Il Tirreno

Lucca

«Io, gli scacchi Lucca e le Mura, che adoro»

di FLAVIA PICCINNI
«Io, gli scacchi Lucca e le Mura, che adoro»

Riccardo Del Dotto insegna la disciplina delle 64 caselle: «Soddisfazioni impagabili»

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Riccardo del Dotto è un giocatore di scacchi. Lo vedi da come muove le dita, da come guarda le cose, dalle pause delle sue parole. Le sue parole che si distendono sul gioco delle 64 caselle, di cui Lucca vanta un’antica tradizione che lui – giocatore a livello agonistico fin da bambino, e maestro di fama nazionale - conosce a menadito.

«Il gioco degli scacchi – mi spiega, con una voce calma che soppesa ogni singola parola - pare che a Lucca abbia radici lontane. Addirittura è stato ritrovato in un libro uno studio di un patrizio lucchese del Settecento. Il primo grande giocatore lucchese è stato però Angelo Giusti, campione italiano nel gioco per corrispondenza nel 1955. Gli scacchi erano praticati presso il Caffè Di Simo, dove a inizio anni Settanta si costituì il Circolo Scacchistico Lucchese. In quel periodo Lucca si avvalse di un grande organizzatore, Lido Salvadori, che portò in Garfagnana il campione del mondo Anatoly Karpov per una sfida simultanea. La crescita del nostro movimento avvenne negli anni Ottanta con la fusione tra il decadente Circolo Scacchistico Lucchese e il dinamico Gruppo Scacchi Picciorana, di cui era presidente mio padre Luigi, dando vita nel 1984 al circolo di scacchi del Dlf. Nel 1989 inaugurammo il festival internazionale “Città di Lucca”, che nel 2016 ha festeggiato a Palazzo Ducale le 28 edizioni, con un record italiano di 256 giocatori, tra cui molti Grandi Maestri, provenienti da tutta Italia e dall’estero. Con la nascita dell’attuale sodalizio, l’Asd Associazione Scacchistica Lucchese, nel 1998 abbiamo portato gli scacchi in tantissime scuole della nostra provincia e cresciuto diversi giovani che hanno vinto titoli italiani e vestito la maglia azzurra».

Una sequenza di soddisfazioni che comincia dalla prima periferia, fra gli odori e i colori della campagna. «Sono cresciuto nella frazione di Picciorana. Ho avuto la possibilità di vivere in un mondo contadino praticamente scomparso, dove ogni stagione aveva i suoi riti e i suoi colori. Ero un bambino felice, che si innamorava di tutto. Avevo la fortuna di vivere sempre all’aperto ed essere figlio unico non mi pesava per niente, avevo tantissimi amici e un sacco di animali come compagni di gioco».

Sempre a Picciorana Riccardo del Dotto frequenta la scuola elementare, dunque segue le medie alla Chelini di San Vito. «Dopo – ricorda - avrei voluto iscrivermi al liceo classico, ma fui indirizzato verso il magistrale sperimentale. Poi giurisprudenza: un campo che non ho mai amato e che non ho deciso di coltivare. Ho quindi intrapreso la strada della didattica del gioco degli scacchi, di cui ho imparato le regole a quattro anni, ancor prima di leggere e scrivere. In questo contesto ho ottenuto il titolo di trainer internazionale Fide e quello nazionale di tutor Fsi-Coni, ricevendo numerosi premi come istruttore e organizzatore. Soddisfazioni che come avvocato, lo ammetto, non avrei mai saputo togliermi».

Adesso Del Dotto dirige infatti la scuola di scacchi dell’Asd Scacchistica Lucchese, e si dedica all’insegnamento di questo gioco che è riconosciuto come attività sportiva e disciplina associata al Coni.

«L’aspetto più gratificante – prosegue, con un sorriso - risiede nel fatto che gli scacchi possono essere praticati a ogni età, senza nessun tipo di limitazione, per cui tra i miei allievi annovero bambini e anziani, ma anche persone affette da disabilità. Collaboro a blog e riviste specialistiche e ho all’attivo la pubblicazione di due libri, La Partita del Centro e Frammenti in Bianco e Nero. Il sogno nel cassetto rimane quello di scrivere un romanzo».

Un sogno nel cassetto supportato da importanti letture: Steinbeck, Fante, Hemingway e Cheever costellano la libreria di Del Dotto, cui corrisponde un’ideale mappa affettiva su cui all’improvviso si arrotola la memoria. «Oltre al mio paese d’infanzia, sono molto legato a Certaldo, dove è nata mia madre, a quel mondo di viti, di ulivi e cipressi messi a punteggiar le colline. L’altra località che porto nel cuore è Imperia, dove trascorrevo la prima settimana di settembre per partecipare a un festival scacchistico: mi piaceva il suo piccolo porto, la città vecchia, l’odore del mare».

Ma il cuore resta sempre a Lucca. «A volte – seguita, con gli occhi che hanno un guizzo di passione - riesco a ritagliarmi il tempo per fare qualche giro di mura. Tutto il resto della giornata è dedicato alla mia compagna e a sua figlia, oltre ai miei genitori».

Del Dotto si ferma. «Adoro le mura. I colori dell’autunno e le giornate di pioggia. Le piccole strade del centro, dove scopro ogni volta qualche piccolo particolare sfuggito in passato. Non mi piacciono però alcune caratteristiche che contraddistinguono i lucchesi, nel luogo comune delle generalizzazioni. Il difetto più grande ritengo che sia quella ristrettezza mentale che porta a colpire qualsiasi talento abbia saputo innalzarsi al di là delle mura».

E poi? «La trasformazione del mondo circostante la casa paterna è stato traumatico. Quelli che un tempo erano campi sono diventati giardini di cemento. Tutto rischia di diventare periferia, nel senso più grigio del termine». Un colore impossibile per chi, da sempre, pur apprezzando le sfumature trova la bellezza nel bianco e nel nero. Nel gioco delle sessantaquattro caselle.

©RIPRODUZIONE RISERVATA



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