Il Tirreno

Lucca

Recupero alle Docce Basse Servono altre varianti

di Emanuela Ambrogi
Recupero alle Docce Basse Servono altre varianti

Dopo un sopralluogo dello stabilimento da parte del tecnico comunale è stato affidato l’incarico a un professionista per decidere dove intervenire

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BAGNI DI LUCCA. Sono necessarie altre varianti in corso d’opera per portare avanti il restauro del complesso Docce Basse a Ponte a Serraglio. Da qui la decisione dell’amministrazione comunale di affidare il progetto per le modifiche all’ingegner Francesco Bresciani, dello studio tecnico Vitelli, Vecci e Bresciani di Lucca. Una volta restaurato il complesso in zona termale dovrebbe essere destinato ad attività congressuali e similari, e c’era già stato un abboccamento della precedente amministrazione con la società che gestisce il sottostante Villaggio Globale, intenzionata a prendere la gestione dello stabile per ampliare le sue attività nel campo della medicina olistica, legata anche al ciclo delle acque.

Nello stabilimento delle Docce Basse c’erano sorgenti da 42° a 46°, ora in disuso, dove, nel tardo medioevo, si curavano con docce le patologie, il che per l’epoca costituiva una novità assoluta. Il complesso sorge sulla montagna termale (il “panettone” che fa scendere le acque delle 45 sorgenti, di undici diversi tipi, verso Ponte a Serraglio da un lato e la Villa dall’altro) sopra il Villaggio Globale. Nel recupero partito nel 2010 era stata spesa una somma ingente per una struttura peraltro priva di area per la sosta e con accesso problematico. L’opera era rimasta a metà, e l’amministrazione precedente aveva ipotizzato un bando che concedesse a un privato l’utilizzo e la gestione del complesso, in cambio del completamento dei lavori.

Il progetto del 2010, per un importo di 805.000 euro in parte arrivati dal ministero delle Infrastrutture, prevedeva il completamento del restauro, e la giunta Donati aveva deciso l’affidamento della progettazione esecutiva e della realizzazione dei lavori di riuso dello stabilimento termale con un contratto di appalto con la ditta Ad Restauri & Costruzioni Srl di Napoli.

La direzione dei lavori era stata affidata al geometra Di Bert, coadiuvato dal personale del settore lavori pubblici e dall’architetto Nicola Marcucci, direttore operativo per la sola parte architettonica. Di Bert aveva redatto cinque stati di avanzamento dei lavori per un importo totale di 582.625 euro. Il pensionamento del geometra aveva poi indotto l’amministrazione guidata da Paolo Michelini anche a nominare Bresciani direttore dei lavori per la conclusione dell’appalto. Ottenuto l’incarico Bresciani ha preso visione dello stato dei luoghi, delle lavorazioni ancora da eseguire rispetto al progetto originale e delle risorse economiche a disposizione, nonché delle varianti in corso d’opera precedentemente redatte e approvate. Il professionista ha quindi evidenziato al responsabile unico del procedimento, l’architetto Aldo Gherardi, «la necessità di eseguire alcune lavorazioni rispetto ad altre tenendo conto soprattutto del fatto che il progetto originale non può essere completato se non con futuri appositi finanziamenti da reperire». L’amministrazione haquindi rilevato la necessità di conferire l’incarico a Bresciani, nella sua qualità di direttore dei lavori, della redazione di nuova variante in corso d’opera affinché vengano realizzate le lavorazioni necessarie soprattutto per garantire la chiusura del complesso immobiliare, per evitare l’intrusione di persone estranee e per garantirne la sicurezza.

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