Il Tirreno

Lucca

Lucchese, tocca agli imprenditori locali

di Luca Tronchetti
Lucchese, tocca agli imprenditori locali

Oggi l’incontro in Comune con i vertici del club. La Cava e Todini tornano alla ribalta. Dovranno essere potenziate le luci

5 MINUTI DI LETTURA





LUCCA. Come nel gioco dell’oca. Tutto ritorna al punto di partenza. O forse no. Molto dipenderà dall’incontro odierno a palazzo Orsetti tra alcuni imprenditori locali e i rappresentanti dell’As Lucchese Libertas 1905: l’amministratore unico Carlo Bini e il deus ex machina Arnaldo Moriconi il proprietario della Sice di Carraia che da febbraio ad oggi più di ogni altro ha messo soldi nel club e sostiene di avere un credito di 700mila euro a cui dovrà togliere però la sponsorizzazione della squadra fatta attraverso la sua emittente Dì Lucca.

Bye Bye Bini. Ci sarebbe da discutere sulla credibilità, scesa ormai ai minimi termini, dell’amministratore unico Carlo Bini. Non ce ne voglia «Carlone», ma dopo che per mesi e mesi aveva ribadito il suo «no» agli avvocati pisani e il suo «mai» a Belardelli trovarseli in casa e non sapere che era l’imprenditore romano a muoversi dietro le quinte ci pare come minimo una leggerezza imperdonabile. E sarebbe opportuno che ne traesse le conseguenze con l’unico atto eticamente possibile: le dimissioni da amministratore unico. Che sia Arnaldo Moriconi direttamente o attraverso un altro componente di «Lucchese Partecipazioni» a trattare con l’amministrazione e in particolare con gli imprenditori locali.

Imprenditori locali. Ma chi sono gli imprenditori lucchesi interessati all’ingresso nel club attraverso acquisto di quote o sponsorizzazioni? A quanto si sa sono una quindicina. E al di là dei nomi più volte resi noti anche dalle colonne di questo quotidiano (da Giusti della Geonova all’Oleificio Rocchi sino alla Cartiera Pasquini) si tratta di imprenditori disponibili o ad acquisire quote non superiori al 5% o a garantire sponsorizzazioni non superiori a 50mila euro annui. Facendo i conti della serva sarebbero in grado di tirar fuori una cifra che si aggira sui 200-250 mila euro annui. Che, se fossero garantiti per 5 anni consecutivi, permetterebbero con una gestione oculata e uno staff tecnico adeguato (e lì la Lucchese è super blindata con un ds come Antonio Obbedio e un allenatore come Giovanni Lopez) lo sviluppo futuro del settore giovanile e il mantenimento della categoria con prospettive nell’arco di 5-6 anni di promozione nella categoria superiore. Con un debito di bilancio pari a 380mila euro al 30 settembre 2017 (la società ha fatto sacrifici per ripianare le perdite della gestione Bacci) l’iniezione di nuova linfa consentirebbe di giungere tranquilli al termine della stagione visto che i crediti in Lega che arrivano mensilmente si aggirano tra i 60 e gli 80mila euro. Ma la domanda sorge spontanea: questa strategia verrà condivisa da Moriconi che invece vorrebbe riprendersi i soldi che ha investito nella Lucchese? È questo il nodo principale da sciogliere possibilmente in tempi brevi.

L’ostacolo. Forse pochi hanno letto le norme uscite a febbraio e riguardanti i criteri infrastrutturali degli impianti sportivi. Nel capitolo c’è scritto che nella stagione 2018-2019 dovranno essere potenziate le torri faro e passare da 500 a 800 lux e in quella successiva (2019-2020) da 800 a 1200 lux. E vero che in questo splendido Paese il provvisorio diventa definitivo e le deroghe sono sempre dietro l’angolo, ma se Gabriele Gravina, che aspira alla poltrona di presidente della Federcalcio in competizione con Cosimo Sibilia (Lega Dilettanti), ha tutta l’intenzione di farle rispettare. Un modo per ridurre le squadre di Lega Pro e attuare le direttive Tavecchio portando i club da 60 a 40 nel 2020. Si tratta di un adempimento perentorio che in caso di mancato adeguamento dell’impianto porterebbe all’esclusione dai professionisti. E visto che si tratta di una spesa di straordinaria manutenzione sarebbe a carico del Comune. Un importo di oltre mezzo milione di euro.

La Cava e Todini. Proprio in queste ore è stato nuovamente contattato l’imprenditore umbro Giorgio La Cava ancora disponibile a prendere il suo 30% e dare una mano all’imprenditoria lucchese. Moriconi lo aveva scartato. Si è ricreduto? C’è poi Stefano Todini rampollo meno «fortunato» dell’omonima famiglia di costruttori umbri che vede nella sorella Luisa al vertice di un impero, già parlamentare di Forza Italia e sino a maggio scorso presidente di Poste Italiana. Todini si era appalesato in più circostanze: quando assieme all’amico Pier Giorgio Nocella con l’improbabile finanziaria Argenfin srl, quando da solo con un blitz dal commercialista del club rossonero in viale San Concordio. E se tornasse alla carica? Noi non lo escluderemo. E Pietro Belardelli adesso è davvero fuori dai giochi?

Bini 2. Nella conferenza allo stadio di ieri Giuseppe Bini responsabile dell’emittente Dì Tv (di proprietà di Moriconi) ha detto testualmente: «I due avvocati pisani hanno chiamato e si sono detti disponibili ad intavolare una nuova trattativa partendo da zero, con la garanzia che Belardelli sia escluso dall’affare». Strano. E una cosa non ci è chiara: arrivano due soggetti che non guadagnano come l’avvocato Taormina o altri principi del foro e che mettono sul piatto, per una società di serie C che ha un passivo di 380mila euro, una somma che tra acquisto, pagamento del debito, nuove fideiussioni è pari a un milione e 420mila euro che devono essere coperti da adeguate garanzie bancarie. Si tratta di una cifra record se si pensa che neanche un club di B vale tutto quel denaro. E allora? Ogni ipotesi è plausibile. Non vorremmo essere di fronte ad uno specchio dove l’unica parte riflessa è la vecchia Pantera, ma dietro ci sono altri interessi che niente hanno a che fare con il calcio. Impressioni? Forse. Ma non scommetteremo un euro che questa intricata e complessa vicenda sia destinata a concludersi in tempi rapidi.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Proteste

Sciopero della scuola e dei trasporti venerdì 16 ottobre: le fasce garantite e i motivi della protesta

di Redazione web