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«Il tetto in eternit rispettava le norme Danni per 10 milioni»

«Il tetto in eternit rispettava le norme Danni per 10 milioni»

PORCARI. Nessuna rimozione dell'eternit era prevista per il capannone della Er.Ba. srl - contenente scarpe e ciabatte col marchio Rox - andato distrutto dal rogo propagatosi la sera del 27 dicembre....

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PORCARI. Nessuna rimozione dell'eternit era prevista per il capannone della Er.Ba. srl - contenente scarpe e ciabatte col marchio Rox - andato distrutto dal rogo propagatosi la sera del 27 dicembre. Il motivo? La copertura era in amianto ancora compatto, che quindi non costituiva un pericolo: «Leggo e sento dire tante inesattezze – precisa il proprietario dell'azienda di via Puccini Romano Ercolini – questo capannone era stato costruito nel 1985, quando ancora in Italia questo materiale, versatile e dal basso costo, era utilizzato in edilizia perché isolante e fonoassorbente. Soltanto nel 1992 è stato dichiarato fuorilegge sulle nuove costruzioni, ma non è che è diventata automaticamente obbligatoria la rimozione dove era già presente. In caso di presenza di amianto friabile, per capirsi meglio quello che si sfilaccia e provoca una parcellizzazione con spolveramento, facilmente inalabile e quindi pericoloso per la diffusione aerea di microfibre, allora è necessaria l'immediata rimozione con una procedura particolare per evitare la dispersione delle polveri di amianto. Ma non era questo il caso del capannone distrutto, che era stato controllato dai tecnici abilitati ed essendo in amianto compatto non presentava condizioni di degrado e non c'era l'obbligo di sostituzione. Non c'è stato alcun comportamento irregolare da parte nostra. Se vi fossero stati rischi immediati non avremmo esitato a sostituire la copertura».

Intanto le indagini dei carabinieri vanno avanti. I vigili del fuoco, al momento, non hanno trovato inneschi (difficile riuscirci visto che le fiamme si sono mangiate l'edificio), ma tutte le ipotesi da quella accidentale a quella dolosa restano aperte. Il proprietario, come già ribadito nell'edizione di ieri de Il Tirreno, conferma di non avere nemici, di non aver ricevuto lettere anonime o telefonate minatorie. E intanto, con l'aiuto di ingegneri e tecnici, cerca di capire la reale stima dei danni: «Sino a ieri pomeriggio c'erano ancora i vigili del fuoco a spegnere gli ultimi focolai. Comunque non andiamo lontano se parliamo di un danno economico complessivo, tra la merce e il magazzino di 5000 metri, superiore ai 10 milioni di euro. All'interno dell'edificio, oltre a migliaia di paia di scatole con all'interno calzature pronte per la distribuzione in Italia e all'estero, c'erano due furgoni Daily, muletti e scaffalature. Tutto è andato in fumo. Guardi da quanto mi è stato riferito c'è davvero poco da recuperare. Forse conviene buttar giù tutto e ricostruire. Come le ho già detto le ripercussioni a livello occupazionale purtroppo ci saranno, anche se l'attività legata alla distribuzione prosegue nell'altro capannone della Lalù. Siamo sul mercato da 42 anni, ma un momento così difficile come quello che stiamo vivendo adesso non ci era mai capitato».

Luca Tronchetti

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