà di Bufo per il quale sia il ministro della Giustizia, Andrea Orlando che il procuratore generale della Cassazione hanno chiesto la sospensione dal servizio.(p.b.)



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