Il Tirreno

Lucca

I maestri “retrocessi” scrivono a Enrico Rossi

di Federica Scintu

In centoventi si rivolgono al Governatore per vedere tutelati i propri diritti «Il ritorno alle graduatorie di istituto significa stipendi in ritardo anche di mesi»

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LUCCA. Uniti dalla condanna al precariato. Sono centoventi maestri e maestre, perlopiù quarantenni, che insegnano nelle scuole primarie e dell’infanzia della provincia di Lucca senza avere in mano una laurea e che, per questo motivo rischiano, dopo la sentenza del Consiglio di Stato in seduta plenaria del 20 dicembre, di dover abbandonare il sogno della stabilità, quello fatto di una cattedra di ruolo o quantomeno di una supplenza annuale nello stesso istituto per riprendere con il tran tran delle supplenze brevi tra una scuola e l’altra. Scrivono al presidente della Regione Toscana Enrico Rossi chiedendogli aiuto, quale «politico attento ai temi del lavoro e dell’occupazione».

Sono solo una parte dei seicento insegnanti a livello provinciale che potenzialmente saranno colpiti dal macigno di questo verdetto: per loro infatti, è prevista la retrocessione dalle graduatorie a esaurimento alle graduatorie di istituto. Uno spietato gioco dell’oca dove coloro che insegnano avendo come titolo il diploma magistrale conseguito prima del 2002, anno a partire dal quale divenne obbligatorio per i maestri essere laureati, sono costretti a tornare alla casella “riparti dal via” in attesa del prossimo lancio dei dadi.

Ecco, è in questo scenario che si muove una protesta che è più un grido di aiuto, la richiesta di essere ascoltati, di avere la possibilità di dialogare con le istituzioni per spiegare che a rischio ci sono centinaia di contratti di lavoro solo in provincia di Lucca, più di ottomila in tutta la Toscana. «Abbiamo deciso di scrivere una lettera al governatore – dichiara il portavoce del gruppo lucchese, Luchino Galli – perchépensiamo che dopo la sentenza del Consiglio di Stato sia necessario aprire un canale diretto con la Regione. Chiediamo che venga trovata una soluzione politica visto che in pericolo c’è il posto di lavoro di migliaia di maestri e maestre e con essi la stabilità economica delle loro famiglie».

Per i condannati alla retrocessione non c’è nemmeno la certezza, seppur con una modifica contrattuale, che possano concludere l’anno scolastico in corso negli istituti in cui insegnano. E molti di loro sono insegnanti di sostegno. Sebbene infatti la stessa provveditora, Donatella Buonriposi, l’abbia auspicato, la sicurezza ancora non c’è. «Abbiamo chiesto alla provveditora di ricevere alcuni insegnanti il giorno dello sciopero dell’8 gennaio – spiega Galli – e siamo in attesa di risposta».

Un altro aspetto che gli insegnanti sottolineano, nel passaggio dalle Gae alle graduatorie di istituto, è quello della modifica delle condizioni contrattuali qualora si effettuino le supplenze. «È vero che per chi è entrato di ruolo e tornerà a un contratto a tempo determinato il danno è enorme – dichiara Galli - tuttavia preme sottolineare che anche il passaggio dalle Gae alla seconda fascia d’istituto è molto doloroso, per diversi motivi. La durata del contratto – spiega - è inferiore, per cui anziché lavorare a partire da metà settembre o primi di ottobre e finire al 30 giugno o 31 luglio si riceveranno incarichi in corso d’anno scolastico, fino al termine delle lezioni (9 giugno circa). Inoltre il contratto non è necessariamente continuativo, motivo per cui possono non essere pagati il sabato e la domenica, nonché il tfr, per maturare il quale occorre lavorare almeno 15 giorni continuativi. Dal momento che per legge è stabilito che sia convocato un supplente solo per assenze superiori ai 10 giorni, attraverso lo scorrimento delle graduatorie di istituto, a partire dalla prima fascia, le chiamate per chi non lavora dalle Gae o da prima fascia d’istituto si sono rarefatte». E la retrocessione pesa, stando a quanto dichiarano dal comitato, anche dal punto di vista dello stipendio. «La paga, per chi lavora in seconda e terza fascia – spiega ancora – arriva anche con ritardi di mesi, in particolare fino alla fine del primo quadrimestre mentre da quando siamo inseriti delle Gae siamo sempre stati pagati nei tempi previsti, tra il 22 e il 25 del mese. Non ricevere in tempo lo stipendio significa avere delle difficoltà, significa anche non avere i soldi per mettere la benzina per andare a scuola. C’è chi con contratto di seconda fascia è dovuto ricorrere alla messa in mora del debitore perché non veniva pagato. In più, lavorando meno si matura meno punteggio, quando anche la differenza di un punto può determinare lo slittamento di diverse posizioni in occasione delle nomine».

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