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concorso ultimora: gli alunni premiati
di Marco Tirinnanzi
LUCCA. Sedici nuovi di infezione da Hiv nel 2017: in quattro casi la malattia è conclamata, l’Aids. Sempre l’Aids ha causato la morte di una persona. Questi i numeri forniti dall’Asl Toscana Nord...
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LUCCA. Sedici nuovi di infezione da Hiv nel 2017: in quattro casi la malattia è conclamata, l’Aids. Sempre l’Aids ha causato la morte di una persona. Questi i numeri forniti dall’Asl Toscana Nord Ovest relativi al territorio provinciale di Lucca: dati registrati al 30 novembre di quest'anno. Rispetto a tutto il 2016, c'è stato un incremento di due persone contagiate in più. C’è una leggera prevalenza maschile (57%) tra le persone che hanno contratto l’infezione. Per l’uomo è stata riscontrata un’età media di 42 anni, per la donna 37; l’infezione nella totalità dei casi è stata contratta in occasione di rapporti sessuali promiscui (omo-eterosessuali) non protetti. È in questa fascia di età che l’Asl Toscana nord Ovest (con la struttura Malattie infettive ed epatologia e con l’ambulatorio dell’ospite immunodepresso guidati dal dottor Michele De Gennaro) sta operando in modo massiccio nella prevenzione.
I pazienti seguiti. «Su tutta la provincia seguiamo 450 pazienti, ma ogni anno c'è una "corte" del 5% che aumenta sistematicamente - commenta il dottor De Gennaro -. Un dato che non fa ben sperare, perché significa che c’è un serbatoio che alimenta l’infezione. In parte sono stranieri, che nel nostro caso rappresentano il 37 per cento, ma non sono loro la parte più consistente. Ci sono 15.000 persone in Italia che non sanno di aver contratto la malattia. Servirebbe liberalizzare il test salivare per arginare l'aumento di queste cifre». De Gennaro spiega che nel caso della persona deceduta «si è trattato di un paziente in condizioni molto gravi. Oggi morire di Aids è un evento raro. Questa persona non aveva mai fatto il test: l'ha fatto solo durante il ricovero in ospedale. Nel 50% dei casi i soggetti si presentano in una fase avanzata della malattia: non si percepisce il rischio nei tempi giusti».
Lista di attesa. Chiara Bertolozzi, responsabile della casa famiglia accreditata dalla Regione Toscana, la Monsignor Agresti, mette in risalto la difficoltà a cui va incontro, giornalmente, un sieropositivo. «Non riusciamo a esaurire la lista di attesa - spiega -. Cinque persone al momento restano fuori, riusciamo a ospitarne dodici, tre delle quali sono straniere mentre le altre vengono dall'area vasta della Toscana Nord Ovest: l'età varia dai 40 ai 72 anni, metà hanno problemi di tossicodipendenza, metà sono sieropositivi. Spesso hanno patologie correlate e soffrono di disagi sociali. A novembre ci sono stati due decessi e successivamente due nuovi ingressi: uno dal carcere San Giorgio e l'altro su richiesta della Regione».
Prevenzione e pregiudizio. «Il test Hiv è anonimo e gratuito - spiega la dottoressa Lucia Corrieri Puliti, direttrice dell'area educazione e promozione della salute dell'ambito territoriale di Lucca della Asl Toscana Nord Ovest -: per i minori non serve il consenso dei genitori. Facciamo circa 250 test l’anno, con la nostra équipe che svolge un primo approccio relazionale». Anche per Renato Bonturi, consigliere provinciale con delega alle politiche giovanili, è necessario abbattere il giudizio a priori. «L'aspetto preventivo è fondamentale per arrestare la piaga dell'Aids - commenta -: lavoriamo affinché si riesca a combattere anche il pregiudizio».
I pazienti seguiti. «Su tutta la provincia seguiamo 450 pazienti, ma ogni anno c'è una "corte" del 5% che aumenta sistematicamente - commenta il dottor De Gennaro -. Un dato che non fa ben sperare, perché significa che c’è un serbatoio che alimenta l’infezione. In parte sono stranieri, che nel nostro caso rappresentano il 37 per cento, ma non sono loro la parte più consistente. Ci sono 15.000 persone in Italia che non sanno di aver contratto la malattia. Servirebbe liberalizzare il test salivare per arginare l'aumento di queste cifre». De Gennaro spiega che nel caso della persona deceduta «si è trattato di un paziente in condizioni molto gravi. Oggi morire di Aids è un evento raro. Questa persona non aveva mai fatto il test: l'ha fatto solo durante il ricovero in ospedale. Nel 50% dei casi i soggetti si presentano in una fase avanzata della malattia: non si percepisce il rischio nei tempi giusti».
Lista di attesa. Chiara Bertolozzi, responsabile della casa famiglia accreditata dalla Regione Toscana, la Monsignor Agresti, mette in risalto la difficoltà a cui va incontro, giornalmente, un sieropositivo. «Non riusciamo a esaurire la lista di attesa - spiega -. Cinque persone al momento restano fuori, riusciamo a ospitarne dodici, tre delle quali sono straniere mentre le altre vengono dall'area vasta della Toscana Nord Ovest: l'età varia dai 40 ai 72 anni, metà hanno problemi di tossicodipendenza, metà sono sieropositivi. Spesso hanno patologie correlate e soffrono di disagi sociali. A novembre ci sono stati due decessi e successivamente due nuovi ingressi: uno dal carcere San Giorgio e l'altro su richiesta della Regione».
Prevenzione e pregiudizio. «Il test Hiv è anonimo e gratuito - spiega la dottoressa Lucia Corrieri Puliti, direttrice dell'area educazione e promozione della salute dell'ambito territoriale di Lucca della Asl Toscana Nord Ovest -: per i minori non serve il consenso dei genitori. Facciamo circa 250 test l’anno, con la nostra équipe che svolge un primo approccio relazionale». Anche per Renato Bonturi, consigliere provinciale con delega alle politiche giovanili, è necessario abbattere il giudizio a priori. «L'aspetto preventivo è fondamentale per arrestare la piaga dell'Aids - commenta -: lavoriamo affinché si riesca a combattere anche il pregiudizio».
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