Il Tirreno

Lucca

«Torniamo insieme o dirò che sniffi coca»

di Pietro Barghigiani
«Torniamo insieme o dirò che sniffi coca»

In tribunale l’ennesima storia di una donna vittima della persecuzione dell’ex Incapace di accettare la fine della relazione minaccia di fargli togliere la figlia

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CAPANNORI. «Se non torniamo insieme dirò alla tua famiglia e al tuo ex marito che sniffi cocaina». E ancora: «Ti rovino, ti faccio togliere la figlia». Dialoghi di litigi in una coppia diventata ex in cui lui rifiuta l’abbandono.

Ora quelle frasi sono diventate materia processuale in un procedimento per stalking. Le ha raccontate in aula, al tribunale di Pisa, la donna che, disperata per gli assalti dell’ex convivente, alla fine decise di querelarlo. È una storia recente che risale ai primi mesi di quest’anno quella messa a fuoco di fronte al giudice Beatrice Dani (pm onorario Massimiliano Costabile). Una di quelle cronache in cui l’imputato, un 32enne residente nel Capannorese (omettiamo il nome per tutelare la parte offesa) è stato anche raggiunto da un provvedimento di allontanamento. Una misura cautelare dopo la quale l’uomo, difeso dall’avvocato Nicola Barsotti, ha interrotto i contatti, anche telefonici, con la donna che ieri, tra le lacrime, si è sfogata in aula: «Ho ancora paura di lui, è una persona cattiva. Avevo paura che facesse del male a me e a mia figlia. Per questo anche dopo che ci eravamo lasciati ci siamo sentiti e continuavo a chiamarlo. Lo volevo solo assecondare per non farlo arrabbiare. Solo io posso sapere cosa significa avere davanti una persona fuori di sé che avrebbe bisogno di curarsi».

Lei, la parte offesa, separata e con un bimba piccola, lavorava come parrucchiera nella Piana lucchese. Lui saltuariamente aveva un impiego. Decidono di andare a convivere subito. Tra le pieghe del racconto c’è anche un episodio avvenuto a Migliarino dove la coppia viene fermata e la donna trovata in possesso di una modica quantità di cocaina. «Ho fatto una stupidaggine, lo so – ha confidato la giovane – quando stavo con lui facevo uso di cocaina, ora non più». Una debolezza sulla quale il difensore dell’imputato ha insistito per mettere in dubbio la credibilità della teste. E sottolineando le numerose telefonate della donna al 32enne anche quando la relazione si era conclusa. «Andava in giro a dire che facevo uso di cocaina – ha ricordato piangendo la donna – prima del compleanno di mia figlia mi telefonò dicendo che sarebbe venuto per fare confusione. Non solo. Mi mandava le foto di casa mia e del cartello stradale del paese dove abito». Tra i testi sentiti ieri il maresciallo che raccolse la querela della donna e un carabiniere che, casualmente, assistette a un distributore di benzina nella Piana lucchese a un diverbio tra i due ex. «Sentii delle urla e poi scendere un uomo dal lato passeggero di un’auto e andare via – è stata la testimonianza – mi avvicinai alla macchina e vidi una donna in lacrime. Mi disse che il suo ex era scappato prendendole le chiavi della vettura. Lui la chiamò al cellulare. Risposi io qualificandomi e dicendogli che era meglio che tornasse subito indietro. Lo fece dopo qualche minuto. Scese dall’auto e lanciò le chiavi nell’abitacolo della donna». Alla domanda del giudice se l’imputato le avesse mai usato violenza, minacciata di morte o di picchiarla, la parrucchiera ha risposto di no. Nelle prossime udienze sarà sentita anche una giovane, citata dalla teste, che avrebbe subìto lo stesso trattamento da parte dell’imputato.



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