Lutto
Lo smog non va in vacanza Natale all’insegna dei Pm10
di Emanuela Ambrogi
In due settimane la centralina di Fornoli ha fatto registrare ben otto sforamenti Proprio il 25 dicembre (senza traffico pesante sulle strade) il dato più elevato
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BAGNI DI LUCCA. Torna a farsi preoccupante la qualità dell’aria nella zona di Bagni di Lucca. Nonostante dal primo novembre sia in vigore anche qua l’ordinanza che vieta di bruciare i residui vegetali, nel periodo natalizio si sono avuti otto superamenti dei limiti di legge per la quantità di polveri sottili nell’aria.
Tra il 24 dicembre e il 6 gennaio la centralina Arpat di Fornoli è arrivata a registrare la presenza anche di 116 microgrammi (µg) di polveri sottili per metro cubo d’aria, quando il limite è di 50. Il dato risale al giorno di Natale, fatto che pone parecchi interrogativi: il traffico pesante era fermo quel giorno, possibile che quel dato sia stato provocato dal traffico delle sole auto? E quanto ha influito l’utilizzo degli impianti di riscaldamento in quelle abitazioni utilizzate dai vacanzieri solo in questo periodo? Ci possono essere altre cause? Sta di fatto che già nel giorno della Vigilia la centralina di Fornoli aveva indicato uno sforamento, con un valore di 62 per le Pm10, poi il già citato 116 di Natale, il 78 di Santo Stefano. Qui una tregua fino al 31 dicembre, quando si è arrivati a 75 µg. Il nuovo anno si è aperto a quota 62. Quindi gli altri sforamenti il 4 (62 µg), il 5 (69) e il 6 (52).
Certamente l’assenza di ventilazione ha influito, ma resta il fatto che la particolare conformazione orografica della Val di Lima favorisce il ristagno delle polveri sottili. A differenza di quanto accaduto a Lucca e nei Comuni della Piana, divieto di falò a parte, non ci sono state per ora altre ordinanze per prevenire l’immissione di sostanze inquinanti nell’aria, imposte peraltro dalla legge solo quando si superano i limiti per cinque giorni consecutivi. In ogni caso i provvedimenti presi dagli altri Comuni, soprattutto per limitare il transito dei mezzi più vecchi e inquinanti, non hanno dato in sostanza alcun risultato.
Più volte gli ambientalisti, citando anche i dati degli pneumologi dell’Asl che hanno parlato di un aumento del 10% dei ricoveri per patologie dell’apparato respiratorio dovute allo smog almeno come concausa, hanno chiesto agli enti locali interventi più incisivi. A partire da un accordo tra Comuni, Ministero e Polstrada per controlli sui veicoli diesel più inquinanti. Si era invano parlato di coinvolgere anche le società del gas in una politica che incentivi e sostenga le famiglie che intendono passare dal riscaldamento a legna a quello a metano; di potenziare il sistematico controllo del rispetto dei limiti di temperatura negli uffici pubblici; di aumentare le verifiche sul reale impatto delle centraline a biomasse che stanno spuntando come funghi; di sollecitare l’Asl perché certifichi, con una seria indagine epidemiologica, l’incidenza delle polveri sottili nelle malattie dell’apparato respiratorio e cardiovascolare e indichi tutti i possibili provvedimenti per una campagna di prevenzione.
Più in generale da sempre gli ambientalisti premono perché la Regione potenzi il personale dell’Arpat per incrementare i controlli sulle emissioni delle attività industriali e artigianali, grandi e piccole. Infine – altro elemento messo in rilievo laddove, come nella Piana, qualche ordinanza antismog è stata tentata – da più parti si sono sollecitati controlli efficaci per verificare che poi le ordinanze vengano rispettate. Per il momento non resta che sperare nella pioggia e nel vento, che restano le uniche vere armi per respirare un’aria meno inquinata.
Tra il 24 dicembre e il 6 gennaio la centralina Arpat di Fornoli è arrivata a registrare la presenza anche di 116 microgrammi (µg) di polveri sottili per metro cubo d’aria, quando il limite è di 50. Il dato risale al giorno di Natale, fatto che pone parecchi interrogativi: il traffico pesante era fermo quel giorno, possibile che quel dato sia stato provocato dal traffico delle sole auto? E quanto ha influito l’utilizzo degli impianti di riscaldamento in quelle abitazioni utilizzate dai vacanzieri solo in questo periodo? Ci possono essere altre cause? Sta di fatto che già nel giorno della Vigilia la centralina di Fornoli aveva indicato uno sforamento, con un valore di 62 per le Pm10, poi il già citato 116 di Natale, il 78 di Santo Stefano. Qui una tregua fino al 31 dicembre, quando si è arrivati a 75 µg. Il nuovo anno si è aperto a quota 62. Quindi gli altri sforamenti il 4 (62 µg), il 5 (69) e il 6 (52).
Certamente l’assenza di ventilazione ha influito, ma resta il fatto che la particolare conformazione orografica della Val di Lima favorisce il ristagno delle polveri sottili. A differenza di quanto accaduto a Lucca e nei Comuni della Piana, divieto di falò a parte, non ci sono state per ora altre ordinanze per prevenire l’immissione di sostanze inquinanti nell’aria, imposte peraltro dalla legge solo quando si superano i limiti per cinque giorni consecutivi. In ogni caso i provvedimenti presi dagli altri Comuni, soprattutto per limitare il transito dei mezzi più vecchi e inquinanti, non hanno dato in sostanza alcun risultato.
Più volte gli ambientalisti, citando anche i dati degli pneumologi dell’Asl che hanno parlato di un aumento del 10% dei ricoveri per patologie dell’apparato respiratorio dovute allo smog almeno come concausa, hanno chiesto agli enti locali interventi più incisivi. A partire da un accordo tra Comuni, Ministero e Polstrada per controlli sui veicoli diesel più inquinanti. Si era invano parlato di coinvolgere anche le società del gas in una politica che incentivi e sostenga le famiglie che intendono passare dal riscaldamento a legna a quello a metano; di potenziare il sistematico controllo del rispetto dei limiti di temperatura negli uffici pubblici; di aumentare le verifiche sul reale impatto delle centraline a biomasse che stanno spuntando come funghi; di sollecitare l’Asl perché certifichi, con una seria indagine epidemiologica, l’incidenza delle polveri sottili nelle malattie dell’apparato respiratorio e cardiovascolare e indichi tutti i possibili provvedimenti per una campagna di prevenzione.
Più in generale da sempre gli ambientalisti premono perché la Regione potenzi il personale dell’Arpat per incrementare i controlli sulle emissioni delle attività industriali e artigianali, grandi e piccole. Infine – altro elemento messo in rilievo laddove, come nella Piana, qualche ordinanza antismog è stata tentata – da più parti si sono sollecitati controlli efficaci per verificare che poi le ordinanze vengano rispettate. Per il momento non resta che sperare nella pioggia e nel vento, che restano le uniche vere armi per respirare un’aria meno inquinata.
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