Italia
Incentivi “gonfiati”, minisanzioni ai dirigenti
La Corte dei Conti assolve Marchi, Nocchi e Turturici per il grosso delle accuse Rimangono in piedi le contestazioni per due lavori pagati all’1,6% invece che allo 0,5%
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LUCCA. All’epoca, circa cinque anni fa, fu noto come il caso degli incentivi facili. Le cifre finite ai dipendenti comunali come “incentivi alla progettazione”, ma che non sarebbero state dovute o, quantomeno, non con quegli importi. A farlo scoppiare fu l’allora ragioniere capo (ora in pensione) Serafino Turturici, con una relazione proprio sugli incentivi, poi ripresa in consiglio comunale da Piero Angelini. Parte di quella polemica fini anche sui tavoli della Corte dei Conti che ora ha emesso la sua sentenza. Una decisione molto lieve, visto che Turturici, insieme a Giovanni Marchi e Paolo Nocchi (il primo tutt’ora dirigente di palazzo Orsetti, il secondo in pensione) sono stati condannati a pagare qualche centinaio di euro. Mentre il grosso degli addebiti a loro carico è caduto.
C’erano, infatti, due tipi di contestazione. La prima riguardava quattro determine adottate da Nocchi e Marchi e “vistate” da Turturici fra il febbraio 2010 e il febbraio 2012, che riconoscevano incentivi ai dipendenti comunali. Complessivamente, 49.209,65 euro. Questi soldi sarebbero stati dati in maniera non regolare perché relativi ad opere di manutenzione, che non sarebbero ricaduti entro il perimetro della legge sugli incentivi. Su richiesta della difesa, i giudici contabili hanno però richiesto di integrare la documentazione portando in aula i fascicoli delle opere in questione. E - secondo quanto riportato nella sentenza - in diversi casi i lavori sarebbero stati in realtà relativi a manutenzioni straordinarie, che davano diritto all’incentivo. Ma anche nel caso della manutenzione ordinaria, i giudici ritengono che non si può affermare «la sussistenza di una condotta gravemente colposa, stante il quadro complessivo vigente all’epoca di realizzazione delle condotte». In pratica, grande era la confusione sotto il cielo: non c’erano, infatti, interpretazioni univoche su quello che andava considerato lavoro da “incentivare” o meno. Addirittura c’erano amministrazioni che ammettevano a incentivo tutte le attività di manutenzione, straordinaria od ordinaria che fossero: un regolamento in tal senso era stato adottato anche dal ministero delle infrastrutture.
Se su questo punto i giudici hanno assolto i tre imputati, diversamente è andata per la seconda contestazione: in due casi sarebbero stati pagati incentivi dell’1,6% invece che dello 0,5%. Per questo i tre dirigenti sono stati condannati a rifondere cifre minime: si tratta di 394 euro per Nocchi, 192 euro per Marchi e 146 per Turturici, più gli interessi e le spese di giudizio.
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
C’erano, infatti, due tipi di contestazione. La prima riguardava quattro determine adottate da Nocchi e Marchi e “vistate” da Turturici fra il febbraio 2010 e il febbraio 2012, che riconoscevano incentivi ai dipendenti comunali. Complessivamente, 49.209,65 euro. Questi soldi sarebbero stati dati in maniera non regolare perché relativi ad opere di manutenzione, che non sarebbero ricaduti entro il perimetro della legge sugli incentivi. Su richiesta della difesa, i giudici contabili hanno però richiesto di integrare la documentazione portando in aula i fascicoli delle opere in questione. E - secondo quanto riportato nella sentenza - in diversi casi i lavori sarebbero stati in realtà relativi a manutenzioni straordinarie, che davano diritto all’incentivo. Ma anche nel caso della manutenzione ordinaria, i giudici ritengono che non si può affermare «la sussistenza di una condotta gravemente colposa, stante il quadro complessivo vigente all’epoca di realizzazione delle condotte». In pratica, grande era la confusione sotto il cielo: non c’erano, infatti, interpretazioni univoche su quello che andava considerato lavoro da “incentivare” o meno. Addirittura c’erano amministrazioni che ammettevano a incentivo tutte le attività di manutenzione, straordinaria od ordinaria che fossero: un regolamento in tal senso era stato adottato anche dal ministero delle infrastrutture.
Se su questo punto i giudici hanno assolto i tre imputati, diversamente è andata per la seconda contestazione: in due casi sarebbero stati pagati incentivi dell’1,6% invece che dello 0,5%. Per questo i tre dirigenti sono stati condannati a rifondere cifre minime: si tratta di 394 euro per Nocchi, 192 euro per Marchi e 146 per Turturici, più gli interessi e le spese di giudizio.
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