Sicurezza
Carmignani, nuovo giudice Slittamento al 16 aprile
Il gup Pezzuti si è astenuto sulla richiesta di ammissione al rito abbreviato Il caso passa alla dottoressa Aracri. L’ex comandante accusato di abuso di potere
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LUCCA
Caso Carmignani, il giudice si astiene sulla richiesta di rito abbreviato e il caso passo a un altro gup. Prossima udienza fissata per il 16 aprile. . Mentre in Italia e nel mondo si parla del caso Weinstein e più in generale delle violenze che le donne subiscono dagli uomini di potere, a Lucca si scrive un altro capitolo della vicenda che vede imputato l’ex comandante dei vigili urbani Stefano Carmignani, accusato di induzione indebita a carattere sessuale. In pratica per l’ufficio del pubblico ministero rappresentato dal sostituto procuratore Piero Alessandro Capizzoto (che ha chiesto il rinvio a giudizio), l’ex capo degli agenti della municipale di Lucca avrebbe fatto valere la sua posizione dominante all’interno del comando per tentare di ottenere prestazioni sessuali da una vigilessa quarantenne. I fatti contestati risalgono al 10 novembre 2014: quel giorno l’ex comandante chiede alla vigilessa di accompagnarlo con l’auto di servizio nella sede della Regione Toscana. All’orario prestabilito lei si presenta in divisa alla guida della vettura. Ma l’esordio del dirigente della Municipale non è dei più felici: «Pensavo ti presentassi in minigonna e calze a rete». Stando alla denuncia della giovane donna - supportata dalle dichiarazioni de relato di alcuni testimoni con cui si era confidata dopo i fatti - vicino al casello autostradale di Chiesina l’allora comandante le fa cenno di uscire indicando un albergo: «Noi andiamo lì a fare l’amore». Una frase ripetuta più volte, stando al racconto della parte offesa. Di fronte al secco rifiuto della donna, stando agli investigatori, Carmignani avrebbe fatto riferimento alle conseguenze che tale comportamento avrebbe avuto sul luogo di lavoro. Abuso di potere o – per dirla nei termini del codice penale – induzione indebita a carattere sessuale. Mutatis mutandis, quello di Lucca è un caso-Weinstein ante litteram. Con la differenza che la vigilessa è stata la prima a sporgere denuncia (inizio del 2015) nei confronti del suo ormai ex capo.
Il mese scorso, il collegio difensivo di Carmignani, formato dal professor Enrico Marzaduri e dall’avvocato Gioia Crippa, aveva chiesto al giudice dell’udienza preliminare Giuseppe Pezzuti l’ammissione al giudizio abbreviato, che – in caso di condanna – comporta, la riduzione di un terzo della pena fissata dal legislatore con la reclusione sino a tre anni. Ieri mattina il gup avrebbe dovuto dare una risposta ai legali di Carmignani, ma è arrivato un nuovo colpo di scena: il dottor Pezzuti ha presentato al presidente del tribunale la richiesta di astenersi dal giudicare questa vicenda. La richiesta è stata accolta e il caso è stato assegnato a un altro giudice, la dottoressa Antonia Aracri. La nuova udienza è fissata per il 16 aprile. (g.p.)
Caso Carmignani, il giudice si astiene sulla richiesta di rito abbreviato e il caso passo a un altro gup. Prossima udienza fissata per il 16 aprile. . Mentre in Italia e nel mondo si parla del caso Weinstein e più in generale delle violenze che le donne subiscono dagli uomini di potere, a Lucca si scrive un altro capitolo della vicenda che vede imputato l’ex comandante dei vigili urbani Stefano Carmignani, accusato di induzione indebita a carattere sessuale. In pratica per l’ufficio del pubblico ministero rappresentato dal sostituto procuratore Piero Alessandro Capizzoto (che ha chiesto il rinvio a giudizio), l’ex capo degli agenti della municipale di Lucca avrebbe fatto valere la sua posizione dominante all’interno del comando per tentare di ottenere prestazioni sessuali da una vigilessa quarantenne. I fatti contestati risalgono al 10 novembre 2014: quel giorno l’ex comandante chiede alla vigilessa di accompagnarlo con l’auto di servizio nella sede della Regione Toscana. All’orario prestabilito lei si presenta in divisa alla guida della vettura. Ma l’esordio del dirigente della Municipale non è dei più felici: «Pensavo ti presentassi in minigonna e calze a rete». Stando alla denuncia della giovane donna - supportata dalle dichiarazioni de relato di alcuni testimoni con cui si era confidata dopo i fatti - vicino al casello autostradale di Chiesina l’allora comandante le fa cenno di uscire indicando un albergo: «Noi andiamo lì a fare l’amore». Una frase ripetuta più volte, stando al racconto della parte offesa. Di fronte al secco rifiuto della donna, stando agli investigatori, Carmignani avrebbe fatto riferimento alle conseguenze che tale comportamento avrebbe avuto sul luogo di lavoro. Abuso di potere o – per dirla nei termini del codice penale – induzione indebita a carattere sessuale. Mutatis mutandis, quello di Lucca è un caso-Weinstein ante litteram. Con la differenza che la vigilessa è stata la prima a sporgere denuncia (inizio del 2015) nei confronti del suo ormai ex capo.
Il mese scorso, il collegio difensivo di Carmignani, formato dal professor Enrico Marzaduri e dall’avvocato Gioia Crippa, aveva chiesto al giudice dell’udienza preliminare Giuseppe Pezzuti l’ammissione al giudizio abbreviato, che – in caso di condanna – comporta, la riduzione di un terzo della pena fissata dal legislatore con la reclusione sino a tre anni. Ieri mattina il gup avrebbe dovuto dare una risposta ai legali di Carmignani, ma è arrivato un nuovo colpo di scena: il dottor Pezzuti ha presentato al presidente del tribunale la richiesta di astenersi dal giudicare questa vicenda. La richiesta è stata accolta e il caso è stato assegnato a un altro giudice, la dottoressa Antonia Aracri. La nuova udienza è fissata per il 16 aprile. (g.p.)
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