La manifestazione
Librerie, musei, hotel Le eccezioni al divieto
di Luca Cinotti
Le linee di indirizzo del Comune: banditi anche i nuovi panifici
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LUCCA. Stop a nuovi ristoranti, ma anche a nuovi panifici e nuovi alimentari. Sono queste le linee di indiirizzo che la giunta ha “inviato” al consiglio comunale in vista della preparazione dell’attesa moratoria di tre anni contro il “mangificio” in centro storico. Un provvedimento - sostenuto anche dalle categorie dei commercianti - che assorbirà quello già in vigore, terminato per la parte più “periferica” del centro (perdonate il gioco di parole) a fine dicembre e in vigore per il “salotto buono” fino a tutto il 2018.
Il documento prevede una serie di obiettivi da fissare. Il primo è quello dei divieti. O, meglio, della «sospensione per almeno tre anni» dell’avvio in centro di tre tipi di attività. In primis, quelle di «somministrazione di alimenti e bevande esercitate in qualunque forma prevista dalla legge regionale». Ristoranti, hamburgherie, paninoteche, dunque. Ma anche - c’è un riferimento esplicito - gli “home restaurant”, vale a dire le cene organizzate a pagamento da privati cittadini. La seconda attività sospesa è quella del «commercio al dettaglio in sede fissa dei generi appartenenti al settore alimentare». Un punto che si dovrebbe applicare anche ai minimarket che negli ultimi anni sono spuntati come funghi nelle vie del centro. Vengono poi ricomprese anche le attività artigianali e industriali di produzione, preparazione o vendita di prodotti alimentari, «compresa la panificazione».
La seconda parte delle direttive riguarda le eccezioni alla regola. Che - in gran parte - prevedono di poter aprire bar o ristoranti come attività accessorie. Sarà possibile infatti dare il via a uno di questi esercizi negli «istituti e luoghi della cultura» (cioè musei, parchi archeologici, ecc.) che appartengano a soggetti pubblici e «siano destinati alla pubblica fruizione».
Anche i privati potranno avere questa opportunità all’interno di librerie, teatri, cinema e musei, ma con un limite: la superficie per la somministrazione non potrà superare il 25% di quella destinata all’attività principale del sito.
C’è poi la funzione che può essere definita “sociale” e che viene salvaguardata: si tratta delle attività di ristorazione nelle stazioni dei mezzi di trasporto pubblico, nelle mense aziendali, negli enti e nelle scuole, negli ospedali, nella case di cura e di riposo, nelle strutture d’accoglienza per immigrati o rifugiati.
C’è poi il capitolo della “somministrazione temporanea”, che sarà consentita in concomitanza a «eventi o manifestazioni che si svolgono su area pubblica, oppure in area privata in occasioni per le quali il Comune abbia espresso un esplicito interesse». Sono ricompresi in questa previsione, ad esempio, i Comics o il Summer Festival.
Si lascia poi una porta aperta per gli alberghi già esistenti e con un servizio di somministrazione attivo per i propri clienti: se vorranno, potranno aprirlo anche al pubblico generico.
Infine, saranno esentati anche gli edifici pubblici e privati notificati come beni culturali.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Il documento prevede una serie di obiettivi da fissare. Il primo è quello dei divieti. O, meglio, della «sospensione per almeno tre anni» dell’avvio in centro di tre tipi di attività. In primis, quelle di «somministrazione di alimenti e bevande esercitate in qualunque forma prevista dalla legge regionale». Ristoranti, hamburgherie, paninoteche, dunque. Ma anche - c’è un riferimento esplicito - gli “home restaurant”, vale a dire le cene organizzate a pagamento da privati cittadini. La seconda attività sospesa è quella del «commercio al dettaglio in sede fissa dei generi appartenenti al settore alimentare». Un punto che si dovrebbe applicare anche ai minimarket che negli ultimi anni sono spuntati come funghi nelle vie del centro. Vengono poi ricomprese anche le attività artigianali e industriali di produzione, preparazione o vendita di prodotti alimentari, «compresa la panificazione».
La seconda parte delle direttive riguarda le eccezioni alla regola. Che - in gran parte - prevedono di poter aprire bar o ristoranti come attività accessorie. Sarà possibile infatti dare il via a uno di questi esercizi negli «istituti e luoghi della cultura» (cioè musei, parchi archeologici, ecc.) che appartengano a soggetti pubblici e «siano destinati alla pubblica fruizione».
Anche i privati potranno avere questa opportunità all’interno di librerie, teatri, cinema e musei, ma con un limite: la superficie per la somministrazione non potrà superare il 25% di quella destinata all’attività principale del sito.
C’è poi la funzione che può essere definita “sociale” e che viene salvaguardata: si tratta delle attività di ristorazione nelle stazioni dei mezzi di trasporto pubblico, nelle mense aziendali, negli enti e nelle scuole, negli ospedali, nella case di cura e di riposo, nelle strutture d’accoglienza per immigrati o rifugiati.
C’è poi il capitolo della “somministrazione temporanea”, che sarà consentita in concomitanza a «eventi o manifestazioni che si svolgono su area pubblica, oppure in area privata in occasioni per le quali il Comune abbia espresso un esplicito interesse». Sono ricompresi in questa previsione, ad esempio, i Comics o il Summer Festival.
Si lascia poi una porta aperta per gli alberghi già esistenti e con un servizio di somministrazione attivo per i propri clienti: se vorranno, potranno aprirlo anche al pubblico generico.
Infine, saranno esentati anche gli edifici pubblici e privati notificati come beni culturali.
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