La manifestazione
Daniela, 18 anni per le donne in difficoltà
di FLAVIA PICCINNI
Caselli è la fondatrice del Centro Luna: in tante subiscono violenza ma non hanno voce
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Lucca, dicembre 1999. Un gruppetto di donne parla. Al centro la più battagliera di tutte: Daniela Elena Caselli. Finalmente, dopo mesi di riunioni, la decisione è presa. È arrivato il momento di creare qualcosa di utile alle altre donne della provincia. Qualcosa che possa diventare una casa, uno strumento di aiuto e di ascolto. Qualcosa che possa e sappia fornire accoglienza telefonica, ma anche consulenza psicologica e legale, creando allo stesso tempo a Lucca e nelle zone vicine un percorso di sensibilizzazione e prevenzione per quella cosa spesso taciuta, ma che riguarda tutti (anche quelle e quelli che meno ti aspetti), e che è violenza. Violenza sulle donne. Quella cosa che ogni anno viene celebrata il 25 novembre, decretata dall’Onu come la giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne proprio nel 1999.
Quella che «sono passati diciotto anni, ma non è cambiato molto». A riflettere così, con una momentanea amarezza, è proprio Daniela Elena Caselli, battagliera come allora, fondatrice e presidentessa del Centro Luna Onlus, che ha legato il suo destino alle donne che, in silenzio, subiscono o hanno subito. «Purtroppo – continua, con una voce che si fa comprensiva e accogliente – questi abusi sono molto diffusi e frequenti. Può sembrare strano, ma sono forme di violenza spesso taciute e nascoste, che diventano ancora più distruttive a causa dell'isolamento e dell'indifferenza sociale». La paura di ogni donna resta quella di non essere creduta. Ed è per questo che serve un cambio di mentalità. «Il timore di venire colpevolizzate è fortissimo. A tutto ciò si aggiunge la mancanza di conoscenza: spesso le vittime non sanno né cosa fare né a chi rivolgersi per trovare aiuto».
Eppure, con fatica e nel tempo, il Centro Luna Onlus riesce a diventare uno strumento di sostegno reale. «Le donne che subiscono violenza a Lucca sono molte, anche se non hanno voce. Nell’anno 2017 sono aumentate considerevolmente e fino al 31 ottobre ne abbiamo aiutate 186. L’anno scorso fra Lucca, la Piana e la Valle del Serchio abbiamo ascoltato 152 donne, che abbiamo sostenuto psicologicamente, dando informazioni sulla rete dei servizi, ma anche consulenze legali, e accompagnamento all’autonomia lavorativa».
Si tratta però di dati approssimativi, poiché non esiste ancora un modo incrociato di rilevamento fra i vari interlocutori. È comunque chiaro come aiutare una donna equivalga a coinvolgere un gran numero di figure professionali e di risorse: un lavoro sotterraneo che rischia, a volte, di incepparsi. «Come nel caso di Vania Vannucchi. Lei – continua Caselli – non aveva chiesto aiuto a nessuno e forse, e dico forse, poteva essere salvata. Ci siamo costituite e siamo state riconosciute parte civile nel suo processo, ma i casi difficili sono tanti, come quello di stalking, seguito da noi dall’inizio fino al processo, che si sta svolgendo in questo periodo e che vede come protagonista una giovane donna».
Non sono però da sottovalutare i più comuni maltrattamenti in famiglia, e non va sottostimata neanche la violenza sui bambini. Sono tutti frammenti dello stesso mosaico. Un mosaico che Caselli ha cominciato a guardare da lontano. «Il mio percorso di studi – racconta - è stato molto tecnico: ho il diploma di ragioneria e perito commerciale. Come molte donne della mia generazione lo studio era un lusso, e un pezzo di carta che permettesse di trovare subito un lavoro era fondamentale. Ho frequentato per un periodo anche l’università, poi ho abbracciato in tutto e per tutto le lotte femministe, anche se in una città borghese come Lucca era abbastanza complicato. Mi sono sposata giovane e ho avuto due figli. Poi ho sospeso la mia vita a vantaggio della famiglia. Ma io e mio marito siamo cresciuti con obiettivi diversi, e la separazione è stata inevitabile. Così, quando i figli erano cresciuti, ho ripreso la mia vita da dove l’avevo lasciata. Esattamente da quel punto. Mi sono rimboccata le maniche, e mi sono impegnata nuovamente per la parità di genere».
Torniamo così a quell’inizio dicembre di 18 anni fa, quando un gruppo di donne con una speranza e un sogno si riunì per mettersi a servizio delle più deboli. «Fin dal primo giorno – continua Caselli – l’obiettivo primario sono stati l’ascolto e l’aiuto. Dietro a questi disagi momentanei si nascondevano spesso situazioni di violenza intrafamiliare». Disagi momentanei, se così si vogliono definire, che affondavano la loro sofferenza in profondità, e che non di rado venivano tagliati fuori dall’ascolto sociale istituzionalizzato. Intanto la vita di Daniela Elena va avanti: lei riprende gli studi e frequenta la scuola di psicologia comparata di Firenze, dove segue un corso triennale che le fa conseguire il titolo di counselor nella relazione d’aiuto. Il Centro Luna Onlus, già costituitosi centro antiviolenza, dal 2010 diventa poi membro dell’Associazione Nazionale D.I.R.E, acronimo che sta per donne in Rete, che al momento accoglie 80 centri in tutta Italia, e con loro prosegue nella formazione specifica partecipando a gruppi di studio, seminari e momenti formativi tematici. «Momenti di confronto e di discussione. Perché, e questo mi rende fiera, in questi anni di estenuante lavoro qualche vita l’abbiamo salvata. A volte fisicamente. E soprattutto molte donne hanno ripreso la forza, e la loro dignità».
Quella che «sono passati diciotto anni, ma non è cambiato molto». A riflettere così, con una momentanea amarezza, è proprio Daniela Elena Caselli, battagliera come allora, fondatrice e presidentessa del Centro Luna Onlus, che ha legato il suo destino alle donne che, in silenzio, subiscono o hanno subito. «Purtroppo – continua, con una voce che si fa comprensiva e accogliente – questi abusi sono molto diffusi e frequenti. Può sembrare strano, ma sono forme di violenza spesso taciute e nascoste, che diventano ancora più distruttive a causa dell'isolamento e dell'indifferenza sociale». La paura di ogni donna resta quella di non essere creduta. Ed è per questo che serve un cambio di mentalità. «Il timore di venire colpevolizzate è fortissimo. A tutto ciò si aggiunge la mancanza di conoscenza: spesso le vittime non sanno né cosa fare né a chi rivolgersi per trovare aiuto».
Eppure, con fatica e nel tempo, il Centro Luna Onlus riesce a diventare uno strumento di sostegno reale. «Le donne che subiscono violenza a Lucca sono molte, anche se non hanno voce. Nell’anno 2017 sono aumentate considerevolmente e fino al 31 ottobre ne abbiamo aiutate 186. L’anno scorso fra Lucca, la Piana e la Valle del Serchio abbiamo ascoltato 152 donne, che abbiamo sostenuto psicologicamente, dando informazioni sulla rete dei servizi, ma anche consulenze legali, e accompagnamento all’autonomia lavorativa».
Si tratta però di dati approssimativi, poiché non esiste ancora un modo incrociato di rilevamento fra i vari interlocutori. È comunque chiaro come aiutare una donna equivalga a coinvolgere un gran numero di figure professionali e di risorse: un lavoro sotterraneo che rischia, a volte, di incepparsi. «Come nel caso di Vania Vannucchi. Lei – continua Caselli – non aveva chiesto aiuto a nessuno e forse, e dico forse, poteva essere salvata. Ci siamo costituite e siamo state riconosciute parte civile nel suo processo, ma i casi difficili sono tanti, come quello di stalking, seguito da noi dall’inizio fino al processo, che si sta svolgendo in questo periodo e che vede come protagonista una giovane donna».
Non sono però da sottovalutare i più comuni maltrattamenti in famiglia, e non va sottostimata neanche la violenza sui bambini. Sono tutti frammenti dello stesso mosaico. Un mosaico che Caselli ha cominciato a guardare da lontano. «Il mio percorso di studi – racconta - è stato molto tecnico: ho il diploma di ragioneria e perito commerciale. Come molte donne della mia generazione lo studio era un lusso, e un pezzo di carta che permettesse di trovare subito un lavoro era fondamentale. Ho frequentato per un periodo anche l’università, poi ho abbracciato in tutto e per tutto le lotte femministe, anche se in una città borghese come Lucca era abbastanza complicato. Mi sono sposata giovane e ho avuto due figli. Poi ho sospeso la mia vita a vantaggio della famiglia. Ma io e mio marito siamo cresciuti con obiettivi diversi, e la separazione è stata inevitabile. Così, quando i figli erano cresciuti, ho ripreso la mia vita da dove l’avevo lasciata. Esattamente da quel punto. Mi sono rimboccata le maniche, e mi sono impegnata nuovamente per la parità di genere».
Torniamo così a quell’inizio dicembre di 18 anni fa, quando un gruppo di donne con una speranza e un sogno si riunì per mettersi a servizio delle più deboli. «Fin dal primo giorno – continua Caselli – l’obiettivo primario sono stati l’ascolto e l’aiuto. Dietro a questi disagi momentanei si nascondevano spesso situazioni di violenza intrafamiliare». Disagi momentanei, se così si vogliono definire, che affondavano la loro sofferenza in profondità, e che non di rado venivano tagliati fuori dall’ascolto sociale istituzionalizzato. Intanto la vita di Daniela Elena va avanti: lei riprende gli studi e frequenta la scuola di psicologia comparata di Firenze, dove segue un corso triennale che le fa conseguire il titolo di counselor nella relazione d’aiuto. Il Centro Luna Onlus, già costituitosi centro antiviolenza, dal 2010 diventa poi membro dell’Associazione Nazionale D.I.R.E, acronimo che sta per donne in Rete, che al momento accoglie 80 centri in tutta Italia, e con loro prosegue nella formazione specifica partecipando a gruppi di studio, seminari e momenti formativi tematici. «Momenti di confronto e di discussione. Perché, e questo mi rende fiera, in questi anni di estenuante lavoro qualche vita l’abbiamo salvata. A volte fisicamente. E soprattutto molte donne hanno ripreso la forza, e la loro dignità».
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