Il Tirreno

Lucca

Acquedotto colabrodo persi 4,8 milioni di euro

di Gianni Parrini
Acquedotto colabrodo persi 4,8 milioni di euro

Va disperso il 35% dell’acqua che circola nelle condutture

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LUCCA. Quasi quattro milioni di metri cubi d’acqua andati perduti a causa delle falle nella rete idrica. Rappresentano il 35% di tutta l’acqua che nel 2016 ha attraversato le condutture sotterranee che passano sotto la città di Lucca. Uno spreco di risorse naturali ma anche un danno economico ingente: quelle piccole gocce che, una dietro l’altra, scivolano via dalle faglie del sistema, messe tutte assieme valgono un capitale. Precisamente 4,8 milioni di euro. È il dato che si ricava applicando al quantitativo perduto il costo al metro cubo praticato da Geal, l'azienda che gestisce il servizio idrico nel Comune di Lucca. Un servizio erogato attraverso 600 chilometri di acquedotto, 72 impianti di captazione – fra pozzi e sorgenti – e 66 impianti di distribuzione per circa 44mila utenze.

Sono questi alcuni dei dati ricavabili dalla relazione annuale di Alessandro Mazzei, direttore generale Ait, sul servizio idrico integrato in Toscana. Cominciamo col dire che il problema di una rete “colabrodo” riguarda tutta l’Italia. Secondo i dati forniti dall’Autorità per l’energia nella relazione al parlamento 2017, le reti nazionali di distribuzione hanno per il 36% un’età compresa tra i 30 ed i 50 anni, e per il 22% un’età superiore al mezzo secolo. Monitoraggio delle perdite e manutenzione programmata sono poco più che un palliativo nel caso di infrastrutture così vetuste: la sostituzione di interi tratti di rete sarebbe la soluzione più efficace per garantire il contenimento delle perdite. Ma non sempre è realizzabile e non per questioni economiche. Basta prendere il caso di Lucca: in un articolo dell’ormai lontano luglio 2002, l’allora direttore generale Roberto Davini raccontava al Tirreno che il problema delle perdite tocca anche il centro storico, dove però è era improponibile la sostituzione integrale delle tubature: «All'interno delle Mura – spiegava Davini – abbiamo delle limitazioni dovute al valore storico e artistico della pavimentazione. Ma poi ci sono altre difficoltà, legate al commercio. Per fare un esempio, uno dei tracciati principali corre sotto via Fillungo, via Roma e via Beccheria. Ora, chiunque può immaginare il danno che causerebbe ai negozi e al turismo la chiusura necessaria per cambiare questi condotti».

Sono passati 15 anni da quell’intervista, ma la situazione non è cambiata. Tantomeno la rete idrica. Detto questo, Geal non se ne è stata certo con le mani in mano (vedi box a fianco), ma oggi come allora si lavora con «riparazioni oculate», mettendo un cerotto qua e uno là ogni qualvolta le condutture si trasformano in una gruviera.

Per il 2016 la percentuale delle perdite su Lucca è del 35%, con un leggero aumento rispetto al 2015 quando ci si fermò al 31%. Se pensiamo al 2002, qualche progresso c’è stato: allora le perdite rappresentavano il 40% del totale. Anche rispetto ai cugini versiliesi di Gaia (40%) o alla media nazionale (37%) Lucca è messa meglio.

Ogni anno Geal preleva dall’ambiente circa 24 milioni di metri cubi d’acqua, in gran parte dai pozzi. Di questi, circa 13 milioni vengono venduti ad altri ambiti. Dei rimanenti 11 milioni di metri cubi che circolano nella rete lucchese Geal ne fattura più di 6 milioni, ovvero quelli che effettivamente escono dai rubinetti. Gli altri sono “dispersi”: 3,7 milioni di metri cubi sono incasellati alla voce perdite reali, poi ci altri volumi che non vengono misurati, fatturati o autorizzati.

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