Sicurezza
Salto nei ’70 con gli Oliver Onions
di Marco Tirinnanzi
Da Sandokan a Bud Spencer, il duo ricorda le vecchie hit e guarda al domani
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LUCCA. Appena atterrati ad Amburgo nel 1974, all'apice del loro successo, la stampa estera li accolse con due ragazze nude, spruzzate di oro e con indosso soltanto due cipolle.
Gli Oliver Onions all'orecchio delle nuove generazioni non raccontano niente, ma per chi, negli anni Settanta è cresciuto con Furia, Sandokan e Orzowei (la storia di un bambino bianco abbandonato in Sud Africa), non possono che evocare dolci ricordi. Sono tornati al Lucca Comics & Games, i fratelli Guido e Maurizio De Angelis, dopo un'assenza di tre anni, da quel novembre 2014 che li vide protagonisti di un concerto memorabile, per riavvolgere il filo della loro carriera ed annunciare alcune novità. Ad aspettarli, sul palco di fronte al baluardo San Donato, un centinaio di aficionados ultra-quarantenni, a caccia di autografi per i loro album, e pronti a cantare a squarciagola le hit dei loro beniamini. Si racconta il duo, ricorda quando «negli anni Settanta era più facile avere successo se utilizzavi un nome straniero. Le case discografiche erano più benevole e ti concedevano più spazio. Scegliemmo Oliver Onions (il nome di un romanziere inglese, ndr) facile, conciso, pronunciabile da tutti e che si legge come si scrive».
Da Mompracem alla Savana. Si soffermano poi a parlare dei loro successi più grandi. «La sigla di Sandokan la facemmo sentire ai produttori della Rai: io urlavo e Maurizio cantava – spiega Guido, classe '44, di tre anni più vecchio del fratello –: ci guardarono sconvolti, ma non avevano nessuno con cui sostituirci e scelsero noi. Dopo ci ringraziarono perché la tigre di Mompracem ebbe successo: il merito fu di Sergio Sollima (il regista della serie, ndr): un pioniere, che cercava una rottura col passato. Orzowei, invece, nacque da sè: ci chiesero sonorità più "africane": tamburi, percussioni, flauti. Demmo un commento sonoro all'ambientazione che già c'era».
L’amico piedone. Le pagine più belle, però, sono quelle scritte insieme a Bud Spencer con, tra gli altri, l’eterno coro dei pompieri, tratto dal film “Altrimenti ci arrabbiamo”. «Furono gli spettatori del film a dare il titolo alla canzone – rammenta Maurizio –: ai nostri tempi mettevamo una sigla, un numero sui pezzi, una maniera semplice per ricordarceli. Alla gente il nome piacque, e in seguito anche a noi. Con Bud c’era un legame che è andato al di là dell'aspetto lavorativo: scegliemmo, alla fine degli anni '80, l'attività di produttori televisivi, ma dopo la sua morte, ci vennero a chiedere di tornare sulle scene. Siamo ripartiti da Budapest, nel novembre dello scorso anno, con oltre 12mila spettatori: un successo che non ci aspettavamo».
Un ultimo album celebrativo. A Lucca però, c'è spazio, oltre che per ripercorrere il passato, anche per guardare al futuro. «Dal 24 novembre prossimo uscirà un cofanetto celebrativo del concerto alla SportArena di Budapest – afferma il duo – L’album comprende 2 cd e un dvd con i nostri classici. È molto fedele alla versione originale. E sì, ci sarà anche il coro dei pompieri di Altrimenti ci arrabbiamo». Una perla che non poteva certo mancare in una raccolta.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Gli Oliver Onions all'orecchio delle nuove generazioni non raccontano niente, ma per chi, negli anni Settanta è cresciuto con Furia, Sandokan e Orzowei (la storia di un bambino bianco abbandonato in Sud Africa), non possono che evocare dolci ricordi. Sono tornati al Lucca Comics & Games, i fratelli Guido e Maurizio De Angelis, dopo un'assenza di tre anni, da quel novembre 2014 che li vide protagonisti di un concerto memorabile, per riavvolgere il filo della loro carriera ed annunciare alcune novità. Ad aspettarli, sul palco di fronte al baluardo San Donato, un centinaio di aficionados ultra-quarantenni, a caccia di autografi per i loro album, e pronti a cantare a squarciagola le hit dei loro beniamini. Si racconta il duo, ricorda quando «negli anni Settanta era più facile avere successo se utilizzavi un nome straniero. Le case discografiche erano più benevole e ti concedevano più spazio. Scegliemmo Oliver Onions (il nome di un romanziere inglese, ndr) facile, conciso, pronunciabile da tutti e che si legge come si scrive».
Da Mompracem alla Savana. Si soffermano poi a parlare dei loro successi più grandi. «La sigla di Sandokan la facemmo sentire ai produttori della Rai: io urlavo e Maurizio cantava – spiega Guido, classe '44, di tre anni più vecchio del fratello –: ci guardarono sconvolti, ma non avevano nessuno con cui sostituirci e scelsero noi. Dopo ci ringraziarono perché la tigre di Mompracem ebbe successo: il merito fu di Sergio Sollima (il regista della serie, ndr): un pioniere, che cercava una rottura col passato. Orzowei, invece, nacque da sè: ci chiesero sonorità più "africane": tamburi, percussioni, flauti. Demmo un commento sonoro all'ambientazione che già c'era».
L’amico piedone. Le pagine più belle, però, sono quelle scritte insieme a Bud Spencer con, tra gli altri, l’eterno coro dei pompieri, tratto dal film “Altrimenti ci arrabbiamo”. «Furono gli spettatori del film a dare il titolo alla canzone – rammenta Maurizio –: ai nostri tempi mettevamo una sigla, un numero sui pezzi, una maniera semplice per ricordarceli. Alla gente il nome piacque, e in seguito anche a noi. Con Bud c’era un legame che è andato al di là dell'aspetto lavorativo: scegliemmo, alla fine degli anni '80, l'attività di produttori televisivi, ma dopo la sua morte, ci vennero a chiedere di tornare sulle scene. Siamo ripartiti da Budapest, nel novembre dello scorso anno, con oltre 12mila spettatori: un successo che non ci aspettavamo».
Un ultimo album celebrativo. A Lucca però, c'è spazio, oltre che per ripercorrere il passato, anche per guardare al futuro. «Dal 24 novembre prossimo uscirà un cofanetto celebrativo del concerto alla SportArena di Budapest – afferma il duo – L’album comprende 2 cd e un dvd con i nostri classici. È molto fedele alla versione originale. E sì, ci sarà anche il coro dei pompieri di Altrimenti ci arrabbiamo». Una perla che non poteva certo mancare in una raccolta.
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