Sicurezza
Sciopero in cava, sindacati divisi
Cgil e Uil bocciano le proposte sulle pensioni, per la Cisl gesto controproducente
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GARFAGNANA. Divisi alla meta, anzi divisi alla cava. Così si presentano i sindacati del settore marmo delle province di Lucca e Massa Carrara, sull’ipotesi di uno sciopero, martedì 28, contro le proposte del governo in materia di pensioni. Per lo sciopero si schierano Cgil e Uil, contro invece la Cisl.
«Dopo aver ben valutato le proposte del governo sulle pensioni – si legge nella nota di Fillea Cgil e Feneal Uil – abbiamo deciso insieme ai nostri delegati e sentiti i lavoratori di proclamare uno sciopero di 8 ore nel settore del marmo. Perché ancora una volta si vuole contrabbandare la norma sui precoci come usuranti. Sono due cose completamente diverse e diciamo basta. I nostri territori che hanno una forza lavoro importante nel settore marmo rivendicano il diritto di chiedere la modifica della legge Fornero e dare maggiore flessibilità al pensionamento, e di definire una volta per tutte che non tutti i lavori sono uguali, e che chi fa lavori manuali faticosi ripetitivi deve avere un normativa particolare e il diritto di andare in pensione prima. Sulla pelle dei lavoratori lo Stato ha fatto cassa, adesso vogliamo riprenderci il maltolto. Lo sciopero perché vogliamo dare un segnale al governo e far crescere dal basso la protesta nei confronti di una norma che ormai è la più penalizzante in tutta Europa. Vendere come una concessione il fatto di non aumentare l’età della pensione di vecchiaia è una aberrazione. Chiediamo equità anche in questo e invitiamo i lavoratori a scioperare e a partecipare all’assemblea che si terrà in Comune a Carrara».
«Troviamo che lo sciopero sia non solo inutile ma controproducente, e fa solo il gioco della Cgil nazionale, impegnata in una lotta solo politica contro i successi importanti ottenuti per tanti lavoratori sul fronte delle pensioni», è la replica di Simona Riccio, segretario generale di Filca Cisl Toscana. «L’accordo dei giorni scorsi ha dimostrato che fare il “sindacato al 100%” paga – prosegue – perché abbiamo consentito a decine di migliaia di lavoratori o di andare in pensione prima e senza penalizzazioni, o di non essere interessati dall’aumento dell’età pensionabile. Chi non apprezza e non valuta positivamente questi risultati è in malafede, e rischia di vanificare il lavoro complesso messo in piedi in questi anni nel confronto con il governo, che ci ha permesso finalmente di introdurre il criterio che non tutti i lavori sono uguali. Questo non vuol dire che quanto ottenuto ci basta, ma che ulteriori rivendicazioni, come l’eventuale inserimento nei lavori gravosi anche dei lavoratori del piano, oltre che di quelli impegnati nelle cave come già avviene da anni, non può passare per uno sciopero, facendo muro contro muro, ma attraverso il dialogo, il confronto, la concertazione». «Invece di inasprire i toni – fa eco il responsabile territoriale Filca Giacomo Bondielli – Feneal e Fillea dovrebbero impegnarsi perché la commissione nazionale istituita ad hoc prenda in considerazione anche il duro lavoro degli addetti del piano».
«Dopo aver ben valutato le proposte del governo sulle pensioni – si legge nella nota di Fillea Cgil e Feneal Uil – abbiamo deciso insieme ai nostri delegati e sentiti i lavoratori di proclamare uno sciopero di 8 ore nel settore del marmo. Perché ancora una volta si vuole contrabbandare la norma sui precoci come usuranti. Sono due cose completamente diverse e diciamo basta. I nostri territori che hanno una forza lavoro importante nel settore marmo rivendicano il diritto di chiedere la modifica della legge Fornero e dare maggiore flessibilità al pensionamento, e di definire una volta per tutte che non tutti i lavori sono uguali, e che chi fa lavori manuali faticosi ripetitivi deve avere un normativa particolare e il diritto di andare in pensione prima. Sulla pelle dei lavoratori lo Stato ha fatto cassa, adesso vogliamo riprenderci il maltolto. Lo sciopero perché vogliamo dare un segnale al governo e far crescere dal basso la protesta nei confronti di una norma che ormai è la più penalizzante in tutta Europa. Vendere come una concessione il fatto di non aumentare l’età della pensione di vecchiaia è una aberrazione. Chiediamo equità anche in questo e invitiamo i lavoratori a scioperare e a partecipare all’assemblea che si terrà in Comune a Carrara».
«Troviamo che lo sciopero sia non solo inutile ma controproducente, e fa solo il gioco della Cgil nazionale, impegnata in una lotta solo politica contro i successi importanti ottenuti per tanti lavoratori sul fronte delle pensioni», è la replica di Simona Riccio, segretario generale di Filca Cisl Toscana. «L’accordo dei giorni scorsi ha dimostrato che fare il “sindacato al 100%” paga – prosegue – perché abbiamo consentito a decine di migliaia di lavoratori o di andare in pensione prima e senza penalizzazioni, o di non essere interessati dall’aumento dell’età pensionabile. Chi non apprezza e non valuta positivamente questi risultati è in malafede, e rischia di vanificare il lavoro complesso messo in piedi in questi anni nel confronto con il governo, che ci ha permesso finalmente di introdurre il criterio che non tutti i lavori sono uguali. Questo non vuol dire che quanto ottenuto ci basta, ma che ulteriori rivendicazioni, come l’eventuale inserimento nei lavori gravosi anche dei lavoratori del piano, oltre che di quelli impegnati nelle cave come già avviene da anni, non può passare per uno sciopero, facendo muro contro muro, ma attraverso il dialogo, il confronto, la concertazione». «Invece di inasprire i toni – fa eco il responsabile territoriale Filca Giacomo Bondielli – Feneal e Fillea dovrebbero impegnarsi perché la commissione nazionale istituita ad hoc prenda in considerazione anche il duro lavoro degli addetti del piano».
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