Il Tirreno

Lucca

Pioggia di contributi per l’accoglienza

di Nicola Bellanova
Pioggia di contributi per l’accoglienza

A Fabbriche un altro bando Sprar per ospitare chi ha lo status di rifugiato politico e aiutare l’economia

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FABBRICHE DI VERGEMOLI. Accoglienza sì, ma con regole ben precise. E così, nella gestione migranti, a Fabbriche di Vergemoli si registra l’ennesima vittoria in un bando “Sprar” da parte del Comune. In questo caso l’amministrazione, proseguendo una linea avviata da anni, non ha operato per aumentare i posti di ospitalità dei rifugiati sul suo territorio, ma lavorato per riservare quegli spazi unicamente a coloro che si sono visti riconoscere lo status di rifugiato politico. Questo tramite la trasformazione dei Cas (i Centri di accoglienza straordinaria) presenti su territorio in strutture “Sprar” che ospiteranno famiglie, donne e bambini. Sprar è l’acronimo che indica il sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati, ovvero singoli o famiglie che hanno ottenuto lo stato di protezione internazionale, o che sono stati inseriti ufficialmente tramite determinati requisiti. Attualmente i soldi per la gestione dei rifugiati vengono dati direttamente alle cooperative che li gestiscono, in virtù di un contratto in cui non è indicato specificatamente come devono essere spesi i soldi pubblici. Con lo Sprar, oltre ad andare a tutelare esclusivamente quel 10% che di media è effettivamente un rifugiato rispetto al numero totale dei migranti sul nostro territorio nazionale, viene anche spiegato in maniera chiara come devono essere spesi i soldi: «C’è la massima attenzione affinché queste risorse, che per la maggior parte vengono dall’Europa, siano utilizzate in maniera corretta e trasparente, con una ricaduta su strutture locali e figure professionali italiane – spiega il sindaco Michele Giannini – per esempio spenderemo 580mila euro per figure professionali come operatori sociali, interpreti, mediatori, operatori legali, psicologi; 325mila euro per affitti, utenze, pulizia locali e così via; 207mila euro per vitto, abbigliamento, igiene personale, assistenza infanzia; 124mila euro in attività per l’integrazione. Tutti soldi che andranno a cittadini italiani, permettendo quindi di far sì che quello che è un oggettivo problema possa diventare un aiuto a tante famiglie italiane in difficoltà. Il “pocket money” infatti sarà di 70 euro mensili erogati per tre anni. Sul totale dell’importo ci saranno le relative tasse per oltre 400mila euro».

Dunque, nonostante una popolazione residente di nemmeno mille abitanti, il servizio, stando ai risultati dichiarati dall’amministrazione comunale, sta dando buoni frutti: «Condividiamo come molti altri l’idea che è impossibile accettare una immigrazione senza regole e un’ospitalità priva di chiarezza su chi viene ospitato – continua Giannini – i progetti Sprar sono rivolti a coloro che hanno effettivamente bisogno, spesso cristiani che scappano dalla Nigeria con donne e bambini, e quindi rientrano in una logica più che corretta da applicare, non solo per un dovere di cristianità, ma per un dovere verso persone effettivamente bisognose. Il messaggio che stiamo portando avanti è che l’accoglienza non deve essere per tutti, ma solamente per chi ha determinati requisiti e che i soldi pubblici devono essere spesi con estrema prudenza. È giusto che chi lavora sia pagato, ma non si deve fare un business sulla pelle delle persone».

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