Il Tirreno

Lucca

A casa soltanto con i genitori Rabbia all’uscita

di Federica Scintu
A casa soltanto con i genitori Rabbia all’uscita

In vigore il provvedimento alla “Buonarroti” «Tanti disagi, dovrò portar via prima mio figlio»

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LUCCA. C’è chi, per andare a prendere il proprio figlio a scuola ha dovuto chiedere un permesso da lavoro. Chi non è riuscito a svincolarsi dal proprio impiego e ha domandato in extremis un favore ad altri genitori: «Il bimbo ha le chiavi, lo aspetti tu all’uscita?». E fortuna che c’è ancora un po’ di solidarietà tra le mamme. C’è chi sbuffa, chi parlotta, chi scuote la testa: «Non è possibile, tutti i giorni non riesco a venire qui a prenderlo, che poi mio figlio deve fare appena cento metri per arrivare a casa». «Il mio appena duecento ed è un ragazzone alto un metro e ottantacinque – risponde un’altra mamma - fa la terza e si sentirà anche a disagio nel vedermi qui fuori ad aspettarlo».

Sono questi alcuni dei commenti a caldo dei genitori che ieri mattina, davanti alla scuola media Buonarroti di Ponte a Moriano hanno atteso, armati di ombrello e tanta pazienza, il suono della campanella. Ieri infatti era il giorno X, quello in cui scattava l’obbligo per le famiglie di andare a prendere i propri figli all’uscita da scuola: senza papà, mamma, nonni o eventuali delegati agli alunni di età inferiore ai 14 anni non sarebbe stato consentito di lasciare l’istituto. Se nessuno si fosse presentato (e non fosse stato nemmeno rintracciabile), stando a quanto previsto nella circolare numero 12, il personale di segreteria avrebbe dovuto provvedere a contattare le autorità di pubblica sicurezza alle quali sarebbe stato poi affidato l’alunno.

Un provvedimento adottato dal dirigente dell’istituto comprensivo 5, Marco Orsi, all’indomani della sentenza della Cassazione che ha condannato dirigente e docente giudicati colpevoli per non aver affidato a un adulto uno studente che poi morì investito da un autobus fuori dal perimetro scolastico. Provvedimento che hanno messo in pratica anche altri dirigenti italiani, impensieriti e non poco da un’interpretazione per così dire “alla lettera” della legge che vieta appunto ai minori di 14 anni di andare via da scuola da soli in quanto questo viene considerato abbandono di minore (come previsto dall’articolo 591 del codice penale). Provvedimento che sta contribuendo a scompaginare la routine dei genitori, spesso già in difficoltà nel trovare un equilibrio tra gli impegni lavorativi e la gestione familiare.

«Non c’è nessuno a parte me – dice una mamma preoccupata – che possa venire a prendere mio figlio. Domani (oggi, ndr) dovrò chiedere di farlo uscire prima perché altrimenti non faccio in tempo ad andare al lavoro». Intanto all’una e quarto i primi studenti si affacciano dalle porte di una delle tre uscite individuate dal dirigente (una dalla palestra, l’altra dalla scala di emergenza al piano terra e l’altra dal cortile) per facilitare i genitori nell’individuazione dei propri figli. In fila scrutano per vedere se riconoscono “il proprio accompagnatore”. E le battute si sprecano. «Mi sembra di essere tornato alle elementari», dice un ragazzo ironicamente. Poi arriva una mamma tutta trafelata e chiede: «Qual è l’uscita della sua classe di mio figlio? Non lo trovo». E ancora un altro studente che chiede al suo insegnante: «Ma questa cosa dei genitori è valida solo per oggi vero?».

Insegnante che però non può far altro che dirgli che in realtà si dovrà abituare a tornare a casa accompagnato. Almeno fino a che il Governo non rimetterà mano alla legge che regolamenta l’uscita autonoma da scuola. Sono già tanti infatti gli emendamenti presentati in materia: l’idea è quella di consentire ai genitori di autorizzare per iscritto i propri figli ad uscire da scuola da soli prendendosi in questo modo la responsabilità per ciò che accade fuori dall’istituto. Una “modalità” non prevista comunque dalla circolare in questione: «Non sono prese in considerazione liberatorie – si legge nel documento firmato da Orsi – per l’uscita autonoma degli alunni».

Certo è che fino a quando non sarà risolto questo caos normativo e interpretativo i dirigenti scolastici hanno l’autonomia di poter decidere come porsi e in un certo senso tutelarsi in merito al problema dell’uscita autonoma dalla scuola per i ragazzi di età inferiore ai quattordici anni. Lo conferma anche la provveditora Donatella Buonriposi la quale specifica poi che «non vi è stata alcuna linea dettata a livello provinciale». «Il ministero dell’Istruzione dovrebbe esprimersi sulla questione – aggiunge Buonriposi – perché posso capire l’utilità di questo tipo di provvedimento nelle grandi città ma nelle piccole realtà viene vissuto come un problema da parte delle famiglie. Nel caso di Ponte a Moriano probabilmente è andata proprio così e capisco le proteste dei genitori che si ritrovati a doversi organizzare compatibilmente con i loro impegni lavorativi. I dirigenti però sono dotati autonomia e io non ho potere di intervenire a meno che da Firenze non arrivi un input di questo tipo. È in mio potere organizzare un coordinamento tra i dirigenti per cercare di adottare una linea comune e ci sta anche che alla fine debba farlo perché mi sembra che ci sia parecchio malumore su questa questione».

Intanto, dopo circa venti minuti dal suono della campanella di uscita, all’interno della scuola è rimasta solo una ragazza che aspetta i genitori. Un ragazzino, arrabbiato, se la prende con la mamma ritardataria: «Ma quanto ci hai messo? Non c’era quasi più nessuno». Lei, ancora col fiatone, lo abbraccia e si scusa: «Ho fatto prima che ho potuto». Un gruppo di circa dieci alunni aspetta l’arrivo degli scuolabus: per loro è una giornata come tutte le altre e ad accompagnarli al mezzo ci pensa, come sempre, la collaboratrice scolastica. La circolare del dirigente infatti, non prevede alcuna modifica nelle modalità di uscita da scuola degli studenti che si spostano con l’autobus. «Possiamo approfittarne per segnalare anche noi un problema? – chiedono i ragazzini – Lo scuolabus arriva sempre in ritardo, a volte anche di mezz’ora e noi alla fine arriviamo a casa un quarto alle due». Nemmeno il tempo di finire la frase che lo scuolabus arriva: «Ci siete tutti?», chiede la collaboratrice scolastica. «Sì – rispondono - ci vediamo domani».



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