La manifestazione
Kme, il comitato sulle barricate
“La Libellula” contrario a ogni ipotesi di incenerimento del pulper
2 MINUTI DI LETTURA
BARGA . I comitati ambientalisti temono di avere un ecomostro sottocasa, e non le mandano a dire, neanche ai vertici di Kme. Dopo l'incontro a Palazzo Pancrazi in presenza dell'ad di Kme Claudio Pinassi e dell'amministrazione comunale di Barga, il comitato "La Libellula" mette le cose in chiaro: «Ci preoccupa molto – attaccano gli esponenti del comitato - ogni forma di produzione di energia elettrica da processi termici. Il pulper e, ancor più, i fanghi di cartiera, contengono infatti metalli pesanti, inchiostri, idrocarburi alifatici, aromatici e molto altro. Tutti materiali che, in caso di combustione, sprigionano in atmosfera sostanze inquinanti con un rischio rilevante per la salute umana. Da anni studi scientifici hanno in particolare accertato l’estrema pericolosità delle polveri ultra-sottili, ancor più minuscole delle ben note Pm10 e Pm 2,5, che non possono essere abbattute alla fonte e nemmeno essere monitorate dalla centraline Arpat. Se a ciò aggiungiamo le ricorrenti condizioni di inversione termica lungo tutta la Media Valle, fenomeno questo che impedisce la dispersione dei fumi, ma anzi ne provoca l’ulteriore concentrazione, diventa chiaro che un nuovo impianto di termovalorizzazione peggiorerebbe di gran lunga la qualità dell’aria».
E i risvolti interesseranno anche la produzione: «Inoltre, la volontà espressa da Kme – dicono gli attivisti del movimento ambientale - di posizionarsi a valle di qualsiasi processo di recupero di materiale, in sé apprezzabile, fa sì che, inevitabilmente, i quantitativi di combustibile reperibile in loco siano scarsi. Pertanto la logica ci dice che per Kme si renderebbero necessari altri tipi di rifiuti da trattare come combustibile, certamente da far venire da fuori, quindi contraddicendo gli stessi princípi di economia circolare a cui l’azienda ha più volte dichiarato di volersi attenere. La mira all’azzeramento dei costi energetici – dicono i membri della Libellula - solleva delle perplessità sulle reali intenzioni dell’azienda e a questo punto diventa legittimo ipotizzare che Kme voglia spostare il proprio core business dalla metallurgia all’incenerimento di rifiuti seguendo le orme di altre industrie pesanti come la Falck. Il profitto reale, in tal caso, nascerebbe dal conferimento di rifiuti speciali che, come noto, hanno un alto costo di smaltimento».(n.b.)
E i risvolti interesseranno anche la produzione: «Inoltre, la volontà espressa da Kme – dicono gli attivisti del movimento ambientale - di posizionarsi a valle di qualsiasi processo di recupero di materiale, in sé apprezzabile, fa sì che, inevitabilmente, i quantitativi di combustibile reperibile in loco siano scarsi. Pertanto la logica ci dice che per Kme si renderebbero necessari altri tipi di rifiuti da trattare come combustibile, certamente da far venire da fuori, quindi contraddicendo gli stessi princípi di economia circolare a cui l’azienda ha più volte dichiarato di volersi attenere. La mira all’azzeramento dei costi energetici – dicono i membri della Libellula - solleva delle perplessità sulle reali intenzioni dell’azienda e a questo punto diventa legittimo ipotizzare che Kme voglia spostare il proprio core business dalla metallurgia all’incenerimento di rifiuti seguendo le orme di altre industrie pesanti come la Falck. Il profitto reale, in tal caso, nascerebbe dal conferimento di rifiuti speciali che, come noto, hanno un alto costo di smaltimento».(n.b.)
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
