Sicurezza
«Il problema riguarda tutti, proteggetevi»
L’appello di Cristiano Giannessi, il 31enne di Chiesina colpito dal meningococco nel gennaio 2016
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LUCCA. «Non sono mai stato a favore o contro i vaccini: semplicemente pensavo che il problema meningite non mi riguardasse. Ma sbagliavo...». Cristiano Giannessi, 31 anni, è fortunato: prima di tutto è vivo e non tutti quelli che si trovano a fare i conti con il meningococco di tipo C possono raccontarlo. In secondo luogo, la malattia su di lui non ha lasciato tracce evidenti: «Anche se – racconta – per un annetto ho avuto diversi problemi: improvvise perdite dell’udito, afasia a causa di una corda vocale paralizzata, continui mal di testa. Non sono stati bei momenti, ma li ho superati e posso dirmi fortunato».
Cristiano era stato colpito dalla meningite il 13 gennaio del 2016. «Quel giorno stavo male e decisi di non andare a lavorare. Avevo la febbre a 38 così chiamai il medico: “Influenza, prenda una tachipirina e si riposi”. In effetti i primi sintomi erano quelli di una banale malattia di stagione: ma di lì a poco la situazione precipitò. Intorno alle 23 mi svegliai per un fastidioso prurito alle gambe: tirai via il pigiama e notai delle macchioline bluastre sul corpo. Era evidente che c’era qualcosa di strano. Chiamai mia madre, da cui mi ero trasferito da poco e fu una fortuna perché se fossi stato solo non mi sarei risvegliato. Fece venire l’ambulanza che mi portò a Pescia, dove arrivai già privo di sensi». Quel che è successo nel mese trascorso al San Luca, dove fu trasferito quasi subito, Cristiano lo sa solo per sentito dire, visto che gran parte di quei giorni li ha passati in coma, in lotta tra la vita e la morte. «Dai racconti che mi hanno fatto – spiega – ho scoperto di essere stato fortunato: ho avuto un bravo medico, che ha riconosciuto i sintomi della meningite somministrandomi per tempo l’antibiotico adatto. Poi a Lucca ho trovato la macchina della plasmaferesi (che, semplificando, purifica il sangue) a cui sono rimasto attaccato per giorni. Credo di essermi risvegliato dopo una settimana di coma e da lì è iniziata la mia rinascita».
La storia di Cristiano ha avuto grande eco mediatica: amici e conoscenti hanno cominciato ad appassionarsi alla sua battaglia, grazie agli aggiornamenti che venivano pubblicati su Facebook. Oggi Cristiano, un giovane sano e robusto che in passato ha lavorato come addetto alla security nei locali, è diventato un’icona pro-vaccini. «Sono esperienze che ti cambiano – racconta – Mia madre mi ripeteva sempre: “Fatti il vaccino contro la meningite”, ma io la consideravo una perdita di tempo. Sbagliavo: se l’avessi ascoltata mi sarei risparmiato un simile calvario. Per questo invito tutti a vaccinarsi e non sono contrario neppure alla legge Lorenzin: è come se lo Stato si sostituisse alle raccomandazioni che mi faceva mia mamma. Raccomandazioni che ti salvano la vita. In questo modo proteggiamo anche i soggetti più deboli, quelli che non possono vaccinarsi. Se la malattia circola loro hanno più probabilità di contrarla». (g.p.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
Cristiano era stato colpito dalla meningite il 13 gennaio del 2016. «Quel giorno stavo male e decisi di non andare a lavorare. Avevo la febbre a 38 così chiamai il medico: “Influenza, prenda una tachipirina e si riposi”. In effetti i primi sintomi erano quelli di una banale malattia di stagione: ma di lì a poco la situazione precipitò. Intorno alle 23 mi svegliai per un fastidioso prurito alle gambe: tirai via il pigiama e notai delle macchioline bluastre sul corpo. Era evidente che c’era qualcosa di strano. Chiamai mia madre, da cui mi ero trasferito da poco e fu una fortuna perché se fossi stato solo non mi sarei risvegliato. Fece venire l’ambulanza che mi portò a Pescia, dove arrivai già privo di sensi». Quel che è successo nel mese trascorso al San Luca, dove fu trasferito quasi subito, Cristiano lo sa solo per sentito dire, visto che gran parte di quei giorni li ha passati in coma, in lotta tra la vita e la morte. «Dai racconti che mi hanno fatto – spiega – ho scoperto di essere stato fortunato: ho avuto un bravo medico, che ha riconosciuto i sintomi della meningite somministrandomi per tempo l’antibiotico adatto. Poi a Lucca ho trovato la macchina della plasmaferesi (che, semplificando, purifica il sangue) a cui sono rimasto attaccato per giorni. Credo di essermi risvegliato dopo una settimana di coma e da lì è iniziata la mia rinascita».
La storia di Cristiano ha avuto grande eco mediatica: amici e conoscenti hanno cominciato ad appassionarsi alla sua battaglia, grazie agli aggiornamenti che venivano pubblicati su Facebook. Oggi Cristiano, un giovane sano e robusto che in passato ha lavorato come addetto alla security nei locali, è diventato un’icona pro-vaccini. «Sono esperienze che ti cambiano – racconta – Mia madre mi ripeteva sempre: “Fatti il vaccino contro la meningite”, ma io la consideravo una perdita di tempo. Sbagliavo: se l’avessi ascoltata mi sarei risparmiato un simile calvario. Per questo invito tutti a vaccinarsi e non sono contrario neppure alla legge Lorenzin: è come se lo Stato si sostituisse alle raccomandazioni che mi faceva mia mamma. Raccomandazioni che ti salvano la vita. In questo modo proteggiamo anche i soggetti più deboli, quelli che non possono vaccinarsi. Se la malattia circola loro hanno più probabilità di contrarla». (g.p.)
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