Sicurezza
Alessandra, precaria da vent’anni: «Sappiamo insegnare»
LUCCA. Si chiama Alessandra Pugliese, vive a Lucca, e da quindici anni è una maestra precaria. La sua è una storia comune a tantissimi altri insegnanti che, provvisti di diploma magistrale, hanno...
3 MINUTI DI LETTURA
LUCCA. Si chiama Alessandra Pugliese, vive a Lucca, e da quindici anni è una maestra precaria. La sua è una storia comune a tantissimi altri insegnanti che, provvisti di diploma magistrale, hanno prima soggiornato nelle graduatorie d’istituto per poi intraprendere la strada dei ricorsi fino a essere inseriti nella graduatoria a esaurimento con riserva riuscendo così ad avere accesso, nel suo caso, all’ambita supplenza lunga.
Nel frattempo ha messo su famiglia e da tre anni insegna nella scuola primaria di Sant’Angelo, per il secondo anno consecutivo addirittura nella stessa classe. «Li ho presi in seconda – dichiara – ora sono in terza. Con questa sentenza non so quale sarà il mio futuro né se potrò continuare a insegnare lì». La “carriera precaria” di Alessandra inizia con il primo inserimento nelle graduatorie d’istituto a Pisa nel 1995. Da quel momento per lei comincia un periodo di supplenze brevi, alcune anche di un giorno. «Ci sono voluti due o tre anni prima che mi chiamassero – racconta – perché non avevo un punteggio alto. Nel 1999 ho fatto la prima supplenza. Capitava che mi chiamassero a Pomarance piuttosto che a Volterra. Ricordo che una volta fui chiamata a Castelfranco di Sotto e viaggiavo con i mezzi ma arrivata lì non c’era nemmeno un autobus che mi portasse a scuola. Dovetti prendere un taxi e in pratica la paga della giornata la usai per saldare i vari viaggi. Per fortuna il tassista fu di cuore e non mi fece pagare il ritorno». Nel 2009 poi il trasferimento a Lucca e l’inserimento nelle graduatorie d’istituto della provincia. «A ottobre fui chiamata subito – racconta ancora – per una supplenza breve e poi per cinque anni di fatto ho sempre avuto incarichi anche annuali pur essendo inserita nella graduatoria d’istituto. Così ho deciso di avviare il ricorso per entrare nella Gae e nel frattempo da tre anni lavoro nella stessa scuola, quella di Sant’Angelo. Adesso però è arrivata la sentenza del Consiglio di Stato che in pratica dice che i diplomati magistrali non sono idonei per fare gli insegnanti di ruolo mentre per fare le supplenze, e quindi gli insegnanti precari, sì. Mi sembra una cosa grottesca».
Secondo Alessandra la necessità di mettere ordine nel sistema delle scuole dell’infanzia e primaria è forte come è comprensibile, stando a quanto dichiara, «la necessità di creare uno sbarramento nell’accesso alle graduatorie». Ma secondo lei ciò che non torna è il criterio di esclusione adottato dalla plenaria del Consiglio di Stato. «Senza i precari – dichiara – la scuola si fermerebbe, e la mia non è retorica. Poi è vero che ci sono persone che hanno fatto altro per tutta la vita e che a un certo punto si sono ricordate di avere un diploma magistrale e attraverso i ricorsi hanno avuto accesso all’insegnamento ed è nei loro confronti che ci dovrebbe essere uno sbarramento perché non ci si può improvvisare insegnanti. Io la rabbia dei laureati che si sentono scippati non la capisco anche perché ho alle spalle quindici anni di esperienza e come me tantissimi altri colleghi diplomati magistrali. Modificare il sistema è giusto e possibile ma lo si dovrebbe fare in base alle competenze e al merito di ognuno». (f.s.)
Nel frattempo ha messo su famiglia e da tre anni insegna nella scuola primaria di Sant’Angelo, per il secondo anno consecutivo addirittura nella stessa classe. «Li ho presi in seconda – dichiara – ora sono in terza. Con questa sentenza non so quale sarà il mio futuro né se potrò continuare a insegnare lì». La “carriera precaria” di Alessandra inizia con il primo inserimento nelle graduatorie d’istituto a Pisa nel 1995. Da quel momento per lei comincia un periodo di supplenze brevi, alcune anche di un giorno. «Ci sono voluti due o tre anni prima che mi chiamassero – racconta – perché non avevo un punteggio alto. Nel 1999 ho fatto la prima supplenza. Capitava che mi chiamassero a Pomarance piuttosto che a Volterra. Ricordo che una volta fui chiamata a Castelfranco di Sotto e viaggiavo con i mezzi ma arrivata lì non c’era nemmeno un autobus che mi portasse a scuola. Dovetti prendere un taxi e in pratica la paga della giornata la usai per saldare i vari viaggi. Per fortuna il tassista fu di cuore e non mi fece pagare il ritorno». Nel 2009 poi il trasferimento a Lucca e l’inserimento nelle graduatorie d’istituto della provincia. «A ottobre fui chiamata subito – racconta ancora – per una supplenza breve e poi per cinque anni di fatto ho sempre avuto incarichi anche annuali pur essendo inserita nella graduatoria d’istituto. Così ho deciso di avviare il ricorso per entrare nella Gae e nel frattempo da tre anni lavoro nella stessa scuola, quella di Sant’Angelo. Adesso però è arrivata la sentenza del Consiglio di Stato che in pratica dice che i diplomati magistrali non sono idonei per fare gli insegnanti di ruolo mentre per fare le supplenze, e quindi gli insegnanti precari, sì. Mi sembra una cosa grottesca».
Secondo Alessandra la necessità di mettere ordine nel sistema delle scuole dell’infanzia e primaria è forte come è comprensibile, stando a quanto dichiara, «la necessità di creare uno sbarramento nell’accesso alle graduatorie». Ma secondo lei ciò che non torna è il criterio di esclusione adottato dalla plenaria del Consiglio di Stato. «Senza i precari – dichiara – la scuola si fermerebbe, e la mia non è retorica. Poi è vero che ci sono persone che hanno fatto altro per tutta la vita e che a un certo punto si sono ricordate di avere un diploma magistrale e attraverso i ricorsi hanno avuto accesso all’insegnamento ed è nei loro confronti che ci dovrebbe essere uno sbarramento perché non ci si può improvvisare insegnanti. Io la rabbia dei laureati che si sentono scippati non la capisco anche perché ho alle spalle quindici anni di esperienza e come me tantissimi altri colleghi diplomati magistrali. Modificare il sistema è giusto e possibile ma lo si dovrebbe fare in base alle competenze e al merito di ognuno». (f.s.)
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
