Proteste
Torna all’asta con lo sconto l’ex Centrolatte
Il complesso da oltre cento appartamenti all’incanto a gennaio per meno di 5 milioni
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LUCCA. Il primo tentativo è andato a vuoto. E così l’asta-bis per la vendita fallimentare degli oltre cento appartamenti dell’ex Centrolatte all’Arancio parte da una sostanziosa sforbiciata alla cifra base: dagli 8.200.000 dell’incanto del luglio scorso ai 6.560.000 euro (che diventano offerta minima di 4.920.000) che saranno “battuti” il prossimo 25 gennaio nello studio della dottoressa Federica Bruschi, curatrice fallimentare della società pistoiese “Lucca Investimenti”, proprietaria di due dei tre blocchi fra la via Romana e la ferrovia, per oltre cento appartamenti.
Una vicenda lunghissima, estenuante. Soprattutto per le tante famiglie che hanno versato sostanziosi anticipi senza poter mai entrare in possesso della propria abitazione. Sono passati oltre dieci anni da quando (correva il febbraio 2007) l’allora commissario prefettizio Francesco Lococciolo firmò la convenzione per abbattere i capannoni dell’ex Centrolatte e realizzarvi tre grandi blocchi per oltre 120 appartamenti complessivi, oltre a una nuova strada e un parcheggio. Controparte dell’accordo la società fiorentina "Romana costruzioni" alla quale poco dopo subentra per i due blocchi più grandi la pistoiese "Lucca Investimenti". I lavori proseguono di buona lena dal 2008 fino al 2011. Quando la crisi comincia a farsi sentire: la prima società a fallire è la Coset, alla quale la "Lucca Investimenti" aveva dato l’appalto della costruzione. Anche la Coset aveva base a Pistoia e con la "Lucca Investimenti" aveva in comune pure il patron, l’imprenditore Umberto Fiori. Da quel momento un problema dietro l’altro, con le banche che chiudono i rubinetti dopo aver concesso un mutuo iniziale da nove milioni di euro. L’esito, allora, è scontato: il tentativo di concordato preventivo viene stoppato proprio dagli istituti di credito e, nel marzo 2014, per la "Lucca Investimenti" arriva la sentenza di fallimento. Vicenda simile anche per la "Romana Costruzioni", che con il suo lotto da 21 appartamenti rimane coinvolta nella bancarotta della controllante, la "Pontello costruzioni". In questo caso, tuttavia, le quote della società vengono vendute all’asta e comprate da imprenditori lucchesi che, nel giro di qualche anno, riescono a concludere i lavori e a mettere sul mercato gli appartamenti, che in parte sono già stati venduti e abitati.
Per i due lotti più grandi, invece, continua la storia di degrado e abbandono in attesa che vengano completate le procedure fallimentari. Con alcuni spettatori interessati: le tante famiglie - a leggere i documenti societari sono ben 84 - che avevano già versato sostanziosi acconti per le proprie abitazioni, a cantieri aperti. A un certo punto, infatti, la società davanti al rifiuto delle banche di concedere nuove linee di credito avevano chiesto un aiuto finanziario a quelli che sarebbero diventati i nuovi proprietari: complessivamente nelle casse di "Lucca Investimenti" erano arrivati in questa maniera quattro milioni, non sufficienti però a evitare il fallimento.Proprio queste famiglie (o almeno quelle che non hanno escusso le fidejussioni) ora possono vedere uno spiraglio in fondo alla loro vicenda.
Una vicenda lunghissima, estenuante. Soprattutto per le tante famiglie che hanno versato sostanziosi anticipi senza poter mai entrare in possesso della propria abitazione. Sono passati oltre dieci anni da quando (correva il febbraio 2007) l’allora commissario prefettizio Francesco Lococciolo firmò la convenzione per abbattere i capannoni dell’ex Centrolatte e realizzarvi tre grandi blocchi per oltre 120 appartamenti complessivi, oltre a una nuova strada e un parcheggio. Controparte dell’accordo la società fiorentina "Romana costruzioni" alla quale poco dopo subentra per i due blocchi più grandi la pistoiese "Lucca Investimenti". I lavori proseguono di buona lena dal 2008 fino al 2011. Quando la crisi comincia a farsi sentire: la prima società a fallire è la Coset, alla quale la "Lucca Investimenti" aveva dato l’appalto della costruzione. Anche la Coset aveva base a Pistoia e con la "Lucca Investimenti" aveva in comune pure il patron, l’imprenditore Umberto Fiori. Da quel momento un problema dietro l’altro, con le banche che chiudono i rubinetti dopo aver concesso un mutuo iniziale da nove milioni di euro. L’esito, allora, è scontato: il tentativo di concordato preventivo viene stoppato proprio dagli istituti di credito e, nel marzo 2014, per la "Lucca Investimenti" arriva la sentenza di fallimento. Vicenda simile anche per la "Romana Costruzioni", che con il suo lotto da 21 appartamenti rimane coinvolta nella bancarotta della controllante, la "Pontello costruzioni". In questo caso, tuttavia, le quote della società vengono vendute all’asta e comprate da imprenditori lucchesi che, nel giro di qualche anno, riescono a concludere i lavori e a mettere sul mercato gli appartamenti, che in parte sono già stati venduti e abitati.
Per i due lotti più grandi, invece, continua la storia di degrado e abbandono in attesa che vengano completate le procedure fallimentari. Con alcuni spettatori interessati: le tante famiglie - a leggere i documenti societari sono ben 84 - che avevano già versato sostanziosi acconti per le proprie abitazioni, a cantieri aperti. A un certo punto, infatti, la società davanti al rifiuto delle banche di concedere nuove linee di credito avevano chiesto un aiuto finanziario a quelli che sarebbero diventati i nuovi proprietari: complessivamente nelle casse di "Lucca Investimenti" erano arrivati in questa maniera quattro milioni, non sufficienti però a evitare il fallimento.Proprio queste famiglie (o almeno quelle che non hanno escusso le fidejussioni) ora possono vedere uno spiraglio in fondo alla loro vicenda.
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