Il Tirreno

Lucca

L’aria malata fa aumentare i ricoveri in pneumologia

di Barbara Antoni
L’aria malata fa aumentare i ricoveri in pneumologia

Più 10% rispetto a un anno fa: la conferma arriva dalla primaria del reparto «Ridurre le emissioni è importante: il traffico è più dannoso degli abbruciamenti»

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LUCCA. Il peggioramento della qualità dell’aria sta incidendo sul livello di salute della popolazione. Nel reparto di pneumologia dell’ospedale San Luca, da un anno a questa parte, si può constatare un aumento di ricoveri legati anche alle condizioni sempre più critiche dell’atmosfera. «Sì, abbiamo una recrudescenza delle patologie - spiega la dottoressa Barbara Canari Venturi, primaria dell’unità operativa di pneumologia -. Si tratta di casi di broncopneumopatia cronica ostruttiva, la cosiddetta Bco che, secondo gli studi, diventerà la terza causa di morte nel 2020».

Come spiega la dottoressa Canari Venturi, all’origine di questa patologia in primo luogo c’è «il fumo di sigaretta, ma anche inquinanti atmosferici che unitamente a particolati, monossido, ossido nitrico, solforoso, ozono, vengono respirati e riducono la funzione delle ciglia del muco. Si ravvisa, in questi casi, una maggiore suscettibilità a un’acutizzazione delle patologie bronchiali. L’aumento di patologie lo riscontriamo anche nell’aumento di ricoveri, in una misura intorno a dieci per cento rispetto a un anno fa».

La qualità dell’aria resa più critica dalle fortissime concentrazioni di polveri fini e finissime può essere determinante, sottolinea la direttrice del reparto lucchese di pneumologia, «per soggetti che hanno una malattia di base e che così si riacutizza. Pazienti che per la maggior parte hanno dai settant’anni in su. In questi giorni il reparto è strapieno, anche se questo è anche il periodo del pieno dell’influenza».

Un riscontro patologico che viene confermato quindi con un legame di causa ed effetto: la causa è l’aria “cattiva” che in Lucchesia si respira. Cattiva tanto da far conquistare alla nostra zona il primato negativo di aria peggiore della Toscana. Del resto, parlano chiaro le registrazioni della quantità di polveri fini e finissime (Pm 10 e Pm 2,5) nell’aria risultanti dalle misurazioni della centralina di rilievo regionale collocata in via Carlo Piaggia a Capannori: al 26 dicembre i superamenti della soglia limite - per le Pm 10 di 50 microgrammi al metro cubo - erano 52 da inizio 2017, numero molto maggiore rispetto all’area fiorentina, con una media di venti, e a quella pistoiese, con 33 sforamenti rilevati dalla centralina di Montale. Nel corso del mese di dicembre gli sforamenti delle Pm 10 registrati dalla centralina di Capannori sono stati 16, e in più casi fino a tre volte il limite.

Un’emergenza che esiste, per l’ambiente e la salute. «Qui nel reparto di pneumologia - continua la dottoressa Canari Venturi - vediamo pochi bambini, per questi pazienti c’è la divisione di pediatria. Ma è risaputo che con l’inquinamento c’è un aumento nei bambini di casi di asma bronchiale».

A monte di una situazione di rischio oggettiva, la primaria di pneumologia conferma, rispondendo a domanda, che nessuno degli enti preposti alla protezione ambientale, nessuna amministrazione della zona si è mai rivolta gli specialisti del San Luca sul problema della qualità dell’aria: «Non ci hanno mai interpellati», dice. Altra domanda: i divieti di abbruciamenti e accensione di caminetti, di circolazione per i mezzi inquinanti, può davvero limitare lo smog? «Ridurre le emissioni sarebbe importante - risponde Canari Venturi -. Come aumentare gli alberi: la fotosintesi clorofilliana fa da tampone all’inquinamento. Il traffico influisce tanto, forse più degli abbruciamenti».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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