Sicurezza
L’occupazione cresce ma è precaria oppure part-time
di Barbara Antoni
Gli avviamenti sono stati 5.800 nel 2017, soprattutto di donne La Cgil fa il bilancio e propone ai Comuni un patto sugli appalti
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LUCCA. Cresce l’occupazione nel 2017 in provincia di Lucca: segno più per 5.800 posti, di cui 4.800 riguardano lavoratrici donne (+7,1% rispetto al 2016) e mille per gli uomini (più 1,1). Il tasso di occupazione sale così al 57,3% per le donne (era il 54% nel 2015) e al 69,7% degli uomini. Sono i dati esposti dalla Cgil, attraverso il segretario generale Rossano Rossi e i segretari provinciali Rosaria Costabile e Fabrizio Simonetti. Nonostante il segno positivo, secondo gli esponenti sindacali, i dati non disegnano un quadro confortante. «La provincia di Lucca, come la Toscana, sta uscendo dalla crisi - commenta Rossi -, ma in maniera diversa da come vi è entrata. Si assiste a un arroccamento della ricchezza e a un aumento della povertà. I posti di lavoro che si sono creati, se divisi per media settimanale di ore, ne danni molti meno di quanti erano all’inizio della crisi. Dove c’era un posto a tempo pieno e indeterminato adesso ce ne sono tre, ma sono precari o part-time. Con l’era del “fast job” prendono campo forme di lavoro avviate anche solo per una settimana o anche tre giorni e questo contamina il dato reale dell’occupazione. I settori più interessati dalla frantumazione, sono commercio, turismo, servizi. Quello trainante il cartario».
Secondo l’analisi della Cgil, «sono le piccole aziende a pagare di più il prezzo della crisi. Si assiste oggi a un dilagare del lavoro nero e grigio nelle attività di minori dimensioni. E questo - aggiunge il segretario generale - è il far west dell’occupazione, che investe per larga parte il settore delle cooperative, fatte salve alcune eccezioni». «Sono spesso da considerarsi a livello di sfruttamento - aggiunge Costabile - anche gli interessati da progetti di alternanza scuola lavoro e da tirocini: la formazione si riduce alla fine a un lavoro mal pagato».
PROTOCOLLO APPALTI. Alle cooperative di servizi fanno ricorso spesso, oggi, le pubbliche amministrazioni, attraverso contratti di appalto. L’intenzione della Cgil è di mettere più paletti possibile alla regolarità dei contratti. La proposta è pronta, e porta la firma di Cgil, Cisl e Uil. «Nella piattaforma sociale che ogni anno presentiamo per la firma alle amministrazioni comunali - spiegano gli esponenti sindacali - per il 2018 abbiamo inserito un protocollo sugli appalti che aiuterebbe a contenere lo sfruttamento del lavoro. Abbiamo già inviato il testo a tutti i Comuni». «Anche la grande distribuzione locale in alcuni casi ricorre ad esempio a cooperative di pulizie o per altri servizi che non rappresentano il core business della società - aggiunge Simonetti -. Siamo stati sorpresi positivamente invece da alcune aziende private, che si sono rivolte a noi per informarsi sulla serietà di diverse cooperative prima di assegnare un appalto».
DISOCCUPAZIONE E CASSA INTEGRAZIONE. In base ai dati Cgil, dall’inizio della crisi, nel 2007, in provincia di Lucca si sono perse 12.000 unità di lavoro; il tasso attuale della disoccupazione è pari al 9,3%. Nel 2017, le ore totali di cassa integrazione sono di circa due milioni, e hanno interessato nel complesso duemila lavoratori dipendenti, per circa la metà di industrie metalmeccaniche e di aziende del comparto edile. In tutto, le aziende che hanno fatto ricorso alla cassa integrazione nel 2017 sono state 2.725, con un aumento del 23% rispetto al 2016. Le più importanti vertenze aperte, viene confermato, riguardano Kme e Snai. «Sul caso Kme - spiega Rossi - siamo favorevoli alla costruzione del pirogassificatore, sarebbe un valore aggiunto per le aziende di tutta la zona».
TESSERAMENTO. La Cgil provinciale chiude il 2017 con un numero di tesserati pari a circa 40.000. «Dato in sostanziale tenuta, con qualche aumento in alcune categorie - spiegano i sindacalisti -. Un risultato del genere, visto anche il clima che si respirava nella Cgil provinciale fino a poco tempo fa, è per noi motivo di orgoglio.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Secondo l’analisi della Cgil, «sono le piccole aziende a pagare di più il prezzo della crisi. Si assiste oggi a un dilagare del lavoro nero e grigio nelle attività di minori dimensioni. E questo - aggiunge il segretario generale - è il far west dell’occupazione, che investe per larga parte il settore delle cooperative, fatte salve alcune eccezioni». «Sono spesso da considerarsi a livello di sfruttamento - aggiunge Costabile - anche gli interessati da progetti di alternanza scuola lavoro e da tirocini: la formazione si riduce alla fine a un lavoro mal pagato».
PROTOCOLLO APPALTI. Alle cooperative di servizi fanno ricorso spesso, oggi, le pubbliche amministrazioni, attraverso contratti di appalto. L’intenzione della Cgil è di mettere più paletti possibile alla regolarità dei contratti. La proposta è pronta, e porta la firma di Cgil, Cisl e Uil. «Nella piattaforma sociale che ogni anno presentiamo per la firma alle amministrazioni comunali - spiegano gli esponenti sindacali - per il 2018 abbiamo inserito un protocollo sugli appalti che aiuterebbe a contenere lo sfruttamento del lavoro. Abbiamo già inviato il testo a tutti i Comuni». «Anche la grande distribuzione locale in alcuni casi ricorre ad esempio a cooperative di pulizie o per altri servizi che non rappresentano il core business della società - aggiunge Simonetti -. Siamo stati sorpresi positivamente invece da alcune aziende private, che si sono rivolte a noi per informarsi sulla serietà di diverse cooperative prima di assegnare un appalto».
DISOCCUPAZIONE E CASSA INTEGRAZIONE. In base ai dati Cgil, dall’inizio della crisi, nel 2007, in provincia di Lucca si sono perse 12.000 unità di lavoro; il tasso attuale della disoccupazione è pari al 9,3%. Nel 2017, le ore totali di cassa integrazione sono di circa due milioni, e hanno interessato nel complesso duemila lavoratori dipendenti, per circa la metà di industrie metalmeccaniche e di aziende del comparto edile. In tutto, le aziende che hanno fatto ricorso alla cassa integrazione nel 2017 sono state 2.725, con un aumento del 23% rispetto al 2016. Le più importanti vertenze aperte, viene confermato, riguardano Kme e Snai. «Sul caso Kme - spiega Rossi - siamo favorevoli alla costruzione del pirogassificatore, sarebbe un valore aggiunto per le aziende di tutta la zona».
TESSERAMENTO. La Cgil provinciale chiude il 2017 con un numero di tesserati pari a circa 40.000. «Dato in sostanziale tenuta, con qualche aumento in alcune categorie - spiegano i sindacalisti -. Un risultato del genere, visto anche il clima che si respirava nella Cgil provinciale fino a poco tempo fa, è per noi motivo di orgoglio.
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