Il Tirreno

Lucca

Addio al giornalista Umberto Stefani

Addio al giornalista Umberto Stefani

Da Lucca a Bruxelles ha raccontato la tragedia di Marcinelle e la nascita dell’Europa. Aveva 98 anni

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CAPANNORI. Lutto in Lucchesia e nel mondo del giornalismo. Si è spento sabato a Bruxelles, all'età di 98 anni Umberto Stefani, il giornalista e professore universitario nativo di Capannori. Da Lucca a Bruxelles per cullare il sogno di una vera Europa dei popoli. Una storia incredibile quella di Umberto Gino Stefani che ha accompagnato la nascita della Comunità Europea dall’entrata in vigore dei trattati di Roma il 1º gennaio 1958 firmata il 25 marzo 1957 (da Italia, Francia, Germania, Belgio, Olanda, Lussemburgo) fino al trattato di Maastricht del 1993 quando, già in pensione, dava il suo prezioso contributo come consulente.

A raccontare la vita di Stefani era stato il figlio Alessandro, chirurgo plastico che vive con moglie e figli in Canto d’Arco, nel maggio 2016, in occasione dei festeggiamenti per i 97 anni del padre. «I miei nonni – raccontava – erano commercianti di latte e mio padre, dopo aver studiato scienze politiche a Firenze, finì al fronte, fu catturato e dopo tante peripezie, perfino 18 mesi di carcere a Brescia per via del governo fascista, tornò libero grazie al cardinale Alfredo Schuster (l’arcivescovo di Milano che salvò la vita a Montanelli) terminando gli studi sotto la guida del padre gesuita Giacomo Perico. Diventò giornalista e nel 1947 fu inviato a Bruxelles dal Corriere della Sera. In quel periodo era forte la migrazione dall’Italia in Belgio. Forza lavoro in cambio di carbone con migliaia di contadini catapultati nelle miniere. Proprio per quella perdita di dignità, quella vita in baracche di fortuna e senza servizi igienici, che nacque per volontà di mio padre il Sole d’Italia, l’organo che dava voce agli italiani in Belgio e li teneva in contatto con il paese natale».

La popolarità di Stefani crebbe a dismisura la sera dell’8 agosto del 1956. Suo fu il servizio sulla tragedia nella miniera di carbone di Marcinelle: «Alle 22 di sera – raccontava il figlio – dopo l’esplosione lui era lì per il Corsera a ridosso dei cancelli del bacino estrattivo. Fu lui a trovare il titolo di apertura del giornale per quella tragedia. “Tutti morti” e purtroppo 262 corpi furono estratti dai sotterranei». L’anno dopo il parlamentare Dc Giulio Pastore, padre di Mario, al Tg2 Rai negli anni ’70-’80 lo voleva in Italia come capogabinetto di un ministero. «Lui non ne volle sapere. La politica non gli è mai interessata. E così, invece che a Roma, sbarcò a Bruxelles per la nascita della Comunità Europea nel 1958. Ha assistito a tutti i consigli dei Capi di Stato, ha avuto contatti con il Comecon fuori dal Parlamento, nei bar vicini a palazzo, per l’ostracismo dei paesi della cortina di ferro». Una fantastica carriera quella di Stefani: professore di Diritto Europeo all’università di Lovanio, in commissione europea, amministratore alla direzione generale aiuti per lo sviluppo dei paesi e dei territori d’Oltremare (Africa, Caraibi, Pacifico), capo divisione e assistente del direttore generale per gli affari economici e finanziari, assistente ai vertici dei capi di Stato e di governi e ai consigli europei». A Bruxelles Umberto Stefani è stato consigliere dei presidenti della Regione Toscana, a partire da Gianfranco Bartolini fino a Enrico Rossi. Proprio Rossi, anche a nome della giunta, ha espresso le condoglianze alla famiglia.



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