La manifestazione
«Nessuna indicazione per agire sulle Pm 2,5»
di Barbara Antoni
L’amarezza degli amministratori locali e la “disattenzione” generale. I dati dell’ultimo studio disponibile sono del 2010
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LUCCA. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) ha fissato nel 2006 il valore limite di riferimento per le polveri sottilissime - Pm 2,5 - sul livello di 10 microgrammi al metro cubo come media annuale (mentre il limite massimo giornaliero è pari a 25 microgrammi). Fissando il limite annuale l’Oms ha tenuto conto esclusivamente di aspetti sanitari, basandosi sugli esiti degli studi epidemiologici disponibili. Il valore limite è la soglia oltre la quale sempre secondo l’Oms cominciano a manifestarsi effetti negativi per la salute umana.
Nel 2008 una direttiva europea ha portato la media annua a 25. Da questi dati derivano ulteriori preoccupazioni - dopo l’articolo comparso ieri sulle nostre cronache - in particolare un’area, come la Piana di Lucca, che non brilla per qualità dell’aria (in Toscana è maglia nera insieme all’area fiorentina) e dove le Pm 2,5 (le polveri più pericolose, che si infiltrano nell’organismo fino al tessuto cerebrale), solo negli ultimi venti giorni, hanno quasi sempre superato la soglia giornaliera di 25 microgrammi. Anche le rilevazioni del 9 novembre, le ultime disponibili a ieri sul sito dell’Arpat, le Pm 2,5 indicano un valore oltre il limite: quota 30, mentre le Pm 10 (polveri sottili) si sono fermate a 40 (la soglia limite giornaliera è 50, mentre sono 26 gli sforamenti registrati nel corso del 2017 fino alla data di ieri, su un tetto massimo di superamenti tollerati di 35 in un anno).
Andando a ricercare gli agenti scatenanti delle “polveri” in generale, la maggiore responsabilità - anche secondo il più recente studio disponibili dell’Arpat per l’area della Piana (il titolo è Le sorgenti di emissione della Piana Lucchese”) - viene addossata al riscaldamento. In totale, viene spiegato, il 70% delle polveri nasce dai riscaldamenti (60% da caminetti e stufe tradizionali, il 10% dal gasolio e olio combustibile). Un 10% di responsabilità viene invece attribuito ai trasporti (di cui l’8% ai motori diesel).
Sempre nello stesso studio, molto particolareggiato, si indicano anche i valori di polveri derivate dall’attività industriale, che si divide in tre settori distinti. I dati riportano che dai processi produttivi nei Comuni della Piana appartenenti alla provincia di Lucca risultano 106,63 tonnellate annue di Pm 10 e 11,46 tonnellate di Pm 2,5. Numeri che incutono timore, ma fa pensare anche un aspetto: che questi numeri sono vecchi. Infatti lo studio in questione, l’ultimo disponibile, datato 2015, si basa su rilevazioni del 2010: quasi otto anni fa. Viene da domandarsi oggi quanto questi dati siano reali e se invece la realtà sia ancora peggiore. Arpat, interpellata, spiega che «finora la Regione ha commissionato questi studi a soggetti esterni. Dal 2018 dovrebbe essere Arpat a realizzarli, anche se al momento non c’è alcuna sicurezza». Gli unici dati aggiornati da considerare sono le rilevazioni giornaliere di Arpat.
La qualità dell’aria è una spina nel fianco delle amministrazioni locali, ultimo terminale di leggi che, vista la vetustà dei dati disponibili, rischiano di risultare poco rispondenti ai bisogni di intervento.
«Le Pm 2,5 sono un problema da affrontare - dichiara il sindaco di Capannori Luca Menesini -. Infatti abbiamo chiesto interventi strutturali alla Regione Toscana, come l’incentivazione di progetti quali il car sharing, progetti e azioni tutte rivolte a diminuire il traffico sulle strade. Ad oggi però non abbiamo alcun riscontro in merito, se non l’efficientamento dei Pac, i piani di azione comunali che siamo chiamati a mettere in atto. Nessun incentivo inoltre è giunto dalla Regione per il trasporto pubblico locale: manifesto amarezza per tutto questo». E quanto al ruolo che gli assi viari, per ora solo un progetto, potrebbero avere sulla viabilità e sulla qualità dell’aria a Lucca e nella Piana, Menesini sottolinea che «ritengo le affermazioni del dottor Guido Roggi improvvisate. Gli assi viari non miglioreranno la situazione dell’aria: semmai la peggioreranno. Ad ogni modo, intervenire su una sola sorgente di inquinamento non può risolvere la situazione».
Non nasconde amarezza anche l’assessore all’ambiente del Comune di Lucca Francesco Raspini, il quale fa presente che «i nostri Pac si riferiscono solo agli sforamenti delle Pm 10, non sono previste misure specifiche da adottare per le Pm 2,5. Per il 90% i Comuni sono chiamati a realizzare interventi strutturali, come le piste ciclabili, l’incentivazione all’uso di mezzi elettrici. Misure che abbiamo anche già messo in atto, seppure non si realizzano dall’oggi al domani. Per pensare di ridurre le Pm 2,5 deve cambiare il modello di sviluppo a monte, devono cambiare i processi produttivi. Con il Comune di Capannori inoltre stiamo valutando di dare incentivi agli agricoltori per usare mezzi alternativi agli abbruciamenti».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Nel 2008 una direttiva europea ha portato la media annua a 25. Da questi dati derivano ulteriori preoccupazioni - dopo l’articolo comparso ieri sulle nostre cronache - in particolare un’area, come la Piana di Lucca, che non brilla per qualità dell’aria (in Toscana è maglia nera insieme all’area fiorentina) e dove le Pm 2,5 (le polveri più pericolose, che si infiltrano nell’organismo fino al tessuto cerebrale), solo negli ultimi venti giorni, hanno quasi sempre superato la soglia giornaliera di 25 microgrammi. Anche le rilevazioni del 9 novembre, le ultime disponibili a ieri sul sito dell’Arpat, le Pm 2,5 indicano un valore oltre il limite: quota 30, mentre le Pm 10 (polveri sottili) si sono fermate a 40 (la soglia limite giornaliera è 50, mentre sono 26 gli sforamenti registrati nel corso del 2017 fino alla data di ieri, su un tetto massimo di superamenti tollerati di 35 in un anno).
Andando a ricercare gli agenti scatenanti delle “polveri” in generale, la maggiore responsabilità - anche secondo il più recente studio disponibili dell’Arpat per l’area della Piana (il titolo è Le sorgenti di emissione della Piana Lucchese”) - viene addossata al riscaldamento. In totale, viene spiegato, il 70% delle polveri nasce dai riscaldamenti (60% da caminetti e stufe tradizionali, il 10% dal gasolio e olio combustibile). Un 10% di responsabilità viene invece attribuito ai trasporti (di cui l’8% ai motori diesel).
Sempre nello stesso studio, molto particolareggiato, si indicano anche i valori di polveri derivate dall’attività industriale, che si divide in tre settori distinti. I dati riportano che dai processi produttivi nei Comuni della Piana appartenenti alla provincia di Lucca risultano 106,63 tonnellate annue di Pm 10 e 11,46 tonnellate di Pm 2,5. Numeri che incutono timore, ma fa pensare anche un aspetto: che questi numeri sono vecchi. Infatti lo studio in questione, l’ultimo disponibile, datato 2015, si basa su rilevazioni del 2010: quasi otto anni fa. Viene da domandarsi oggi quanto questi dati siano reali e se invece la realtà sia ancora peggiore. Arpat, interpellata, spiega che «finora la Regione ha commissionato questi studi a soggetti esterni. Dal 2018 dovrebbe essere Arpat a realizzarli, anche se al momento non c’è alcuna sicurezza». Gli unici dati aggiornati da considerare sono le rilevazioni giornaliere di Arpat.
La qualità dell’aria è una spina nel fianco delle amministrazioni locali, ultimo terminale di leggi che, vista la vetustà dei dati disponibili, rischiano di risultare poco rispondenti ai bisogni di intervento.
«Le Pm 2,5 sono un problema da affrontare - dichiara il sindaco di Capannori Luca Menesini -. Infatti abbiamo chiesto interventi strutturali alla Regione Toscana, come l’incentivazione di progetti quali il car sharing, progetti e azioni tutte rivolte a diminuire il traffico sulle strade. Ad oggi però non abbiamo alcun riscontro in merito, se non l’efficientamento dei Pac, i piani di azione comunali che siamo chiamati a mettere in atto. Nessun incentivo inoltre è giunto dalla Regione per il trasporto pubblico locale: manifesto amarezza per tutto questo». E quanto al ruolo che gli assi viari, per ora solo un progetto, potrebbero avere sulla viabilità e sulla qualità dell’aria a Lucca e nella Piana, Menesini sottolinea che «ritengo le affermazioni del dottor Guido Roggi improvvisate. Gli assi viari non miglioreranno la situazione dell’aria: semmai la peggioreranno. Ad ogni modo, intervenire su una sola sorgente di inquinamento non può risolvere la situazione».
Non nasconde amarezza anche l’assessore all’ambiente del Comune di Lucca Francesco Raspini, il quale fa presente che «i nostri Pac si riferiscono solo agli sforamenti delle Pm 10, non sono previste misure specifiche da adottare per le Pm 2,5. Per il 90% i Comuni sono chiamati a realizzare interventi strutturali, come le piste ciclabili, l’incentivazione all’uso di mezzi elettrici. Misure che abbiamo anche già messo in atto, seppure non si realizzano dall’oggi al domani. Per pensare di ridurre le Pm 2,5 deve cambiare il modello di sviluppo a monte, devono cambiare i processi produttivi. Con il Comune di Capannori inoltre stiamo valutando di dare incentivi agli agricoltori per usare mezzi alternativi agli abbruciamenti».
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