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False guide turistiche, scatta l’allarme

False guide turistiche, scatta l’allarme

Si propongono sul web, incuranti di essere scoperte. Calabrese: «Le città d’arte debbono trovare una strategia comune»

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LUCCA. È facile trovarle, basta fare una veloce ricerca su Internet. Propongono visite guidate della città, ma senza fornire alcun riferimento preciso, né il nome del o della professionista che condurrà i visitatori alla scoperta di Lucca, né la denominazione di una società strutturata del settore. E così anche il “mercato” delle visite guidate diventa un far west, dove in tanti, molti anche senza le qualifiche e la “patente” richieste, cercano di piazzarsi, di trovare ingaggi, consapevoli del rischio di essere scoperte e multate.

A lanciare l’allarme è Gabriele Calabrese di Turislucca, cooperativa di guide turistiche professionali. «A Lucca - spiega - si riscontrano i problemi di altre città d’arte, anche toscane, dove tra le guide accreditate e preparate si insinuano persone che cercano di lavorare, ma senza le necessarie competenze e conoscenze. Non ci vuole molto a trovarle: basta fare semplici ricerche sul web. Un fenomeno che è nato con la liberalizzazione. Sono perfettamente d’accordo con questo processo, ma solo se porta alla selezione della qualità. Invece su determinati campi crea solo situazioni involute. Bisogna stare molto attenti quando si vanno a toccare tasti che ledono l’immagine di qualcosa che si offre».

Calabrese racconta di esperienze vissute in prima persona mentre, conducendo gruppi di turisti nel centro storico, si è trovato a sentire altre guide spiegare al proprio gruppo, davanti a una chiesa come quella di San Michele, che «è come gli italiani: è bella fuori ma dentro non c’è niente».

«Non è sempre così, certo - riflette -. Mi è capitato di conoscere a Lucca una ragazza della Val d’Aosta, laureata a Bologna, che si trovava in città per seguire un corso finalizzato all’esame per il patentino che serve per svolgere il lavoro di guida. Perché era venuta in Toscana? Perché in Val d’Aosta il patentino non è richiesto e lei per lavorare voleva cercare delle possibilità anche da noi. Purtroppo - continua - il nostro settore vive un paradosso, l’assurdità ad esempio che la liberalizzazione è vigente in tutta Europa ma non in Italia. Il nostro unico modo per contrastare le false guide è di offrire percorsi di qualità, andando dietro alla qualità di quello che Lucca offre: penso al Summer Festival, a Photolux per fare alcuni esempi».

Secondo Calabrese, un primo tentativo per arginare la presenza di guide turistiche non autorizzate potrebbe essere «la realizzazione di un piccolo pamphlet di benvenuto per il turista, con i consigli da seguire, ad esempio quello di non camminare lungo le Mura. Un piccolo decalogo in tre lingue, da divulgare ogni dove; nelle camere d’albergo, nei negozi, in qualsiasi punto frequentato da turisti».

Anche se per tentare di risolvere il problema più alla radice a suo avviso occorrerebbe operare ancora più in modo radicale. «Una città, un Comune da solo non può riuscire ad arginare la presenza di false guide. Occorrerebbe piuttosto, ad esempio in Toscana, che le città d’arte facessero tutte insieme un focus sul problema e prendessero decisioni univoche. Quello delle guide, come altri, è un tema da cui dipende l’immagine della città».

Barbara Antoni

©RIPRODUZIONE RISERVATA.

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