Il dolore
Tenucci assolto dall’accusa di maxi evasione
Lucca: la sentenza del giudice sul caso del commerciante e della moglie. Gli avvocati soddisfatti: «Ma i sequestri lo hanno fatto fallire»
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LUCCA. Assolti con formula piena. Per Umberto Tenucci, 71 anni, e la moglie Carla Massei si chiude una vicenda giudiziaria salita alla ribalta delle cronache nel febbraio 2016, quando la procura di Lucca contestò allo storico commerciante lucchese una presunta evasione fiscale. Secondo l’indagine della Guardia di finanza le somme sottratte al Fisco ammontavano a 6 milioni e 400mila euro. Ma di quell’impianto accusatorio è rimasto in piedi ben poco, soprattutto dal punto di vista delle cifre. Così, ieri mattina nel tribunale di Lucca, il giudice monocratico Simone Silvestri ha assolto i due imputati dalle accuse loro ascritte. “Perché il fatto non è previsto dalla legge come reato”. La procura, rappresentata in aula da un vpo (e non dal pm Aldo Ingangi, titolare del fascicolo), aveva chiesto per i due imputati una condanna a 8 mesi.
Soddisfazione e amarezza. Tenucci e la moglie non erano presenti (ma in tribunale c’era il figlio). Hanno appreso la notizia dai loro legali, gli avvocati Lodovica Giorgi e Paolo Mei. «Siamo pienamente soddisfatti – spiega Mei – Siamo sempre stati fiduciosi nel buon esito della vicenda perché l’accertamento della Finanza si fondava su presunzioni che non avevano riscontro nella realtà. C’è voluto un anno e mezzo per dimostrarlo ma alla fine ci siamo riusciti. Certo, c’è amarezza per tutto ciò che questa vicenda ha comportato: i sequestri preventivi sui beni di Tenucci hanno determinato un effetto domino che ha portato al fallimento della società (datato marzo 2017, ndr)». «Se ci fosse stata maggiore accortezza da parte degli inquirenti – aggiunge Giorgi – probabilmente la Tenucci sas avrebbe avuto una sorte diversa, nonostante la presenza di un debito tributario». Contattato al telefono, Umberto Tenucci sceglie di non parlare con Il Tirreno. «Non ho niente da dirvi, dopo il modo in cui mi avete trattato». La colpa? Aver fatto il nostro lavoro e aver raccontato l’indagine e i sequestri. Ce ne faremo una ragione, ma nel frattempo continuiamo a fare il nostro mestiere, raccontando – come doveroso – che ieri Tenucci e la moglie sono stati assolti.
Sotto la soglia. La linea di difesa dei legali di Tenucci si è basata sul ricalcolo delle somme non pagate. Stando al ragionier Stefano Mariotti - consulente del lavoro e testimone della difesa - e andando a leggere gli stessi documenti prodotti dall’Agenzia delle Entrate, sarebbe stata accertata un’evasione fiscale sia di Tenucci che della Massei e per le maggiori imposte dovuta dalla «Ferdinando Tenucci e C.» società in accomandita semplice decisamente inferiore alla soglia penale stabilita per gli anni 2010, 2011 e 2012. E stando alla normativa l’evasione fiscale diventa reato soltanto quando l’imposta evasa supera la soglia di 150mila euro annui o se i redditi non dichiarati superano il 10% del totale o comunque i tre milioni di euro.
Nel verbale di accertamento del 2010, recapitato al commerciante lucchese, il maggior reddito dedotto dalla Guardia di finanza era di 1,374 milioni mentre al termine dei controlli legati all’ipotesi di conciliazione l’imponibile su cui calcolare l’Irpef era di 346mila euro con un’evasione accertata di 130. 671 euro. Quindi sotto la soglia di rilevanza penale e oggetto quindi di illeciti tributari che non danno luogo a procedimenti penali e non macchiano la fedina penale. Stesso discorso per la moglie di Tenucci: maggior reddito accertato dalla fiamme gialle 1,133 milioni, definito dall’Agenzia delle Entrate in 240mila euro con un’evasione accertata di 96.316 euro. E per l’Iva della sas «Ferdinando Tenucci e C.»? Di fronte ad una soglia penale di 250mila euro nel 2010 il verbale di accertamento era di 99mila euro mentre negli avvisi di accertamento datati 2011 e 2012 le somme dovute ai fini Iva erano rispettivamente di 72.729 euro e 87.405 euro.
Si riparte? In molti si chiedono se ora Tenucci riprenderà le sue attività: il fondo di via Fillungo è sempre pulito e in ordine, spesso con la saracinesca alzata a metà quasi dovesse riaprire a breve. Ci sarà tempo per scoprirlo. (g.p.)
Soddisfazione e amarezza. Tenucci e la moglie non erano presenti (ma in tribunale c’era il figlio). Hanno appreso la notizia dai loro legali, gli avvocati Lodovica Giorgi e Paolo Mei. «Siamo pienamente soddisfatti – spiega Mei – Siamo sempre stati fiduciosi nel buon esito della vicenda perché l’accertamento della Finanza si fondava su presunzioni che non avevano riscontro nella realtà. C’è voluto un anno e mezzo per dimostrarlo ma alla fine ci siamo riusciti. Certo, c’è amarezza per tutto ciò che questa vicenda ha comportato: i sequestri preventivi sui beni di Tenucci hanno determinato un effetto domino che ha portato al fallimento della società (datato marzo 2017, ndr)». «Se ci fosse stata maggiore accortezza da parte degli inquirenti – aggiunge Giorgi – probabilmente la Tenucci sas avrebbe avuto una sorte diversa, nonostante la presenza di un debito tributario». Contattato al telefono, Umberto Tenucci sceglie di non parlare con Il Tirreno. «Non ho niente da dirvi, dopo il modo in cui mi avete trattato». La colpa? Aver fatto il nostro lavoro e aver raccontato l’indagine e i sequestri. Ce ne faremo una ragione, ma nel frattempo continuiamo a fare il nostro mestiere, raccontando – come doveroso – che ieri Tenucci e la moglie sono stati assolti.
Sotto la soglia. La linea di difesa dei legali di Tenucci si è basata sul ricalcolo delle somme non pagate. Stando al ragionier Stefano Mariotti - consulente del lavoro e testimone della difesa - e andando a leggere gli stessi documenti prodotti dall’Agenzia delle Entrate, sarebbe stata accertata un’evasione fiscale sia di Tenucci che della Massei e per le maggiori imposte dovuta dalla «Ferdinando Tenucci e C.» società in accomandita semplice decisamente inferiore alla soglia penale stabilita per gli anni 2010, 2011 e 2012. E stando alla normativa l’evasione fiscale diventa reato soltanto quando l’imposta evasa supera la soglia di 150mila euro annui o se i redditi non dichiarati superano il 10% del totale o comunque i tre milioni di euro.
Nel verbale di accertamento del 2010, recapitato al commerciante lucchese, il maggior reddito dedotto dalla Guardia di finanza era di 1,374 milioni mentre al termine dei controlli legati all’ipotesi di conciliazione l’imponibile su cui calcolare l’Irpef era di 346mila euro con un’evasione accertata di 130. 671 euro. Quindi sotto la soglia di rilevanza penale e oggetto quindi di illeciti tributari che non danno luogo a procedimenti penali e non macchiano la fedina penale. Stesso discorso per la moglie di Tenucci: maggior reddito accertato dalla fiamme gialle 1,133 milioni, definito dall’Agenzia delle Entrate in 240mila euro con un’evasione accertata di 96.316 euro. E per l’Iva della sas «Ferdinando Tenucci e C.»? Di fronte ad una soglia penale di 250mila euro nel 2010 il verbale di accertamento era di 99mila euro mentre negli avvisi di accertamento datati 2011 e 2012 le somme dovute ai fini Iva erano rispettivamente di 72.729 euro e 87.405 euro.
Si riparte? In molti si chiedono se ora Tenucci riprenderà le sue attività: il fondo di via Fillungo è sempre pulito e in ordine, spesso con la saracinesca alzata a metà quasi dovesse riaprire a breve. Ci sarà tempo per scoprirlo. (g.p.)
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