Sicurezza
Razziati i ricordi dalla tomba di Claudio Marchini
Odioso episodio avvenuto nel cimitero dell’Arancio. Lo sfogo di Celestino: «Spero non sia un’azione rivolta a me»
LUCCA. I ricordi degli amici di Claudio Marchini portati via dalla sua tomba. Avevano la forma di oggetti qualunque: tazzine, pupazzetti e cose simili prive di qualsiasi valore economico. Nessuno. Ma un valore affettivo, quello ce l’avevano eccome. Erano ricordi appunto, travestiti da peluche e chicchere, poggiati sul marmo bianco vicino alla foto del trentenne scomparso quindici anni fa travolto da un’auto mentre attraversava la strada sulle strisce pedonali di viale Marconi, a due passi dallo stadio insieme a un suo amico, anche lui ucciso nell’impatto a soli 24 anni. Una vicenda che colpì la città e che ha avuto lunghi strascichi giudiziari fino alla condanna dell’investitore, l’americano Patrick Lawrence Allen, che guidava ubriaco.
A raccontare lo spiacevole episodio accaduto tre giorni fa nel piccolo cimitero dell’Arancio è il padre di Claudio, l’assessore Celestino Marchini che, in poche righe su Facebook, sfoga la sua rabbia per quello che è un “furto di ricordi”, l’ennesimo ai danni della tomba di Claudio. «A quello sciacallo travestito da serpente – scrive sulla sua pagina - che ha ripulito la tomba di Claudio non auguro quello che è successo a me, ma gli auguro molto serenamente che gli vadano a finire in medicine. Erano mesi che non accadeva, cosa pensare? Veramente non so cosa pensare di fronte a questi atti vili a dir poco». Un gesto vigliacco e apparentemente inspiegabile dato che i pochi oggetti rubati, non hanno alcun valore economico. Un furto tanto incomprensibile da insinuare il dubbio che si possa essere trattato di un atto mirato a colpire l’assessore.
«Mi auguro davvero – commenta Marchini – che non sia un’azione rivolta a me, che non l’abbiano fatto per colpirmi perché questo sarebbe un gesto di una pochezza assoluta. Io so che mancano questi oggetti dalla tomba di Claudio però non so se ne hanno prese di mira anche altre, ci può anche stare. In quindici anni purtroppo è successo già tantissime volte anche perché un cancello del cimitero dell’Arancio è sempre aperto, anche la notte, e non c’è un custode». Una «vigliaccata» per la quale però l’assessore non è intenzionato però a sporgere denuncia: «Tanto perdi tempo e basta», dichiara in merito con tono disarmante. Anche perché, come afferma si tratta di «atti di inciviltà, che toccano i sentimenti più profondi visto che quegli oggetti sottratti hanno un enorme significato affettivo». «Ci ho messo due giorni per trovare il coraggio di scriverlo su Facebook – dichiara ancora Marchini – ad accorgersi che erano spariti questi oggetti è stata mia moglie. In tutto mancheranno sei o sette ricordi dei suoi amici più una pianta. Forse quella se la rivendi ci guadagni anche qualcosa ma del resto cosa te ne fai?».
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