Sicurezza
Desco, via fra le polemiche «Assurdo mettere il ticket»
di Rossella Lucchesi
Espositori contrariati per il biglietto: «Quest’anno ci saranno meno persone» E pesa anche il rincaro del costo degli stand: «È salito del 30%»
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LUCCA. Parte in un clima di scetticismo l’edizione 2017 del Desco, il tradizionale appuntamento enogastronomico con i “sapori e saperi” lucchesi che quest’anno ha aperto le porte anche a produttori che arrivano da fuori provincia, come Desideri di Montecatini e l’Antico forno Santi di Prato. Il motivo è presto detto e riguarda l’aspetto economico della manifestazione che adesso non è più a ingresso libero, ma visitabile con un biglietto di 3 euro (2 euro ridotto). È senza dubbio troppo presto per fare un bilancio, perché l’evento è iniziato solo ieri mattina, ma già i malumori serpeggiano tra gli stand, mentre si aspetta di vedere i primi risultati.
«Tre euro non sono certo una grossa cifra, ma con i tempi che corrono, questa novità non è proprio una bella sorpresa, considerando anche che l’aumento quest’anno, del 30% del costo degli stand» commenta Luigi Franco del Salumificio Gombitelli, sicuro di fare incassi minori rispetto alle edizioni precedenti «quando, aggiunge, forse entrava anche gente che non comprava, ma si lavorava di più, perché c’era più giro».
Tra i visitatori abituali del Desco i cittadini lucchesi sono da sempre piuttosto numerosi. Bisognerà vedere come accoglieranno la novità, considerando la loro nota oculatezza. L’introduzione di un biglietto d’ingresso sta dunque provocando un piccolo terremoto. Ce lo confessa Vittorio Bertuccelli della Fattoria Al Dotto di Carignano, la cui clientela si è espressa negativamente circa la novità, scegliendo di andare a fare acquisti direttamente in azienda. Anche i clienti della Porchetta Lammarese hanno già avvertito le storiche “porchettare” Maria Paola Pardini e la figlia Maria Rosa Rappa che quest’anno diserteranno il Desco. «Preferiscono venire direttamente in azienda, dicono, perché col costo del biglietto - spesso sono famiglie o gruppi di tre-quattro persone - possono acquistare parte dei prodotti. In un momento di crisi come quello che stiamo attraversando, aggiungono, questo balzello ci sembra un po’ eccessivo, anche perché chi sceglie di entrare, magari lo fa una sola volta, poi non torna il giorno o la settimana successiva a pagare un altro ingresso». Staremo a vedere a fine manifestazione, ma già adesso più di un espositore ha manifestato l’intenzione di non aderire il prossimo anno, nel caso gli affari non siano andati come previsto. «Cambiamenti come questi andavano studiati con maggiore professionalità, perché così si rischia di distruggere una delle manifestazioni di maggior richiamo turistico» commentano Angela Nelli, titolare dell’omonima azienda agricola di Arsina e Enrico Arrighi dell’Antica Norcineria di Coreglia Antelminelli, secondo i quali, prima di prendere tali decisioni, si dovrebbe considerare l’eventualità di servizi aggiuntivi per i clienti come avviene a Milano, dove i visitatori possono usufruire del trasporto con navette e di parcheggi agevolati. «Spero solo che questo possa servire a portare qui persone motivate ad acquistare, altrimenti è un guaio» lamenta Gabriele Ghirlanda che vende il formaggio di Pecora Scoppolato di Pedona. Ad alleggerire la tensione ci ha pensato Carlo Coletti di Bontà della Garfagnana, il quale ha pensato bene di restituire “in natura” il costo del biglietto, offrendo ai possessori una porzione di polenta con funghi o formaggio, mentre Luigi Vanni, titolare di un’azienda agricola a Piazza al Serchio è furioso. «È assurdo, dice, pagare per guardare banchi di prodotti enogastronomici e poi pagare per comprare. Cosa succederebbe se i centri commerciali adottassero questo sistema? Stamani ho dovuto “allungare” fuori dall’ingresso, alcuni prodotti ai miei clienti che rifiutavano questa imposizione».
«Tre euro non sono certo una grossa cifra, ma con i tempi che corrono, questa novità non è proprio una bella sorpresa, considerando anche che l’aumento quest’anno, del 30% del costo degli stand» commenta Luigi Franco del Salumificio Gombitelli, sicuro di fare incassi minori rispetto alle edizioni precedenti «quando, aggiunge, forse entrava anche gente che non comprava, ma si lavorava di più, perché c’era più giro».
Tra i visitatori abituali del Desco i cittadini lucchesi sono da sempre piuttosto numerosi. Bisognerà vedere come accoglieranno la novità, considerando la loro nota oculatezza. L’introduzione di un biglietto d’ingresso sta dunque provocando un piccolo terremoto. Ce lo confessa Vittorio Bertuccelli della Fattoria Al Dotto di Carignano, la cui clientela si è espressa negativamente circa la novità, scegliendo di andare a fare acquisti direttamente in azienda. Anche i clienti della Porchetta Lammarese hanno già avvertito le storiche “porchettare” Maria Paola Pardini e la figlia Maria Rosa Rappa che quest’anno diserteranno il Desco. «Preferiscono venire direttamente in azienda, dicono, perché col costo del biglietto - spesso sono famiglie o gruppi di tre-quattro persone - possono acquistare parte dei prodotti. In un momento di crisi come quello che stiamo attraversando, aggiungono, questo balzello ci sembra un po’ eccessivo, anche perché chi sceglie di entrare, magari lo fa una sola volta, poi non torna il giorno o la settimana successiva a pagare un altro ingresso». Staremo a vedere a fine manifestazione, ma già adesso più di un espositore ha manifestato l’intenzione di non aderire il prossimo anno, nel caso gli affari non siano andati come previsto. «Cambiamenti come questi andavano studiati con maggiore professionalità, perché così si rischia di distruggere una delle manifestazioni di maggior richiamo turistico» commentano Angela Nelli, titolare dell’omonima azienda agricola di Arsina e Enrico Arrighi dell’Antica Norcineria di Coreglia Antelminelli, secondo i quali, prima di prendere tali decisioni, si dovrebbe considerare l’eventualità di servizi aggiuntivi per i clienti come avviene a Milano, dove i visitatori possono usufruire del trasporto con navette e di parcheggi agevolati. «Spero solo che questo possa servire a portare qui persone motivate ad acquistare, altrimenti è un guaio» lamenta Gabriele Ghirlanda che vende il formaggio di Pecora Scoppolato di Pedona. Ad alleggerire la tensione ci ha pensato Carlo Coletti di Bontà della Garfagnana, il quale ha pensato bene di restituire “in natura” il costo del biglietto, offrendo ai possessori una porzione di polenta con funghi o formaggio, mentre Luigi Vanni, titolare di un’azienda agricola a Piazza al Serchio è furioso. «È assurdo, dice, pagare per guardare banchi di prodotti enogastronomici e poi pagare per comprare. Cosa succederebbe se i centri commerciali adottassero questo sistema? Stamani ho dovuto “allungare” fuori dall’ingresso, alcuni prodotti ai miei clienti che rifiutavano questa imposizione».
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