Il Tirreno

Lucca

Imt, sul conflitto di interessi l’Anticorruzione archivia

di Luca Tronchetti
Imt, sul conflitto di interessi l’Anticorruzione archivia

Per l’autorità nazionale presieduta da Raffaele Cantone non c’è stata violazione nell’ammissione al concorso per professore ordinario del figlio di Arturo Lattanzi

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LUCCA. Nessuna violazione dell’articolo 6 bis della legge 241/1990 che impone di astenersi in caso di conflitto di interessi al responsabile del procedimento e ai titolari degli uffici competenti chiamati ad adottare pareri, valutazioni tecniche e provvedimento finale. Ma la richiesta al responsabile per la trasparenza dell’istituto di provvedere, a partire dal triennio 2018-2020, all’adozione di adeguate misure di prevenzione della corruzione in riferimento ai processi interni all’accademia. Con gli atti del procedimento trasmessi alla procura della Repubblica di Lucca e alla procura della Corte dei Conti di Firenze per eventuali aspetti di competenza.

Si conclude con questo pronunciamento dell’Autorità Nazionale Anticorruzione presieduta dal magistrato Raffaele Cantone la vicenda che ha visto protagonisti l’ex presidente della Fondazione, Arturo Lattanzi, e il figlio Nicola, 53 anni, docente universitario di economia aziendale, che aveva tenuto banco nei primi mesi del 2017.

I fatti. Il 15 febbraio scorso al presidente dell’Anac era pervenuto un esposto anonimo in cui si evidenziava un possibile caso di conflitto d’interessi in capo al rettore della Scuola Imt Alti Studi Lucca di piazza San Francesco chiedendo l’intervento dell’Autorità Anticorruzione. Oggetto della segnalazione l’apertura di un bando di concorso per professore ordinario di economia aziendale cui appartiene Nicola Lattanzi, già professore associato all’università di Pisa e figlio di Arturo Lattanzi, presidente della Flafr, la fondazione lucchese per l’alta ricerca che sostiene localmente a livello finanziario Imt. Alla stessa data pure il direttore della scuola, Pietro Pietrini, riceve una lettera anonima in cui si fa riferimento alla sussistenza di un potenziale conflitto d’interessi. Lo stesso Pietrini invia all’Anac tutta la procedura avviata per designare la commissione incaricata di valutare i due candidati alla selezione tra cui Nicola Lattanzi.

La decisione. Al di là delle dimissioni dalla Fondazione rassegnate il 18 maggio 2017 da Arturo Lattanzi - che avrebbe potuto ricoprire quell’incarico sino al 2019 - in concomitanza con la vittoria del figlio al concorso per un posto da docente in Imt, l’Anac rileva come il direttore della Scuola Alti Studi era «depositario di una forte discrezionalità nella fase d’individuazione delle procedure di valutazione», ma «all’espletamento della procedura di selezione non sono emerse significative criticità in quanto l’iter seguito ricalca quanto previsto dal regolamento sulle procedure di chiamata dei professori di ruolo». Nessuno quindi ha potuto influenzare la decisione di bandire un concorso nello stesso settore scientifico in cui risultava abilitato il figlio del presidente della Fondazione.

Anomalie. Gli atti però sono stati trasmessi alla procura di Lucca e alla procura della Corte dei Conti di Firenze in relazione alla fase di «programmazione» del fabbisogno di personale docente. Il motivo? Nel programma Triennale, con riferimento agli ambiti d’interesse prioritario per la ricerca e l’insegnamento si rileva esclusivamente la previsione riguardante il «reclutamento di un professore nel settore di psicologia generale, psicobiologia, psicometria». Tradotto: nessuna programmazione era stata effettuata per il settore di economia aziendale. L’assenza di una specifica programmazione triennale nell’individuazione degli ambiti prioritari dell’Imt dava al direttore un ampio potere discrezionale sul reclutamento. Da lì la richiesta di Anac di predisporre per il triennio 2018-2020 «un’adeguata programmazione di reclutamenti, a livello di ateneo e di dipartimento, poichè in assenza si possono esporre gli istituti a pressioni indebite e a decisioni non ponderate rispetto al fabbisogno reale».

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