Il Tirreno

Lucca

Protesi al cobalto, cento richiami

di Gianni Parrini
Protesi al cobalto, cento richiami

È questo il numero di pazienti dell’ex Asl 2 con impianti dannosi. L’azienda sanitaria manda le lettere

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LUCCA. Protesi al cobalto: sono poco meno di cento i cittadini residenti nel territorio dell’ex Asl 2 di Lucca che nelle prossime settimane saranno richiamati dall’azienda sanitaria per essere inseriti in un programma di sorveglianza sanitaria.

Il caso esploso in Versilia arriva anche di qua dal Quiesa e si allarga a tutta la Regione, dove in totale sono circa 3.500 i pazienti a cui tra il 2003 e il 2011 sono state impiantate delle protesi all’anca realizzate in cromo-cobalto, una lega che a distanza di anni si scopre avere effetti collaterali sulla salute. Secondo la letteratura medica sull’argomento elevate concentrazioni di cobalto nel sangue possono causare problemi al cuore e al sistema nervoso.

La Regione è corsa ai ripari e ha dato mandato alle Asl di richiamare tutti i pazienti che da anni vivono con questi impianti. Il responsabile del Rischio clinico della Regione sta predisponendo gli ultimi dettagli amministrativi per dare il via alla campagna di richiamo dei 3.500. Le spese di questo intervento saranno sostenute in parte dall’Asl e in parte dalle ditte produttrici delle protesi, nei cui confronti verrà aperto un contenzioso. Le protesi al cromo-cobalto sono state utilizzate in tutti gli ospedali toscani sino al 2011, prima di essere sostituite da quelle in ceramica-metallo.

All’epoca erano considerate le più resistenti. Detto questo, in alcuni ospedali il loro utilizzo era meno frequente che in altri: tutto dipendeva dalle scelte dell’ortopedico, che ovviamente sceglieva gli strumenti del mestiere che riteneva migliori. Detto questo, a Lucca sono comunque poco meno di cento i cittadini che si ritrovano con impianti dannosi. La maggior parte di questi soggetti potrebbe non aver sviluppato effetti collaterali. Oppure potrebbe averli già senza rendersene conto.

Di certo il rischio aumenta col passare degli anni. Per questo l’Asl sta richiamando tutti i pazienti, con l’intenzione di far loro uno screening e di inserirli in un programma di sorveglianza sanitaria. Un po’ come avviene per i lavoratori che sono a contatto con sostanze pericolose. Si stima che solo sul 10% dei pazienti interessati sarà necessario sostituire la protesi. Per gli altri sarà sufficiente il programma di sorveglianza, che prevede visite ortopediche periodiche, esami di laboratorio, radiografie ed eventualmente risonanze. Al momento è esclusa la correlazione con malattie gravi, tipo i tumori.
 

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