Il Tirreno

Lucca

Sulla vetta del Faeta brilla l’albero di Simone

di Barbara Antoni
Sulla vetta del Faeta brilla l’albero di Simone

Il babbo ha piantato e addobbato un abete accanto alla stele che ricorda il diciassettenne scomparso il 3 agosto 2015 in un incidente sulla via Romana

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LUCCA. “Simone per sempre in vetta insieme a noi”. Da ieri un albero - un abete di un metro e sessanta di altezza, addobbato a festa con le palline color argento - fa bella mostra di sé accanto alla stele in legno scolpito con incisa questa frase: gli amici di Simone Pardini la posero sulla cima del monte Faeta il 23 agosto 2015, il giorno del diciassettesimo compleanno del giovane biker di San Lorenzo a Vaccoli, venti giorni appena dopo che la sua giovane vita era stata spezzata in un incidente stradale. Il 3 agosto 2015, Simone, in tenuta da corsa, si stava allenando sulla sua mountain bike sulla via Romana: venne falciato da un camion, morì sul colpo. Una tragedia senza fine, che solo una famiglia speciale come la sua ha potuto elaborare, cercando di darle perfino il senso della speranza. Che sta dentro, anche, a questo albero di Natale.

Ieri mattina, il babbo Roberto, con alcuni colleghi di lavoro, si è recato sul monte Faeta, un luogo che Simone amava particolarmente e che era meta di tante sgambate con i suoi amici ciclisti. Roberto aveva con sé l’abete. «Anche l’anno scorso avevamo fatto un albero di Natale accanto alla stele - racconta -. Ma era piccolo, un alberino di trenta centimetri poco più. Quest’anno invece ho preso un abete di un metro e sessanta, con tutte le radici. Oltre a me, c’era mio figlio, c’erano i miei colleghi di lavoro e un gruppo di ragazzi venuti in bicicletta: ci eravamo dati appuntamento lassù». Appena arrivato infatti, il gruppo ha cominciato a darsi da fare. Hanno scavato nella terra e messo a dimora l’albero, lo hanno addobbato con le palline e i nastri argentati che avevano portato nelle borse. C’è voluto poco, incredibilmente, perché quel luogo così solitario si riempisse. «A un certo punto - racconta ancora Roberto Pardini - sono arrivati una trentina di bikers, venivano dalla Piana. Non sapevano che eravamo là. Avevano con sé un panettone: lo abbiamo aperto e mangiato tutti insieme. Sembrava che ci fossimo messi d’accordo». Non è finita lì quella riunione inaspettata. «È arrivato un altro gruppo - continua il babbo di Simone -, circa cinquanta cacciatori di cinghiali. Si sono uniti a noi. È stata una giornata bellissima».

Chissà quale vento o quale anima gentile ha portato lì, tutte insieme, tante persone. Lì a 840 metri di altezza, sulla vetta del Faeta. «Col bel tempo che era - aggiunge Roberto Pardini - si vedeva perfino la Corsica. Simone ci andava sempre. Le sue gite in bicicletta partivano da Santa Maria e arrivavano sul monte Faeta. Infatti il gruppo di ciclisti che aveva formato insieme ad altri ragazzi si chiamava Monte Faeta. E da qui passa, da quando Simone non c’è più, la corsa di 35 chilometri che i suoi amici organizzano ogni anno per lui. Tutti quelli che passano da qui - racconta ancora il padre del ragazzo - non possono fare a meno di fermarsi. Vedono la stele, la scritta. Domandano. E quando vengono a sapere la storia, sostano per un minuto di raccoglimento».
Qui la voce di Roberto si incrina, fa una pausa. Inghiotte un dolore, riprende. «I nostri pensieri vanno sempre lì. Ma quest’anno spero che questo albero, nonostante il freddo, il vento, il sole a picco dell’estate, riesca a mettere radici».

©RIPRODUZIONE RISERVATA
 

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