Il Tirreno

Lucca

Gli escursionisti su ruote si organizzano

di Luigi Spinosi
Gli escursionisti su ruote si organizzano

È nato il Cert: il coordinamento vuol dar voce (e regole) agli appassionati, cercando un dialogo con istituzioni e associazioni

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LUCCA. Possiamo essere le persone più attente del mondo, le più preoccupate per ciò che ci circonda, le più prudenti, ma qualunque azione facciamo lasciamo, comunque la “nostra orma” sull’ambiente attorno a noi. Una premessa che ci pone davanti a due opzioni: non fare assolutamente nulla, ma proprio nulla (e lasciarsi morire d’inedia) o cercare il giusto compromesso. E questo vale per ogni campo della vita, compresi i momenti dedicati al divertimento. L’esempio è probabilmente un po’ estremo, ma rende bene l’idea di quanto sta cercando di fare il Cert, acronimo di “Coordinamento escursionisti su ruote della Toscana”, un’associazione che raccoglie tutti coloro che, per passione, percorrono sentieri nel verde ma, appunto, su ruote: che si tratti di moto, quad, biciclette o quant’altro. Appassionati che, agli occhi di molti, appaiono come “pirati”, che violano e rovinano l’ambiente con le loro ruote e il loro rumore. Ci si può fermare a quest’analisi, oppure si può cercare di trovare un punto di equilibrio, tra passione, rispetto per l’ambiente e per il prossimo.

Proprio questo è l’obiettivo del Cert, come spiega il suo presidente Stefano Pardini, di Camaiore e appassionato endurista: «Il nostro obiettivo è quello di radunare più gente possibile del mondo dell’escursionismo su ruote, per cercare di risolvere i problemi di convivenza, sia tra noi stessi (per esempio tra chi va in mountain bike e chi va in moto), sia con gli altri frequentatori del bosco. Si tratta di una questione di rispetto reciproco». Sì, perché i problemi sul tappeto sono molti. Da un’applicazione delle leggi che non brilla per uniformità («Le norme spesso vengono applicate con discrezionalità. E sì che il codice della strada quello è, eppure, ed è capitato, a volte, veniamo multati anche se rispettiamo le leggi»), alla mancanza di spazi ad hoc, nella nostra provincia, per praticare quello che, in fondo, è a tutti gli effetti uno sport. Ma soprattutto è la mancanza – appunto – di un coordinamento tra chi lo pratica al di fuori di una federazione sportiva (ossia la maggioranza): «Organizzati potremmo fare molto, potremmo avere un dialogo diretto con le istituzioni e con le altre associazioni, comprese quelle ambientaliste (e magari arrivare anche a collaborare in iniziative di tutela); potremmo dare assistenza legale ai praticanti. Ma anche stilare un decalogo di comportamento, a beneficio di tutti. Perché è vero, anche tra di noi, come in ogni campo, c’è chi si comporta male. Ma noi per primi vogliamo fermare certi comportamenti che danneggiano tutti». Ma per farlo servono, appunto, regole certe, che solo superando l’isolamento si possono dare.

Un modo anche per trasformare quello che molti vedono come un problema in un’opportunità: «Del resto, con i nostri raduni rappresentiamo anche un indotto economico non indifferente – conclude Pardini – e non dimentichiamoci altri aspetti: se è vero che il nostro passaggio a volte crea dei danni (e comunque, se organizzati, possiamo anche intervenire per rimediare), spesso è per merito nostro che molti sentieri rimangono aperti».

L’associazione (per contatti è su Fb, alla pagina “c.e.r.t. - coordinamento escursionisti su ruote toscana”) è nata poco più di un mese fa. Le idee ci sono, resta da vedere come saranno accolte.

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