La manifestazione
il progetto
Viaggio in Eritrea per otto studenti
LUCCA. Sono rientrati da pochi giorni gli studenti lucchesi andati in Eritrea (ad Asmara e a Massaua) per il progetto di gemellaggio sostenuto da Fondazione Banca del Monte, da Fondazione Lucca...
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LUCCA. Sono rientrati da pochi giorni gli studenti lucchesi andati in Eritrea (ad Asmara e a Massaua) per il progetto di gemellaggio sostenuto da Fondazione Banca del Monte, da Fondazione Lucca Sviluppo e dalle associazioni dalle associazioni "Partecipazione e Sviluppo" e "Lucca-Massaua Un lungo ponte Onlus". Ad accompagnare gli studenti c’erano anche la dirigente scolastica provinciale, Donatella Buonriposi, Marcello Marchi dell'associazione Lucca-Massaua, e Alessandro Ghionzoli, presidente di Partecipazione e Sviluppo, oltre al docente Franco Grossi. Due ragazzi selezionati per il gemellaggio sono dell'Istituto per Geometri, gli altri sei dell'Agrario.
Il gruppo rappresenta la prima associazione e la prima scuola accolte in Eritrea, ospiti del club Bologna (di cui sono membri centinaia di italiani che sostengono l'Eritrea, ritrovandosi ogni anno a Bologna). Lo scopo del progetto è portare aiuti concreti alle popolazioni africane "a casa loro", come viene detto quotidianamente da tante persone che non muovono poi neppure un dito. Gli studenti hanno potuto vedere e toccare con mano il clima di non-violenza, la assenza di droga e di conseguenza assenza di criminalità nei territorio che hanno visitato, dove tuttavia si vive una realtà critica, sotto un regime forte, nella quale gli abitanti sono vittime di un embargo che dura da 15 anni. In ogni caso la delegazione tornata dall’esperienza tende a ridimensionare il tenore delle notizie allarmati sulla situazione in Eritrea uscite su tanti organi di stampa. «Possiamo portare aiuti concreti in un territorio che ha un potenziale altissimo – dice Ghionzoli - ma dove le persone sono dimenticate. In Eritrea ci sono mare, colline e montagne, tante ricchezze del sottosuolo e la possibilità di dare lavoro a muratori, elettricisti, manovali, contadini. Ma devono imparare, anche a sfruttare le risorse di cui disporrebbero». Il gruppo ha constatato una realtà in cui sembrano convivere senza scontri fedeli di religioni diverse: islamici, cattolici, protestanti e copti, che possono frequentare le loro chiese e moschee. Del comprensorio fanno parte anche 198 isole, delle quali solo due abitate. Le potenzialità di crescita e sviluppo sono quindi enormi.
Emanuela Ambrogi
Il gruppo rappresenta la prima associazione e la prima scuola accolte in Eritrea, ospiti del club Bologna (di cui sono membri centinaia di italiani che sostengono l'Eritrea, ritrovandosi ogni anno a Bologna). Lo scopo del progetto è portare aiuti concreti alle popolazioni africane "a casa loro", come viene detto quotidianamente da tante persone che non muovono poi neppure un dito. Gli studenti hanno potuto vedere e toccare con mano il clima di non-violenza, la assenza di droga e di conseguenza assenza di criminalità nei territorio che hanno visitato, dove tuttavia si vive una realtà critica, sotto un regime forte, nella quale gli abitanti sono vittime di un embargo che dura da 15 anni. In ogni caso la delegazione tornata dall’esperienza tende a ridimensionare il tenore delle notizie allarmati sulla situazione in Eritrea uscite su tanti organi di stampa. «Possiamo portare aiuti concreti in un territorio che ha un potenziale altissimo – dice Ghionzoli - ma dove le persone sono dimenticate. In Eritrea ci sono mare, colline e montagne, tante ricchezze del sottosuolo e la possibilità di dare lavoro a muratori, elettricisti, manovali, contadini. Ma devono imparare, anche a sfruttare le risorse di cui disporrebbero». Il gruppo ha constatato una realtà in cui sembrano convivere senza scontri fedeli di religioni diverse: islamici, cattolici, protestanti e copti, che possono frequentare le loro chiese e moschee. Del comprensorio fanno parte anche 198 isole, delle quali solo due abitate. Le potenzialità di crescita e sviluppo sono quindi enormi.
Emanuela Ambrogi
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