Il Tirreno

Lucca

Tradito da una cicca nomade condannato a 4 anni per un furto

di Luca Tronchetti
Tradito da una cicca nomade condannato a 4 anni per un furto

Incastrato da un mozzicone di sigaretta dopo la comparazione  con tracce ematiche lasciate nella villa svaligiata di un industriale

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BADIA DI CANTIGNANO. Il fumo fa male. Ne sa qualcosa Monali Glaudi, 40 anni, nomade e residente nel campo di Maggiano. È stato condannato con rito abbreviato a quattro anni di reclusione e 600 euro di multa dal giudice Gerardo Boragine per aver fatto parte di un commando autore del furto aggravato commesso nella notte tra il 3 e il 4 agosto 2013 nella tenuta di Badia di Cantignano dell’industriale Luca Marianetti, 44 anni, presidente dell’Agv Energy, azienda leader nel mondo per la produzione di valvole per il gas. Un colpo che fruttò alla gang, composta da Glaudi e da altre due persone rimaste ignote, 120mila euro tra monili e orologi di pregio. Il nomade venne smascherato dai carabinieri di Pieve di Compito assieme a quelli della scientifica di Cortile degli Svizzeri grazie ad un mozzicone di sigaretta. Perché durante la perquisizione dei militari nella villa dell’industriale vennero rinvenute tracce ematiche che furono inviate immediatamente ai Riis di Roma. Ma l’assenza di elementi di comparazione portava l’indagine ad un punto morto. Ecco allora che i militari, che stavano svolgendo accertamenti su altri furti nelle ville della Piana, da una segnalazione notano che nelle vicinanze di abitazioni poi prese di mira dai malviventi c’è una vettura intestata alla sorella di Monali Glaudi, un nomade con precedenti penali per furto. I militari - che tra l’altro sono in possesso di immagini di uno dei due sistemi di videosorveglianza della tenuta (quello collocato sotto tetto, perché l’altro apparecchio era stato portato via dai malviventi durante il colpo) - chiedono e ottengono una perquisizione nella casa di Monali Glaudi dove ritrovano, assieme ad arnesi da scasso, della refurtiva: cellulari, computer, televisori rubati nel corso del 2014 in provincia di Lucca e restituiti poi ai proprietari. Ma nessuna traccia di monili, orologi e denaro contenuti nella cassaforte sventrata dalla banda assieme alla porta d’ingresso blindata buttata giù utilizzando un mezzo agricolo della tenuta. A quel punto ecco l’idea geniale. Offrire una sigaretta al sospettato proprio durante le operazioni legate alla perquisizione. Ignaro delle ragioni di quel gesto il malvivente si accende la bionda e fuma nervosamente. Poi getta a terra la cicca in un angolo dell’abitazione. I carabinieri, come falchi sulla preda, la raccolgono in fretta, la sistemano in una busta di cellophane e la spediscono al laboratorio del Riis dove era stato inviato il campione biologico con il sangue rinvenuto nella villa di Marianetti. Il risultato? Due profili genetici sovrapponibili. Bingo. Monali Glaudi è uno degli autori del furto, uno dei componenti la gang. Il nomade viene arrestato. Ma adesso, a sentenza di primo grado avvenuta, l’autore del colpo è libero. Paradossi della giustizia italiana.

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