Il Tirreno

Lucca

“9 dicembre 2009”: la storia di vanessa  

Ho pagato con la vita la mia fiducia in te

Ho pagato con la vita la mia fiducia in te

Mi fidavo di te. Eri il mio confidente, la mia guida, il mio “taxi”, il mio grande amico, insomma. Ti volevo bene davvero, Pisa. Probabilmente me ne volevi pure tu, probabilmente la tua amicizia...

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Mi fidavo di te.

Eri il mio confidente, la mia guida, il mio “taxi”, il mio grande amico, insomma. Ti volevo bene davvero, Pisa. Probabilmente me ne volevi pure tu, probabilmente la tua amicizia serviva solo a mascherare la vera ossessione che provavi per me, quella maledetta ossessione che è stata la causa della mia morte. La causa per la quale mamma non dorme più sogni tranquilli, la causa per la quale entra sempre nella mia camera immaginando che io sia lì, sana e salva. Quanto mi mancano i miei. Quanto mi mancano le mie sorelle, la mia casa, i miei amici … e tu mi hai portata via da tutti loro. E per cosa, alla fine? Perché non hai mai avuto il coraggio di dirmi cosa provavi davvero per me, forse? O magari perché sapevi che non potevi avermi. Sì, quello ti ha fatto impazzire. Quella è stata la ciliegina sulla torta. Il fatto che tu nonostante la tua età non abbia avuto la maturità o la capacità per capire che alcune cose non sempre si ottengono, è costata la mia vita. Che credevi di risolvere Pisa, eh? Credevi davvero che il tuo comportamento malato mi avrebbe portata ad amarti?

Dovevo già capire dalla sera della festa che non eri la persona simpatica e di compagnia che credevo, che noi tutti credevamo. Già, da quella sera: da lì è cominciato tutto, da lì avrei dovuto capire che eri una persona pericolosa. Mi hai messo le mani addosso mentre scherzavo tranquillamente con Riccardo, ti è sembrato un bel comportamento? E per di più ci hai pedinati e raggiunti fino a casa soltanto perché quella volta non sei stato tu il mio taxi, ma lui. Non mi dimenticherò mai quella tua espressione, il modo così aggressivo con cui gli ripetevi che io dovevo essere portata a casa solo da te, il modo con cui l’hai minacciato, il modo con cui mi hai spaventata a morte. Ho pianto tanto quella sera, Pisa. Sono rimasta talmente sbigottita da questa tua scenata che sono stata costretta ad allontanarti, anzi lo siamo stati tutti, e sarebbe stato meglio chiudere definitivamente i rapporti. Eppure non l’ho fatto. Non l’ho fatto perché ti volevo comunque bene ed ho sempre creduto che una seconda occasione se la meritano tutti.

Quanto mi sbagliavo! Dio, se mi sbagliavo! Sono stata così accecata dalla mia ingenuità che perdonandoti ho avuto la mia condanna a morte. Riesco ancora a sentire il brivido di quel momento, il momento in cui le tue mani hanno afferrato il mio collo ed hanno iniziato a stringermi … in quell’istante speravo con tutta me stessa che quella presa si potesse indebolire, lasciandomi tornare finalmente il respiro, ma così non è stato. E di me, non è rimasto che il silenzio.

Vanessa

(scritto da Beatrice)

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