Sicurezza
«Solo strumentalizzazioni contro di noi»
Kme replica alle critiche: «Siamo disposti al confronto, ma non ad accettare illazioni e falsità»
2 MINUTI DI LETTURA
BARGA. «Illazioni campate in aria», «strumentalizzazioni», «vera e propria disinformazione»: da parte della Kme non si risparmiano aggettivi sulle critiche mosse al piano di rilancio dello stabilimento di Fornaci che verrà presentato oggi. E dalla stessa azienda arriva una nota sul progetto che, viene ricordato, si basa «su alcuni pilastri irrinunciabili».
E quali sono questi pilastri? «Il rilancio della produzione di semilavorati di rame e leghe, con l’utilizzo di impianti fusori alimentati da energia elettrica piuttosto che la riattivazione dell’impianto alimentato a gas; il raggiungimento dell’autonomia energetica che permetta la sostenibilità nel tempo della competitività e redditività dello stabilimento, attraverso la realizzazione di un impianto di generazione di energia elettrica destinata alle esigenze della fabbrica, di 10/12 Megawatt (è stata avviata un’attenta ricognizione delle migliori pratiche e tecnologie adottate a livello internazionale, soprattutto nei paesi scandinavi, all’avanguardia nel settore per assicurare la migliore efficienza e la massima sostenibilità ambientale)». E, ancora: «Il miglioramento ulteriore del livello di emissioni globali della fabbrica, pur sapendo che la configurazione attuale della stessa è già al di sotto dei limiti di legge. La scelta del combustibile utilizzato per alimentare l’impianto, sia esso proveniente dagli scarti di lavorazione delle cartiere presenti nel territorio, sia altro, dovrà inderogabilmente rispettare questo principio sotto la supervisione e certificazione di enti terzi accreditati e riconosciuti; il rilancio del centro ricerche per realizzare un polo di formazione e sperimentazione per lo sviluppo dell’economia circolare».
L’azienda parla di processo decisionale che è stato è e sarà sempre improntato alla massima trasparenza, ma, prosegue, «ci sono dei limiti che non possono essere superati. Sono quelli della verità e della buona fede. L’azienda non tollererà da parte di nessuno la messa in discussione delle proprie finalità nel campo della sostenibilità sociale, ambientale ed economica. La volontà di Kme, dunque, è quella di continuare il confronto con tutti i soggetti interessati, ma pretende da tutti il rispetto della verità dei fatti e non è disposta ad accettare illazioni e falsità, tanto più se dettate da volontà di strumentalizzazione per altri scopi, politici, elettoralistici, ideologici o di visibilità mediatica, ma privi di qualsivoglia riscontro oggettivo da parte di chicchessia, politico, sindacalista o apprendista stregone e improvvisato agit-prop».
E quali sono questi pilastri? «Il rilancio della produzione di semilavorati di rame e leghe, con l’utilizzo di impianti fusori alimentati da energia elettrica piuttosto che la riattivazione dell’impianto alimentato a gas; il raggiungimento dell’autonomia energetica che permetta la sostenibilità nel tempo della competitività e redditività dello stabilimento, attraverso la realizzazione di un impianto di generazione di energia elettrica destinata alle esigenze della fabbrica, di 10/12 Megawatt (è stata avviata un’attenta ricognizione delle migliori pratiche e tecnologie adottate a livello internazionale, soprattutto nei paesi scandinavi, all’avanguardia nel settore per assicurare la migliore efficienza e la massima sostenibilità ambientale)». E, ancora: «Il miglioramento ulteriore del livello di emissioni globali della fabbrica, pur sapendo che la configurazione attuale della stessa è già al di sotto dei limiti di legge. La scelta del combustibile utilizzato per alimentare l’impianto, sia esso proveniente dagli scarti di lavorazione delle cartiere presenti nel territorio, sia altro, dovrà inderogabilmente rispettare questo principio sotto la supervisione e certificazione di enti terzi accreditati e riconosciuti; il rilancio del centro ricerche per realizzare un polo di formazione e sperimentazione per lo sviluppo dell’economia circolare».
L’azienda parla di processo decisionale che è stato è e sarà sempre improntato alla massima trasparenza, ma, prosegue, «ci sono dei limiti che non possono essere superati. Sono quelli della verità e della buona fede. L’azienda non tollererà da parte di nessuno la messa in discussione delle proprie finalità nel campo della sostenibilità sociale, ambientale ed economica. La volontà di Kme, dunque, è quella di continuare il confronto con tutti i soggetti interessati, ma pretende da tutti il rispetto della verità dei fatti e non è disposta ad accettare illazioni e falsità, tanto più se dettate da volontà di strumentalizzazione per altri scopi, politici, elettoralistici, ideologici o di visibilità mediatica, ma privi di qualsivoglia riscontro oggettivo da parte di chicchessia, politico, sindacalista o apprendista stregone e improvvisato agit-prop».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
