Attenzione
Abusata e picchiata a sangue
di Barbara Antoni
Vittima una lucchese di 18 anni. Il carnefice, straniero, 19 anni, è in carcere
4 MINUTI DI LETTURA
LUCCA. L’ha violentata e picchiata selvaggiamente con un manico di scopa. Un manico di legno: l’ha sferrato con tanta veemenza sulla sua fidanzata fino a spezzarlo. Poi è uscito. Ma prima, temendo che in sua assenza la povera ragazza - lucchese, di diciotto anni - chiedesse aiuto, le ha sequestrato il telefono cellulare. Lui, l’aguzzino, 19 anni, di nazionalità straniera, noto alle forze dell’ordine per furti in abitazione e rapina compiuti nel Modenese e per questo con un obbligo di dimora a Lucca, adesso è in carcere, al San Giorgio, ritenuto responsabile di violenza sessuale, lesioni gravi e violenza privata ai danni della giovane.
Questo scempio si è consumato a Lucca, nell’arco delle ultime settantadue ore. I due giovani si conoscevano da poco, due mesi all’incirca. Avevano progettato di trascorrere una notte insieme, quella di martedì 21 novembre. Doveva essere una notte d’amore e invece è stata tutt’altro: una notte dell’orrore per la povera ragazza, sottoposta a violenza fisica e sessuale dal ragazzo con cui aveva iniziato una storia.
Secondo la ricostruzione fornita dalla questura, tutto è cominciato da un litigio per motivi banali. Da lì il diciannovenne ha preso a picchiare la fidanzata con il bastone di legno e l’ha violentata. Dopodiché l’ha praticamente segregata, chiudendola nell’appartamento prima di uscire e requisendole il telefonino per evitare che si mettesse in contatto con chiunque.
Intorno a mezzogiorno di mercoledì 22 novembre però la ragazza è riuscita a scappare, ha raggiunto la sua casa, i suoi genitori. Era piena di lividi, aveva il volto tumefatto dalle botte: il babbo e la mamma l’hanno subito accompagnata al pronto soccorso, dove per lei è stato attivato il Codice Rosa. E qui, la diciottenne, davanti ai medici e agli agenti della Squadra Mobile, ha raccontato l’inferno che aveva attraversato, ha raccontato interminabili ore di abusi e violenze. Il referto medico parla di violenza sessuale, traumi diffusi e timpano sfondato. Sul corpo aveva altri lividi ed ecchimosi, segni di altre violenze subite nei giorni precedenti.
Intanto le volanti della polizia sono andate a prelevare il giovane straniero per arrestarlo: lo hanno fermato fuori dalla sua abitazione. Gli agenti intervenuti hanno riportato che all’arrivo delle forze dell’ordine si è meravigliato che si desse tanto peso a un litigio con la fidanzata.
La ragazza è stata trattenuta in ospedale nella notte tra il 22 e il 23 novembre. Ieri mattina è stata dimessa con una prognosi di quaranta giorni.
Una vicenda gravissima e non l’unica che gli operatori del Codice Rosa, guidato per l’Asl di Lucca dalla dottoressa Piera Banti, si sono trovati a dover gestire nelle ultime ore.
È proprio la dottoressa Banti, ieri durante la conferenza stampa in Palazzo Orsetti sulla mobilitazione in vista della giornata internazionale contro la violenza sulle donne, domani 25 novembre, ha spiegato che, in nemmeno ventiquattr’ore, all’ospedale San Luca il Codice Rosa si è attivato quattro volte, tre delle quali tutte nel pomeriggio di mercoledì 22 novembre: è scattato per la diciottenne lucchese brutalizzata dal fidanzato, per un minorenne abusato e per una donna maltrattata. Ieri mattina, 23 novembre, per un anziano sulla carrozzella giunto al pronto soccorso pieno di segni di percosse.
Secondo la dottoressa Banti, «i casi di violenza sono in numero stabile. Quello che aumenta è la presa di coscienza, specialmente tra le giovani, della violenza subito e della volontà di denunciare. E accanto alle violenze sulle donne e sui minori ci sono le violenze nascoste, quelle su anziani, in prevalenza donne, fra 60 e 90 anni. Persone che non riescono a denunciare, perché non sanno dove rivolgersi o sono impossibilitate a muoversi: non escludo che la morte di alcune di alcune di loro sia riconducibile a un femminicidio».
Quattrocento in un anno, in media, le denunce per violenze subite presentate in un anno a Lucca: negli adulti, spiega ancora Banti, «possiamo dire che il novanta per cento dei casi ha donne come vittime. Tra i minori invece il coinvolgimento di genere è pari: metà delle vittime sono di sesso maschile, metà femminile. Ma ormai - aggiunge, ogni caso è una storia a sé. Le dinamiche delle singole storie cambiano molto e la gestione è diventata difficile. Da medico penso che si debba lavorare sulla prevenzione primaria, lavorare sui ragazzi, nelle scuole. Solo così si possono trattare anche i casi di bullismo. Dove c’è violenza è perché i ragazzi la respirano. Bisogna fare rete».
Anche i singoli cittadini possono contribuire a tessere la rete contro la violenza. Come? «Segnalandoci situazioni a rischio, o sospette - spiega l’ispettore capo della questura Massimo Sodini -. Il nostro intervento è efficace se c’è collaborazione da parte di tutti. Le associazioni spesso ci riportano denunce raccolte, ma anche il cittadino deve segnalare, non solo le vittime. Oltretutto la legge permette anche le segnalazioni anonime: nell’ultimo anno sono state qualche decina. Una volta che le riceviamo, possiamo fare tutte le verifiche necessarie. Spesso si sono dimostrate efficaci, ci hanno aiutato a scoprire molti casi».
La Polizia di Stato è in prima linea nella battaglia contro la violenza sulle donne con il progetto “Questo non è amore”. Anche quest’anno il 25 novembre a Lucca i poliziotti specializzati della questura e il personale del Codice Rosa con la dottoressa Banti saranno in piazza San Michele per parlare alla gente e per ascoltare. I passanti potranno lasciare messaggi all’èquipe in una cassetta.
ALTRO SERVIZIO a pag. 7
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Questo scempio si è consumato a Lucca, nell’arco delle ultime settantadue ore. I due giovani si conoscevano da poco, due mesi all’incirca. Avevano progettato di trascorrere una notte insieme, quella di martedì 21 novembre. Doveva essere una notte d’amore e invece è stata tutt’altro: una notte dell’orrore per la povera ragazza, sottoposta a violenza fisica e sessuale dal ragazzo con cui aveva iniziato una storia.
Secondo la ricostruzione fornita dalla questura, tutto è cominciato da un litigio per motivi banali. Da lì il diciannovenne ha preso a picchiare la fidanzata con il bastone di legno e l’ha violentata. Dopodiché l’ha praticamente segregata, chiudendola nell’appartamento prima di uscire e requisendole il telefonino per evitare che si mettesse in contatto con chiunque.
Intorno a mezzogiorno di mercoledì 22 novembre però la ragazza è riuscita a scappare, ha raggiunto la sua casa, i suoi genitori. Era piena di lividi, aveva il volto tumefatto dalle botte: il babbo e la mamma l’hanno subito accompagnata al pronto soccorso, dove per lei è stato attivato il Codice Rosa. E qui, la diciottenne, davanti ai medici e agli agenti della Squadra Mobile, ha raccontato l’inferno che aveva attraversato, ha raccontato interminabili ore di abusi e violenze. Il referto medico parla di violenza sessuale, traumi diffusi e timpano sfondato. Sul corpo aveva altri lividi ed ecchimosi, segni di altre violenze subite nei giorni precedenti.
Intanto le volanti della polizia sono andate a prelevare il giovane straniero per arrestarlo: lo hanno fermato fuori dalla sua abitazione. Gli agenti intervenuti hanno riportato che all’arrivo delle forze dell’ordine si è meravigliato che si desse tanto peso a un litigio con la fidanzata.
La ragazza è stata trattenuta in ospedale nella notte tra il 22 e il 23 novembre. Ieri mattina è stata dimessa con una prognosi di quaranta giorni.
Una vicenda gravissima e non l’unica che gli operatori del Codice Rosa, guidato per l’Asl di Lucca dalla dottoressa Piera Banti, si sono trovati a dover gestire nelle ultime ore.
È proprio la dottoressa Banti, ieri durante la conferenza stampa in Palazzo Orsetti sulla mobilitazione in vista della giornata internazionale contro la violenza sulle donne, domani 25 novembre, ha spiegato che, in nemmeno ventiquattr’ore, all’ospedale San Luca il Codice Rosa si è attivato quattro volte, tre delle quali tutte nel pomeriggio di mercoledì 22 novembre: è scattato per la diciottenne lucchese brutalizzata dal fidanzato, per un minorenne abusato e per una donna maltrattata. Ieri mattina, 23 novembre, per un anziano sulla carrozzella giunto al pronto soccorso pieno di segni di percosse.
Secondo la dottoressa Banti, «i casi di violenza sono in numero stabile. Quello che aumenta è la presa di coscienza, specialmente tra le giovani, della violenza subito e della volontà di denunciare. E accanto alle violenze sulle donne e sui minori ci sono le violenze nascoste, quelle su anziani, in prevalenza donne, fra 60 e 90 anni. Persone che non riescono a denunciare, perché non sanno dove rivolgersi o sono impossibilitate a muoversi: non escludo che la morte di alcune di alcune di loro sia riconducibile a un femminicidio».
Quattrocento in un anno, in media, le denunce per violenze subite presentate in un anno a Lucca: negli adulti, spiega ancora Banti, «possiamo dire che il novanta per cento dei casi ha donne come vittime. Tra i minori invece il coinvolgimento di genere è pari: metà delle vittime sono di sesso maschile, metà femminile. Ma ormai - aggiunge, ogni caso è una storia a sé. Le dinamiche delle singole storie cambiano molto e la gestione è diventata difficile. Da medico penso che si debba lavorare sulla prevenzione primaria, lavorare sui ragazzi, nelle scuole. Solo così si possono trattare anche i casi di bullismo. Dove c’è violenza è perché i ragazzi la respirano. Bisogna fare rete».
Anche i singoli cittadini possono contribuire a tessere la rete contro la violenza. Come? «Segnalandoci situazioni a rischio, o sospette - spiega l’ispettore capo della questura Massimo Sodini -. Il nostro intervento è efficace se c’è collaborazione da parte di tutti. Le associazioni spesso ci riportano denunce raccolte, ma anche il cittadino deve segnalare, non solo le vittime. Oltretutto la legge permette anche le segnalazioni anonime: nell’ultimo anno sono state qualche decina. Una volta che le riceviamo, possiamo fare tutte le verifiche necessarie. Spesso si sono dimostrate efficaci, ci hanno aiutato a scoprire molti casi».
La Polizia di Stato è in prima linea nella battaglia contro la violenza sulle donne con il progetto “Questo non è amore”. Anche quest’anno il 25 novembre a Lucca i poliziotti specializzati della questura e il personale del Codice Rosa con la dottoressa Banti saranno in piazza San Michele per parlare alla gente e per ascoltare. I passanti potranno lasciare messaggi all’èquipe in una cassetta.
ALTRO SERVIZIO a pag. 7
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google