Sicurezza
L’istituto comprensivo a rischio Sale la protesta a Camporgiano
Gli alunni sono pochi: nasce da qui l’accorpamento di materna ed elementare con Piazza al Serchio Gli insegnanti: «Anche negli altri istituti i numeri sono bassi, ma hanno scelto di sacrificare il nostro»
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CAMPORGIANO. L’istituto comprensivo di Camporgiano potrebbe sparire. È quanto previsto dai possibili accorpamenti degli istituti. I docenti però non ci stanno: «Perché il nostro e non quello di Piazza al Serchio o Castiglione», si chiedono.
Infatti, anche gli alti due istituti sono “ridotti” a una reggenza così come lo è Camporgiano. Questo significa che in tutte e tre gli istituti i numeri sono bassi: «Ma il designato al sacrificio è quello di Camporgiano – scrivono i docenti – si tratta di una manovra politica di ridimensionamento che non è stata né trasparente, né condivisa con tutte le parti in causa. Siamo i primi ad accettare la logica per cui l’istituto più debole per numero di allievi subisca un accorpamento a un altro, ma rifiutiamo il metodo di smembramento così come è stato condotto, consegnando cioè i plessi di infanzia ed elementare di San Romano, da sempre appartenenti all’istituto comprensivo di Camporgiano, a quello di Piazza al Serchio. Rispettivamente per assestare il colpo di grazia a Camporgiano e per rimpinguare il numero di iscritti dell’istituto comprensivo di Piazza, e quindi garantirgli una nuova presidenza. Sottolineiamo, infatti, che questa operazione, di cui siamo venuti al corrente tardivamente, ormai a giochi fatti, ha calpestato il lavoro didattico del nostro istituto; l’operato di un corpo docente che nei quasi vent’anni di vita dell’istituto comprensivo di Camporgiano ha costruito il curricolo verticale per i propri alunni arrivando ad un’offerta didattico-formativa efficace e in continuo aggiornamento, particolarmente attenta ai bisogni di apprendimento di ciascun allievo».
«Abbiamo sempre impostato il nostro lavoro – proseguono gli insegnanti – nel rispetto della verticalità del sapere e con attenzione alla continuità didattica dalla scuola dell’infanzia alla media. Proprio questo aspetto è stato sottolineato anche dal Nucleo esterno di valutazione che, su incarico del ministero, nel dicembre 2016 ha ispezionato la nostra scuola. Ci dispiace pertanto assistere al distacco di due plessi che ne facevano parte e sentir “liquidare” come se niente fosse il nome del nostro istituto, come se non avesse un valore e senza nemmeno poter arrivare alla scadenza (triennale) del nostro piano dell’offerta formativa che avverrà nel 2019 e per l’espletamento del quale l’istituto si è attivato e ha investito risorse, intrecciato collaborazioni con enti e associazioni esterni, richiesto e in parte ottenuto finanziamenti come quelli ministeriali, che dovranno essere anche rendicontati. Concludiamo con l’amara constatazione che anche in questo caso la politica non ha favorito il dialogo fra tutte le parti in campo e non è stata capace di scelte calibrate, condivise e lungimiranti; soprattutto non ha capito o voluto capire che i plessi scolastici non si trattano come pedine da gioco».
Luca Dini
Infatti, anche gli alti due istituti sono “ridotti” a una reggenza così come lo è Camporgiano. Questo significa che in tutte e tre gli istituti i numeri sono bassi: «Ma il designato al sacrificio è quello di Camporgiano – scrivono i docenti – si tratta di una manovra politica di ridimensionamento che non è stata né trasparente, né condivisa con tutte le parti in causa. Siamo i primi ad accettare la logica per cui l’istituto più debole per numero di allievi subisca un accorpamento a un altro, ma rifiutiamo il metodo di smembramento così come è stato condotto, consegnando cioè i plessi di infanzia ed elementare di San Romano, da sempre appartenenti all’istituto comprensivo di Camporgiano, a quello di Piazza al Serchio. Rispettivamente per assestare il colpo di grazia a Camporgiano e per rimpinguare il numero di iscritti dell’istituto comprensivo di Piazza, e quindi garantirgli una nuova presidenza. Sottolineiamo, infatti, che questa operazione, di cui siamo venuti al corrente tardivamente, ormai a giochi fatti, ha calpestato il lavoro didattico del nostro istituto; l’operato di un corpo docente che nei quasi vent’anni di vita dell’istituto comprensivo di Camporgiano ha costruito il curricolo verticale per i propri alunni arrivando ad un’offerta didattico-formativa efficace e in continuo aggiornamento, particolarmente attenta ai bisogni di apprendimento di ciascun allievo».
«Abbiamo sempre impostato il nostro lavoro – proseguono gli insegnanti – nel rispetto della verticalità del sapere e con attenzione alla continuità didattica dalla scuola dell’infanzia alla media. Proprio questo aspetto è stato sottolineato anche dal Nucleo esterno di valutazione che, su incarico del ministero, nel dicembre 2016 ha ispezionato la nostra scuola. Ci dispiace pertanto assistere al distacco di due plessi che ne facevano parte e sentir “liquidare” come se niente fosse il nome del nostro istituto, come se non avesse un valore e senza nemmeno poter arrivare alla scadenza (triennale) del nostro piano dell’offerta formativa che avverrà nel 2019 e per l’espletamento del quale l’istituto si è attivato e ha investito risorse, intrecciato collaborazioni con enti e associazioni esterni, richiesto e in parte ottenuto finanziamenti come quelli ministeriali, che dovranno essere anche rendicontati. Concludiamo con l’amara constatazione che anche in questo caso la politica non ha favorito il dialogo fra tutte le parti in campo e non è stata capace di scelte calibrate, condivise e lungimiranti; soprattutto non ha capito o voluto capire che i plessi scolastici non si trattano come pedine da gioco».
Luca Dini
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