Proteste
Le note elettroniche nella città che vive di musica
di FLAVIA PICCINNI
Compositore, è l’anima dell’Underground festival «Ma ogni cittadino dovrebbe essere più coinvolto»
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Gianmarco Caselli è un ciuffo ribelle, un orecchino a cerchietto e lo sguardo limpido di certe albe, quando il cielo è sgombro e promette futuro. Gianmarco Caselli è compositore e musicista, ma anche l’illuminato organizzatore del Lucca Underground Festival. Ha uno sguardo originale, trasversale e acuto, sui tempi e sulla realtà.
A cominciare da quella lucchese, che conosce bene. Anzi, benissimo: «A Lucca - mi racconta, mentre i capelli non trovano posa e la voce si sospende più volte - c’è un grande fermento. Soprattutto negli ultimi anni, sono cresciuti tanti eventi in grado di richiamare un pubblico numeroso. I supereventi vanno bene, eppure manca una progettualità che conferisca continuità culturale sul territorio per tutte le altre occasioni. Nella nostra città si fa sempre molta fatica a far accettare proposte culturali che partono dal basso. Sembra sempre di dover andare a chiedere un favore. A essere maggiormente penalizzati sono ovviamente i giovani, che vengono ascoltati pochissimo dalle istituzioni. Ma credo che il problema sia generale. Credo che il problema sia la classe dirigente italiana. Da una parte non si vuol vedere il vuoto in cui si trovano le nuove generazioni, dall'altra fa comodo a molti che i ragazzi si trovino disorientati e abbandonati. Sul nostro territorio viviamo una situazione migliore rispetto al resto del Paese. Anche se…».
Anche se?, viene da chiedere e intanto vanno in rapida sequenza le occasioni recentemente perdute, come quella della candidatura di Lucca a città della Musica. E Caselli, quasi intercettasse il pensiero, puntualizza: «In questi anni ci sono state tante occasioni di confronto perse. I cittadini sono sempre stati tagliati fuori dalle scelte importanti. Fortunatamente Lucca è una città importantissima per la musica fin dai tempi più remoti. Adesso però deve mirare a continuare questa tradizione. La musica in città è in mano alle solite poche persone. E allora prima di pensare a rendere "Lucca città della musica" per i turisti, dovremmo far sì che ogni cittadino lucchese impari a sentirsi parte di una comunità musicale. Pochi, troppo pochi cittadini lucchesi sono coinvolti attivamente nella gestione musicale della città. Puccini è un punto di riferimento assoluto, ma dobbiamo stare attenti che non diventi un puro prodotto di merchandising e che non eclissi gli altri musicisti che abbiamo avuto e che avremo».
Un binomio, quello Lucca-musica, che Caselli conosce bene: «Ho avuto una formazione umanistica. Dopo avere frequentato il liceo scientifico mi sono iscritto all’Università di Lettere a Pisa con indirizzo musicale coltivando, contemporaneamente, gli studi di teatro e di pianoforte. Per quel che riguarda la musica ho conseguito la Laurea in Lettere con una tesi sulla musica per pianoforte di Gaetano Giani Luporini».
Poi, dallo studio del pianoforte e dalla decennale collaborazione con il Centro Studi Giacomo Puccini, Caselli è approdato alla musica elettronica: «Finalmente così ho trovato quello che cercavo come compositore. Poi, andando in giro per l’Europa, mi imbattevo in tantissime realtà artistiche che non trovavo dalle mie parti. Parlo di arte underground. Ovvero arte non istituzionalizzata, ma di altissimo livello. Trovavo esperienze e stimoli creativi incredibili. Quindi nel 2008 ho deciso di creare a Capannori un punto di incontro per questo tipo di realtà alternativa».
Nasce così, oltre a una nuova vita per Caselli, “Underground”, che si configura fin dall’inizio come una rassegna dedicata a tutte le esperienze artistiche che possiedono come un unico comune denominatore essere, appunto, sotterranee. Arrivano in tutta la provincia decine di artisti giovani e meno giovani, che mirano a sviluppare un’arte anticonformista e spesso poco considerata. Poco compresa. Nasce un punto di incontro, un’occasione per ritrovarsi, scambiarsi le esperienze e mostrare i lavori. «Ma - continua Caselli - era importante anche educare il pubblico del nostro territorio a questa dimensione parallela».
E così nel 2015, con il benestare del Comune di Capannori che sposa fin dall’inizio l’iniziativa, Underground diventa un vero e proprio Festival: il Lucca Underground Festival. «A fine ottobre abbiamo festeggiato la terza edizione del Festival. Si tratta sicuramente di un punto di svolta, sia per il numero e per la qualità dei personaggi coinvolti, sia per il successo di pubblico e di risonanza. Per la prima volta abbiamo coinvolto attivamente i ragazzi delle scuole superiori, che hanno prodotto opere come quella di Elio Lutri dedicata a William Burroughs, commissionata e prodotta dal nostro Festival». Dell’edizione dell'anno prossimo Caselli non vuole parlare («è ancora presto»), ma non ha dubbi: la comunità che in questi anni si è alimentata intorno al festival continuerà ad avere la sua dimensione. «Stiamo diventando una vera e propria officina creativa permanente il cui cuore pulsante è a Capannori. Era il mio sogno, quello di dare vita a una realtà cui le persone con talento potessero bussare senza vedersi sbattere la porta in faccia e creare una comunità di artisti permanente. E per ora pare essersi realizzato».
A cominciare da quella lucchese, che conosce bene. Anzi, benissimo: «A Lucca - mi racconta, mentre i capelli non trovano posa e la voce si sospende più volte - c’è un grande fermento. Soprattutto negli ultimi anni, sono cresciuti tanti eventi in grado di richiamare un pubblico numeroso. I supereventi vanno bene, eppure manca una progettualità che conferisca continuità culturale sul territorio per tutte le altre occasioni. Nella nostra città si fa sempre molta fatica a far accettare proposte culturali che partono dal basso. Sembra sempre di dover andare a chiedere un favore. A essere maggiormente penalizzati sono ovviamente i giovani, che vengono ascoltati pochissimo dalle istituzioni. Ma credo che il problema sia generale. Credo che il problema sia la classe dirigente italiana. Da una parte non si vuol vedere il vuoto in cui si trovano le nuove generazioni, dall'altra fa comodo a molti che i ragazzi si trovino disorientati e abbandonati. Sul nostro territorio viviamo una situazione migliore rispetto al resto del Paese. Anche se…».
Anche se?, viene da chiedere e intanto vanno in rapida sequenza le occasioni recentemente perdute, come quella della candidatura di Lucca a città della Musica. E Caselli, quasi intercettasse il pensiero, puntualizza: «In questi anni ci sono state tante occasioni di confronto perse. I cittadini sono sempre stati tagliati fuori dalle scelte importanti. Fortunatamente Lucca è una città importantissima per la musica fin dai tempi più remoti. Adesso però deve mirare a continuare questa tradizione. La musica in città è in mano alle solite poche persone. E allora prima di pensare a rendere "Lucca città della musica" per i turisti, dovremmo far sì che ogni cittadino lucchese impari a sentirsi parte di una comunità musicale. Pochi, troppo pochi cittadini lucchesi sono coinvolti attivamente nella gestione musicale della città. Puccini è un punto di riferimento assoluto, ma dobbiamo stare attenti che non diventi un puro prodotto di merchandising e che non eclissi gli altri musicisti che abbiamo avuto e che avremo».
Un binomio, quello Lucca-musica, che Caselli conosce bene: «Ho avuto una formazione umanistica. Dopo avere frequentato il liceo scientifico mi sono iscritto all’Università di Lettere a Pisa con indirizzo musicale coltivando, contemporaneamente, gli studi di teatro e di pianoforte. Per quel che riguarda la musica ho conseguito la Laurea in Lettere con una tesi sulla musica per pianoforte di Gaetano Giani Luporini».
Poi, dallo studio del pianoforte e dalla decennale collaborazione con il Centro Studi Giacomo Puccini, Caselli è approdato alla musica elettronica: «Finalmente così ho trovato quello che cercavo come compositore. Poi, andando in giro per l’Europa, mi imbattevo in tantissime realtà artistiche che non trovavo dalle mie parti. Parlo di arte underground. Ovvero arte non istituzionalizzata, ma di altissimo livello. Trovavo esperienze e stimoli creativi incredibili. Quindi nel 2008 ho deciso di creare a Capannori un punto di incontro per questo tipo di realtà alternativa».
Nasce così, oltre a una nuova vita per Caselli, “Underground”, che si configura fin dall’inizio come una rassegna dedicata a tutte le esperienze artistiche che possiedono come un unico comune denominatore essere, appunto, sotterranee. Arrivano in tutta la provincia decine di artisti giovani e meno giovani, che mirano a sviluppare un’arte anticonformista e spesso poco considerata. Poco compresa. Nasce un punto di incontro, un’occasione per ritrovarsi, scambiarsi le esperienze e mostrare i lavori. «Ma - continua Caselli - era importante anche educare il pubblico del nostro territorio a questa dimensione parallela».
E così nel 2015, con il benestare del Comune di Capannori che sposa fin dall’inizio l’iniziativa, Underground diventa un vero e proprio Festival: il Lucca Underground Festival. «A fine ottobre abbiamo festeggiato la terza edizione del Festival. Si tratta sicuramente di un punto di svolta, sia per il numero e per la qualità dei personaggi coinvolti, sia per il successo di pubblico e di risonanza. Per la prima volta abbiamo coinvolto attivamente i ragazzi delle scuole superiori, che hanno prodotto opere come quella di Elio Lutri dedicata a William Burroughs, commissionata e prodotta dal nostro Festival». Dell’edizione dell'anno prossimo Caselli non vuole parlare («è ancora presto»), ma non ha dubbi: la comunità che in questi anni si è alimentata intorno al festival continuerà ad avere la sua dimensione. «Stiamo diventando una vera e propria officina creativa permanente il cui cuore pulsante è a Capannori. Era il mio sogno, quello di dare vita a una realtà cui le persone con talento potessero bussare senza vedersi sbattere la porta in faccia e creare una comunità di artisti permanente. E per ora pare essersi realizzato».
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