Il dolore
Ciao Sabrina, la guerriera ora è un angelo
di Barbara Antoni
Dopo avere combattuto dieci anni contro la malattia la donna, madre di due figli, è morta nel giorno del suo compleanno
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LUCCA. Quegli occhi azzurri come il cielo, quel sorriso. Rimarranno impressi nella mente delle centinaia - migliaia - di persone che hanno conosciuto Sabrina Franci. Il suo cuore coraggioso ha smesso di battere nella notte fra venerdì 17 e sabato 18 novembre. Se n’è andata nel sonno, dopo dieci anni di lotta strenua contro un male che, a volte, non lascia scampo. Dopo tanto combattere, se n’è andata proprio nella data del suo compleanno: ieri, 18 novembre, Sabrina avrebbe compiuto 46 anni.
È una storia di quelle che lasciano il segno la sua, di quelle che devono servire da esempio per tutti. Che fanno riflettere sul valore della vita e sulla propensione di tanti, spesso, a lamentarsi di piccole cose del quotidiano, di piccoli mali che ci affliggono.
Sabrina Franci, nativa di Lucca, residente a Bagni di Lucca con il marito Claudio Franceschi e i due figli, una bimba di dodici anni e un ragazzo di diciassette, faceva l’impiegata. Una donna solare, presa dalle mille cose di tutti i giorni, innamorata della sua famiglia, dei suoi bellissimi figli. E con una grande passione per le canzoni di Tiziano Ferro.
Nel 2008 succede qualcosa nella sua vita: si affaccia per la prima volta la malattia, il cancro al seno. Sabrina ha appena 37 anni.
«La situazione della sua malattia - è il marito Claudio Franceschi che racconta - è stata molto preoccupante fin da subito. Il male aveva colpito anche la spina dorsale e i medici le avevano ordinato di stare immobile a letto. Alla fine dello stesso anno fu sottoposta a un intervento chirurgico, eseguito dall’unico medico che incontrammo disposto a farlo. Grazie a una placca di titanio che le venne applicata, potè tornare a camminare».
Ma il miglioramento, purtroppo, non è duraturo e per Sabrina gli anni trascorsi dal 2008 ad oggi sono un calvario, un cammino di dolore ma mai di disperazione. La malattia non intacca la carica vitale di Sabrina, non spenge il suo sguardo, non cancella il suo sorriso. La giovane mamma comincia a scrivere su “lottare vivere sorridere”, un blog di Repubblica.it, della sua malattia, insieme ad altre donne malate come lei. Come Mimma, artefice del blog: viveva a Milano, era un’amica di Sabrina: è morta poche ore prima di lei. Durante la malattia, Sabrina non manca mai, nonostante le difficoltà, di partecipare a iniziative e campagne sulla prevenzione e sulla lotta al cancro al seno: è sempre presente, per portare la sua testimonianza e infondere speranza. E coraggio. Ne sanno qualcosa le donne della Lucchesia che hanno combattuto e combattono una battaglia come la sua.
«Sabrina non ha mai mollato - racconta ancora Claudio -, nonostante il dolore e la gravità della situazione. Ha sempre lottato: è stata veramente grande. I nostri figli sono stati la sua ragione di vita».
Negli ultimi giorni Sabrina era molto debole. «Mi sono accorto alle 3 di stanotte (ieri notte, ndr) che Sabrina non respirava più - spiega il marito -. La sera di venerdì era molto affaticata e l’avevo aiutata a coricarsi, pensando che il riposo l’avrebbe fatta sentire meglio. Invece se n’è andata, nel sonno, proprio nel giorno del suo compleanno. È stata una grande lottatrice, non si è mai lamentata. Anche se provava dolore, stava zitta, incassava. Non diceva niente nemmeno a me».
«Il messaggio che Sabrina ha voluto trasmettere col suo esempio di vita - dice ancora il marito - è che non dobbiamo lamentarci per le piccole cose, spesso per niente. Che non dobbiamo rinviare a domani un progetto, un desiderio: dobbiamo invece realizzarlo ora, subito. Mai rimandare. Sempre vivere il presente, giorno per giorno. Sabrina si arrabbiava per un motivo solo: quando sentiva lamentarsi persone che stanno invece benissimo. La malattia aveva minato anche la sua vista - aggiunge -. Ma in questi ultimi giorni era contentissima, perché aveva recuperato la vista da un occhio, grazie all’intervento alla cataratta. La prossima settimana avrebbe fatto l’operazione all’altro occhio».
Sul profilo Facebook di Sabrina, ci sono letteralmente centinaia di messaggi. “Guerriera” e “angelo” sono le parole con cui più spesso viene identificata, per la forza e la dolcezza, l’amore verso il prossimo che l’hanno sempre contraddistinta. Anche col fisico provato dalla malattia, racconta Daniela Grossi, sua amica e fondatrice di Fuoriclasse, il gruppo di donne attive per le campagne di prevenzione del cancro al seno, «trovava la forza per partecipare alle corse alla Ego, alle nostre iniziative».
Quanto amore ha dispensato Sabrina, e quanto ne ha ricevuto. Il marito Claudio, oggi, ha un solo rimpianto: «Di non essere riuscito a farla incontrare con Tiziano Ferro, che era il suo cantante preferito, del quale ha visto tanti concerti. Con i colleghi abbiamo cercato ganci per raggiungerlo. Purtroppo non ce l’abbiamo fatta». Il funerale di Sabrina Franci verrà celebrato domani 20 novembre alle 15 nella chiesa di Fornoli (Bagni di Lucca). Sarà poi sepolta nel cimitero della stessa frazione.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
È una storia di quelle che lasciano il segno la sua, di quelle che devono servire da esempio per tutti. Che fanno riflettere sul valore della vita e sulla propensione di tanti, spesso, a lamentarsi di piccole cose del quotidiano, di piccoli mali che ci affliggono.
Sabrina Franci, nativa di Lucca, residente a Bagni di Lucca con il marito Claudio Franceschi e i due figli, una bimba di dodici anni e un ragazzo di diciassette, faceva l’impiegata. Una donna solare, presa dalle mille cose di tutti i giorni, innamorata della sua famiglia, dei suoi bellissimi figli. E con una grande passione per le canzoni di Tiziano Ferro.
Nel 2008 succede qualcosa nella sua vita: si affaccia per la prima volta la malattia, il cancro al seno. Sabrina ha appena 37 anni.
«La situazione della sua malattia - è il marito Claudio Franceschi che racconta - è stata molto preoccupante fin da subito. Il male aveva colpito anche la spina dorsale e i medici le avevano ordinato di stare immobile a letto. Alla fine dello stesso anno fu sottoposta a un intervento chirurgico, eseguito dall’unico medico che incontrammo disposto a farlo. Grazie a una placca di titanio che le venne applicata, potè tornare a camminare».
Ma il miglioramento, purtroppo, non è duraturo e per Sabrina gli anni trascorsi dal 2008 ad oggi sono un calvario, un cammino di dolore ma mai di disperazione. La malattia non intacca la carica vitale di Sabrina, non spenge il suo sguardo, non cancella il suo sorriso. La giovane mamma comincia a scrivere su “lottare vivere sorridere”, un blog di Repubblica.it, della sua malattia, insieme ad altre donne malate come lei. Come Mimma, artefice del blog: viveva a Milano, era un’amica di Sabrina: è morta poche ore prima di lei. Durante la malattia, Sabrina non manca mai, nonostante le difficoltà, di partecipare a iniziative e campagne sulla prevenzione e sulla lotta al cancro al seno: è sempre presente, per portare la sua testimonianza e infondere speranza. E coraggio. Ne sanno qualcosa le donne della Lucchesia che hanno combattuto e combattono una battaglia come la sua.
«Sabrina non ha mai mollato - racconta ancora Claudio -, nonostante il dolore e la gravità della situazione. Ha sempre lottato: è stata veramente grande. I nostri figli sono stati la sua ragione di vita».
Negli ultimi giorni Sabrina era molto debole. «Mi sono accorto alle 3 di stanotte (ieri notte, ndr) che Sabrina non respirava più - spiega il marito -. La sera di venerdì era molto affaticata e l’avevo aiutata a coricarsi, pensando che il riposo l’avrebbe fatta sentire meglio. Invece se n’è andata, nel sonno, proprio nel giorno del suo compleanno. È stata una grande lottatrice, non si è mai lamentata. Anche se provava dolore, stava zitta, incassava. Non diceva niente nemmeno a me».
«Il messaggio che Sabrina ha voluto trasmettere col suo esempio di vita - dice ancora il marito - è che non dobbiamo lamentarci per le piccole cose, spesso per niente. Che non dobbiamo rinviare a domani un progetto, un desiderio: dobbiamo invece realizzarlo ora, subito. Mai rimandare. Sempre vivere il presente, giorno per giorno. Sabrina si arrabbiava per un motivo solo: quando sentiva lamentarsi persone che stanno invece benissimo. La malattia aveva minato anche la sua vista - aggiunge -. Ma in questi ultimi giorni era contentissima, perché aveva recuperato la vista da un occhio, grazie all’intervento alla cataratta. La prossima settimana avrebbe fatto l’operazione all’altro occhio».
Sul profilo Facebook di Sabrina, ci sono letteralmente centinaia di messaggi. “Guerriera” e “angelo” sono le parole con cui più spesso viene identificata, per la forza e la dolcezza, l’amore verso il prossimo che l’hanno sempre contraddistinta. Anche col fisico provato dalla malattia, racconta Daniela Grossi, sua amica e fondatrice di Fuoriclasse, il gruppo di donne attive per le campagne di prevenzione del cancro al seno, «trovava la forza per partecipare alle corse alla Ego, alle nostre iniziative».
Quanto amore ha dispensato Sabrina, e quanto ne ha ricevuto. Il marito Claudio, oggi, ha un solo rimpianto: «Di non essere riuscito a farla incontrare con Tiziano Ferro, che era il suo cantante preferito, del quale ha visto tanti concerti. Con i colleghi abbiamo cercato ganci per raggiungerlo. Purtroppo non ce l’abbiamo fatta». Il funerale di Sabrina Franci verrà celebrato domani 20 novembre alle 15 nella chiesa di Fornoli (Bagni di Lucca). Sarà poi sepolta nel cimitero della stessa frazione.
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