Attenzione
Ore di apprensione per la Banca del Monte
L’istituto di piazza San Martino in attesa delle decisioni del gruppo Carige sull’aumento di capitale da oltre mezzo miliardo finito in un’impasse
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LUCCA. La schiarita sembra essere arrivata in extremis, anche se questo fine settimana sarà di attesa per la Banca del Monte, i soci, i suoi dirigenti e i circa 150 dipendenti. L’istituto di piazza San Martino guarda a Genova per quello che sta succedendo nella sede della controllante Carige, che ha in preparazione un aumento di capitale da 560 milione indispensabili per “liberarsi” dai fardelli e dalle sofferenze accumulati negli ultimi anni. Fra mercoledì e giovedì il barometro era girato al brutto.
La famiglia Malacalza, socio di maggioranza, non aveva trovato un accordo con le tre banche (Credit Suisse, Deutsche Bank e Barclays) per la formazione del consorzio di garanzia, che si farà carico delle azioni “inoptate” dell’aumento di capitale. Ieri la sospensione delle contrattazioni in Borsa e poi, a sera, la notizia della probabile firma che sbloccherebbe la procedura.
«L’impressione - spiegava nel pomeriggio il presidente dei Banca del Monte Carlo Lazzarini - è che si sia creata una questione tecnica. Ma credo che ci siano i margini perché l’operazione vada in porto. Anche perché la parte che si annunciava più complessa per il risanamento del gruppo, con la cessione di un miliardo di crediti deteriorati e la conversione delle obbligazioni subordinate, è stata effettuata».
Banca del Monte non è stata alla finestra. In questi giorni si sta infatti preparando il piano industriale 2018/2020 che - spiega il presidente - è sulla falsariga delle operazioni della capogruppo: «Saranno venduti 95 milioni di crediti deteriorati e si lavorerà sui costi di struttura, limitando per quanto possibile operazioni sul personale». L’obiettivo è fissato: pareggio di bilancio (sopo anni di perdite) nel 2018, ritorno all’utile nel 2019. Il tutto, però, subordinato al buon fine dell’aumento di capitale di Carige.
Direttamente interessate le due fondazioni lucchesi che possiedono entrambe il 20% della banca.
«Continuo a essere fiducioso - afferma il presidente della Fondazione Banca del Monte Oriano Landucci -. È vero che negli ultimi due giorni c’è stata un’impasse su un accordo che era dato per scontato e che questo farà male. Ma l’accordo si troverà». Landucci sposta poi il fulcro dell’attenzione su Banca del Monte: «È vero che da diversi esercizi siamo in perdita, ma certo non è l’istituto messo peggio in Italia o in Europa. E poi negli ultimi tre-quattro mesi abbiamo avuto dei buoni segnali. Ci conforta poi che anche la capogruppo è ben consapevole della mission di Banca del Monte, cioè di essere un istituto dal forte rapporto con il territorio». Questo significa che - almeno per il momento - è tramontata l’ipotesi di un’incorporazione di Bml in Carige che, di fatto, farebbe scomparire la storica banca lucchese: «Si sono resi conto - conclude Landucci - dell’importanza del marchio sul territorio».
Cauto ma comunque fiducioso anche il presidente della Fondazione Cassa di Risparmio, Marcello Bertocchini: «La situazione sembra francamente non paragonabile a quella di altre parti d’Italia. L’azionista disponibile all'aumento di capitale c’è, così come ci sono le banche del consorzio di garanzia. Certo è che tutto questo ha riflessi negativi per la preoccupazione che ha portato. L’importante è che l’aumento di capitale venga effettuato: solo questo può consentire, poi, di cominciare a lavorare sui progetti per la Banca del Monte».
Questi, infine, sono momenti di particolare apprensione per i dipendenti della Banca. «Il tema è delicato - commenta Fabrizio Simonetti - della Fisac Cgil -. È evidente che come Banca del Monte abbiamo rivendicato un minimo di autonomia, ma risentiamo ovviamente di quanto avviene a Carige. Il nostro auspicio è che ci possa essere una strada per evitare, alla fine, di essere messi sul mercato e comprati per pochi spiccioli».
Anche i dipendenti di Lucca parteciperanno martedì 21 novembre allo sciopero indetto per tutto il gruppo con tanto di manifestazione in piazza De Ferrari a Genova: «Vogliamo chiedere - dice Simonetti - un piano industriale credibile. Per quanto riguarda Banca del Monte il nostro punto di forza è la conoscenza a uno a uno dei clienti, che fanno parte di un target di famiglie e di piccole e medie imprese. Questo ci consentiva di dare risposte alle loro richieste in tempi rapidi e così deve tornare ad essere».
Luca Cinotti
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
La famiglia Malacalza, socio di maggioranza, non aveva trovato un accordo con le tre banche (Credit Suisse, Deutsche Bank e Barclays) per la formazione del consorzio di garanzia, che si farà carico delle azioni “inoptate” dell’aumento di capitale. Ieri la sospensione delle contrattazioni in Borsa e poi, a sera, la notizia della probabile firma che sbloccherebbe la procedura.
«L’impressione - spiegava nel pomeriggio il presidente dei Banca del Monte Carlo Lazzarini - è che si sia creata una questione tecnica. Ma credo che ci siano i margini perché l’operazione vada in porto. Anche perché la parte che si annunciava più complessa per il risanamento del gruppo, con la cessione di un miliardo di crediti deteriorati e la conversione delle obbligazioni subordinate, è stata effettuata».
Banca del Monte non è stata alla finestra. In questi giorni si sta infatti preparando il piano industriale 2018/2020 che - spiega il presidente - è sulla falsariga delle operazioni della capogruppo: «Saranno venduti 95 milioni di crediti deteriorati e si lavorerà sui costi di struttura, limitando per quanto possibile operazioni sul personale». L’obiettivo è fissato: pareggio di bilancio (sopo anni di perdite) nel 2018, ritorno all’utile nel 2019. Il tutto, però, subordinato al buon fine dell’aumento di capitale di Carige.
Direttamente interessate le due fondazioni lucchesi che possiedono entrambe il 20% della banca.
«Continuo a essere fiducioso - afferma il presidente della Fondazione Banca del Monte Oriano Landucci -. È vero che negli ultimi due giorni c’è stata un’impasse su un accordo che era dato per scontato e che questo farà male. Ma l’accordo si troverà». Landucci sposta poi il fulcro dell’attenzione su Banca del Monte: «È vero che da diversi esercizi siamo in perdita, ma certo non è l’istituto messo peggio in Italia o in Europa. E poi negli ultimi tre-quattro mesi abbiamo avuto dei buoni segnali. Ci conforta poi che anche la capogruppo è ben consapevole della mission di Banca del Monte, cioè di essere un istituto dal forte rapporto con il territorio». Questo significa che - almeno per il momento - è tramontata l’ipotesi di un’incorporazione di Bml in Carige che, di fatto, farebbe scomparire la storica banca lucchese: «Si sono resi conto - conclude Landucci - dell’importanza del marchio sul territorio».
Cauto ma comunque fiducioso anche il presidente della Fondazione Cassa di Risparmio, Marcello Bertocchini: «La situazione sembra francamente non paragonabile a quella di altre parti d’Italia. L’azionista disponibile all'aumento di capitale c’è, così come ci sono le banche del consorzio di garanzia. Certo è che tutto questo ha riflessi negativi per la preoccupazione che ha portato. L’importante è che l’aumento di capitale venga effettuato: solo questo può consentire, poi, di cominciare a lavorare sui progetti per la Banca del Monte».
Questi, infine, sono momenti di particolare apprensione per i dipendenti della Banca. «Il tema è delicato - commenta Fabrizio Simonetti - della Fisac Cgil -. È evidente che come Banca del Monte abbiamo rivendicato un minimo di autonomia, ma risentiamo ovviamente di quanto avviene a Carige. Il nostro auspicio è che ci possa essere una strada per evitare, alla fine, di essere messi sul mercato e comprati per pochi spiccioli».
Anche i dipendenti di Lucca parteciperanno martedì 21 novembre allo sciopero indetto per tutto il gruppo con tanto di manifestazione in piazza De Ferrari a Genova: «Vogliamo chiedere - dice Simonetti - un piano industriale credibile. Per quanto riguarda Banca del Monte il nostro punto di forza è la conoscenza a uno a uno dei clienti, che fanno parte di un target di famiglie e di piccole e medie imprese. Questo ci consentiva di dare risposte alle loro richieste in tempi rapidi e così deve tornare ad essere».
Luca Cinotti
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
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